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La fauna della Sila PDF Stampa E-mail
Scritto da Gianluca Congi   
Mercoledì 13 Gennaio 2010 10:17

La fauna della Sila (di Gianluca Congi)

Caprioli - foto di Gianluca Congi © Fin dalle epoche più remote, la Sila, è stata considerata come una delle aree più ricche di animali selvatici di tutto il Bacino del Mediterraneo. Nell’ultimo secolo, purtroppo, questo prezioso patrimonio si è impoverito notevolmente. Fino agli inizi del Novecento, certamente, esistevano ancora la Lince e il Cervo, scomparsi a causa dell’uomo. L’Orso si è estinto in epoche più remote, mentre l’estinzione del Camoscio e dello Stambecco è dovuta ai profondi sconvolgimenti climatici, probabilmente durante l’ultima epoca glaciale. Più recente, la scomparsa dell’Avvoltoio degli agnelli o Gipeto, chiamato in vernacolo locale “arpa”. Da personali ricerche svolte, supportate dalla raccolta di rare testimonianze storiche, risalenti alla fine degli anni ’50, riporterebbero la specie presente nel territorio di San Giovanni in Fiore, in una località con un nome caratteristico proprio per la storica presenza di questo grandissimo uccello, avente oltre 3 metri di apertura alare, probabilmente, la coppia silana di quest’avvoltoio, era l’ultima rimasta in Calabria. In Sila, con ogni probabilità si è estinta anche l'Aquila reale, in un’area alle falde della Sila orientale, ci sono testimonianze inequivocabili, sulla storica presenza del maestoso rapace, risalenti a circa sessant’anni fa. Su questo grandioso rapace, bisogna dire, che l'habitat silano non è poi stato così idoneo a tale specie, per via delle estese foreste e delle ridotte radure con zone rocciose. Un'altra grave estinzione è quella dell’Aquila del Bonelli, che fino agli inizi degli anni ’90, volteggiava ancora nei cieli di Campo di Manno. Dopo aver fatto questa doverosa premessa, a testimonianza dell’importanza e della ricchezza del patrimonio faunistico della Sila calabrese, facciamo adesso una panoramica sulle principali specie ancora presenti su uno dei più vasti altipiani d’Europa. Tra le varie specie di anfibi, meritano cenno: la Salamandra dagli occhiali, la Salamandra pezzata, il Tritone crestato italiano, la Raganella italiana, la Rana appenninica e la Rana verde minore. I pesci presenti nei fiumi e nei torrenti, sono la Trota fario, che poi è quella più diffusa, pur se, l'originaria Trota macrostigma è ancora presente in poche aree dell'altopiano, a perenne rischio d’ibridazione. In alcuni torrenti interni, vive la Trota iridea, che è stata immessa negli ultimi anni. Molto localizzati sono la Rovella e il Cobite, pesci indigeni d'interesse protezionistico a livello europeo. Nei laghi, le scriteriate immissioni a scopo piscatorio, nel tempo, hanno favorito il proliferarsi di molte specie alloctone a discapito di quelle autoctone. Oggi, oltre alla Trota lacustre e all’Anguilla, a popolare un po' tutti i bacini silani vi sono: la Carpa, il Cavedano, la Tinca, il Carassio, il Persico e altri.

Vipera aspis hugyi melanica - foto di Gianluca Congi ©Tra i rettili, invece, si annoverano: il Cervone, che è il più grande serpente italiano; il Saettone; la Vipera aspis dell’Hugyi, tipica delle montagne meridionali e di cui esistono rari esemplari melanici e melanotici; il Colubro liscio; il Biacco; la Biscia dal Collare e il Ramarro occidentale. Molto rara è la Biscia tassellata, di cui si registrano pochissimi avvistamenti in Sila Grande e nell’Alto Marchesato di Crotone. Gli uccelli popolano più di ogni altra famiglia animale le aree montane della Sila, tra questi si indicano diversi rapaci, dai più comuni Poiana e Gheppio, al sempre più raro Nibbio reale, il rapace più elegante d’Europa.

