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La Sila, cuore verde dell'azzuro Mediterraneo PDF Stampa E-mail
Scritto da Gianluca Congi   
Martedì 12 Gennaio 2010 10:16
La Sila, Il Cozzo del Principe. La Sila, Emozioni continue. La Sila, una montagna dal cuore verde. La Sila, terra d'acqua. In Sila vivono preziosi animali.

La Sila è un acrocoro granitico che ricorda, in termini di forma geometrica, un quadrilatero. I suoi lati sono contrassegnati: a Sud dalla Piana di Sant’Eufemia; a Nord dalla Piana di Sibari; ad Est dal Marchesato crotonese; ad Ovest dalla la valle del Fiume Crati. La Sila costituisce, in linea di massima, la parte centrale e montuosa della Calabria. Si tratta di un falso piano elevato, definito altipiano per via delle forme dolci e ondulate dei suoi rilievi montuosi. Essa occupa il cuore del segmento più continentale della penisola calabra, e si estende per 100.000 ettari considerando la sola parte centrale; giunge a un’estensione di 150.000 ettari se si considera anche la fascia presilana e alcuni rilievi minori ad essa collegati. Essa è suddivisa in Sila Grande, Sila Piccola e Sila Greca anche se questa separazione toponomastica, non rispecchia per niente i caratteri ecologici bensì è solo una delimitazione geografica.

La geologia della Sila ha naturalmente una storia molto lunga, trattandosi di un rilievo emerso circa 285 milioni di anni fa, costituito principalmente di rocce di origine granitica. La Sila presenta un’altitudine media di 1300 m circa, e la quota dei rilievi è compresa tra i 900 m e i 1900 m. La punta massima è il Monte Botte Donato che con i suoi 1928 m, sfiora quota 2000 m. Esso è caratterizzato da una rigogliosa vegetazione ed è interessato da piste per lo sci alpino. Altre vette importanti sono quelle del Montenero con 1881 m, del Monte Curcio con 1768 m, del Monte Scuro con 1621 m, del Monte Gariglione con 1765, del Monte Femminamorta con 1723 m, del Monte Altare con 1653 m, del Monte Pettinascura con 1689 m, del Monte Volpintesta con 1729 m. I fiumi più importanti solcano numerose valli e, veri e propri canyons: sono il Neto, l’Arvo, il Lese, il Savuto, il Tacina, il Soleo, il Colognati, il Trionto e tantissimi altri.

Il bacino idrografico della Sila è impreziosito da una serie di laghi artificiali che si sono ben inseriti nel contesto naturalistico, tali da essere scambiati per laghi naturali. Essi sono: il lago Ampollino, l’Arvo, il Mucone (o Cecita) e, i più piccoli Ariamacina, in zona S.I.C. (Sito di interesse Comunitario) e il Votturino. Essi furono realizzati a partire dal lontano 1926 con la prerogativa di produrre energia idro-elettrica oltre che per scopi irrigui come quello di Votturino e di Re di Sole: quest’ultimo non ancora funzionante, nonostante i lavori siano stati ultimati da decenni. Il clima della Sila si presenta molto variabile da stagione a stagione: gli inverni sono rigidi e nevosi mentre le estati sono brevi, calde e secche; le stagioni intermedie hanno andamenti climatici solitamente così suddivisi: l’autunno è freddo e piovoso, anche se la primavera si presenta spesso come una “coda dell’inverno”, con nevicate improvvise, essa è generalmente fredda e secca, negli ultimi tempi, anche il clima della Sila, ha subito modificazioni significative. Le temperature medie si aggirano intorno ai 9°C ma le escursioni termiche sono davvero impressionanti. In inverno in alcuni punti dell’altopiano la colonnina del mercurio ha toccato temperature record di -28° C. La neve, in alcune aree, spesso supera abbondantemente i tre-quattro metri; sul Monte Botte Donato e sul Montenero in alcune annate nevose e nei posti più ombrosi si rinvengono chiazze di neve indurita anche in piena estate, oltre che, vi sono tracce di detriti morenici, segno della antica presenza di ghiacciai. In Sila, i "nivari", uomini temerari, d'estate, salivano spesso ai piedi del Montenero per prelevare la neve dell'inverno precedente, conservata in delle buche nel terreno, questa poi era rivenduta per le strade di San Giovanni in Fiore, come base per granite e gelati di un tempo ormai lontano.

La piovosità varia da zona a zona ma mediamente si aggira intorno ai 1500 mm annui, con piovosità maggiore in Novembre e Dicembre, mentre siccitosi si presentano i mesi di Luglio e Settembre. Nel 1968, a tutela di alcuni dei più bei boschi silani e della preziosa fauna in essi presente, tra cui sicuramente il Lupo, fu istituito il Parco Nazionale della Calabria, un piccolo ma storico parco nazionale; dopo quasi quarant'anni, oggi ci si ritrova con la trasformazione nel Parco Nazionale della Sila, un’area di circa 73.695 ettari, ma che secondo alcuni recenti calcoli più precisi si estenderebbe su circa 77.000 ettari. Il Parco Nazionale, abbraccia 21 comuni e 3 province, con San Giovanni in Fiore, primo comune per superficie protetta, circa 15.000 ettari; una fondamentale area protetta istituita nel 1997 ma resa operativa solo a partire dal 2002. Nel 1963, Guido Piovene scriveva del paesaggio silano: “La Sila è un paradosso paesaggistico, e ci riporta a certe composizioni surreali, che ottengono il loro fascino accostando tra loro oggetti eterogenei e disambientati. Sembra di essere caduti in un angolo della Scandinavia, con i pini silani più alti e più snelli degli abeti”. Altre citazioni paesaggistiche vedono la Sila come il “Profondo Nord del profondo Sud” per via dei suoi tratti alpini nonostante geograficamente si trovi nel meridione d’Italia e nel bacino Mediterraneo. La vegetazione, le rocce, i fiumi, i laghi, la morfologia e il paesaggio silano sono una ricchezza. L'altopiano silano costituisce un “unicum” assolutamente da preservare e tutelare per le generazioni future.

Mi permetto di aggiungere una considerazione personale, che poi non è altro che il sunto della nostra vita sulla Terra, ciò che ci circonda non ci appartiene, la natura è un dono dato in prestito da parte delle generazioni che ci hanno preceduto, nostro dovere è quello di conservare questo immenso scrigno di biodiversità affinché chi verrà dopo, i nostri figli, possano trovare un ambiente integro e sano...la Sila è la nostra vita!

© Gianluca Congi

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