Nibbio reale - foto di Gianluca Congi © Il Nibbio reale, da ricerche personali che conduco da almeno un ventennio, nel territorio di San Giovanni in Fiore, ha evidenziato la presenza di tre coppie nidificanti fino alla fine degli anni novanta, mentre tra il 2004 e il 2007, nessuna coppia delle precedenti è stata accertata come nidificante. Solo recentemente, è ritornato a nidificare, con una coppia sulla Sila orientale; nell’intera Calabria, non più di una decina di coppie nidificano regolarmente! Tra le cause di questo drammatico declino, gli incendi di vaste aree boschive, che hanno colpito le zone di nidificazione e di caccia. Più comune è il Nibbio bruno, che nidifica nelle aree marginali dell'altopiano. Alcuni anni addietro, è stato documentato lo svernamento della specie in Sila, un fatto certamente non comune, poi però non più registrato (osservazioni personali tra il 2013-2014, due individui monitorati). Pur se non nidificante in Sila, è il Capovaccaio, l’uccello più raro della regione, il piccolo avvoltoio, contava fino a qualche anno fa, almeno tre coppie nidificanti in Calabria, oggi ne conta una sola! Avvistai, nel periodo invernale e per due anni consecutivi, tra il 2004 e il 2005, un immaturo alle propaggini della Sila, probabilmente, un rarissimo individuo che aveva qui svernato e che quindi non era migrato! Nelle austere foreste della Sila, vivono lo Sparviere e l’Astore, quest’ultimo, però è ben più raro del primo ma è certamente presente con diverse coppie. Degli individui di Astore, ultimamente, sono stati scrutati nei dintorni degli abitati di diversi comuni silani. Nel dettaglio, tra il 2010 e il 2015, un immaturo e un adulto sono stati recuperati, in due distinti casi, proprio alla periferia del centro urbano di San Giovanni.

Astore - foto di Gianluca Congi © L'Astore è un formidabile cacciatore dei boschi, vive nelle aree meglio conservate e nelle foreste mature della Sila, non disdegnando le campagne antropizzate per cacciare.

Biancone - foto di Gianluca Congi © Con pochissime coppie vive pure il Biancone, meglio noto, come“l’Aquila dei Serpenti”, un maestoso rapace che frequenta le aree più secche e calde della fascia presilana. Alcune coppie vivono tra la Sila Grande e la Sila Greca, sempre nel cosentino, mentre altre coppie sono presenti nel vicino crotonese (osservazioni personali condotte tra il 2005 e il 2015).

Allocco - foto di Gianluca Congi © Tra i rapaci notturni è molto comune l’Allocco. Il Barbagianni e la Civetta sono invece presenti nella zona pre-silana, per via delle quote altimetriche inferiori rispetto al cuore dell’Altipiano. Tuttavia, nel periodo estivo, si sono registrati avvistamenti certi sia di Barbagianni sia di Civetta, ben oltre i 1000 metri di quota. Abbastanza raro è il Gufo comune, mentre rarissimo è il Gufo reale, il più grande rapace notturno europeo, che vive ancora, forse con un paio di coppie, in alcune aree della Sila Greca e a cavallo tra la Sila Grande e la Sila Piccola (da osservazioni personali, confermato, come presenza, sul territorio di San Giovanni in Fiore nel 2013). Tra i Piciformi vanno segnalati, il Picchio rosso maggiore, diffuso in tutti i boschi della Sila e il Picchio verde che popola moltissimi ambienti, quest'ultimo è in evidente espansione. Vivono anche il Picchio rosso mezzano e il Picchio rosso minore, il primo, ben più raro, è presente in modo certo in alcuni pochissimi boschi maturi misti di conifere e latifoglie quercine (almeno due coppie certe sul territorio di San Giovanni in Fiore, confermate nel 2013) più qualche altra coppia presente in Sila Piccola e, probabilmente, una coppia sul versante tra la Sila Grande e la Sila Greca (Bocchigliero – oss. pers. del 2015). Interesse desta una delle più importanti popolazioni dell’Appennino italiano, relitto dell’ultima glaciazione. Si tratta del Picchio nero, il più grande picchio europeo presente nelle foreste mature della Sila, con una buona popolazione in netta espansione negli ultimi anni. Altre ricerche compiute dal sottoscritto, sempre nell'ambito di progetti di monitoraggio d’interesse nazionale ed europeo, nel territorio della Sila Grande, hanno dimostrato la presenza di alcune decine di coppie certe, e la colonizzazione di nuove aree, dove nel recente passato non era stato mai segnalato. In Sila, posso tranquillamente affermare che è in espansione, seppur in maniera lenta (osservazioni personali condotte tra il 1999 e il 2016). Sull’Altopiano silano, si possono osservare numerosissime specie migratorie e non, tra le quali: il Falco pescatore, la Cicogna bianca, la Cicogna nera, la Volpoca, la Gru, l’Airone cenerino, il Cormorano e il Gabbiano reale, queste ultime due tipiche specie marine e di costa che popolano i laghi silani, in particolare nel periodo invernale.

Tuffetto juv - foto di Gianluca Congi © Negli ambienti umidi, presenti le alzavole, i fischioni, gli svassi piccoli, gli aironi bianchi maggiori, le garzette, le folaghe, i germani reali, le gallinelle d'acqua, i tuffetti e gli svassi maggiori, per le ultime cinque specie è stata accertata la nidificazione, in diversi bacini maggiori e anche presso alcuni stagni e laghetti interni. In Sila è stato documentato il passaggio di specie rare e rarissime, quali il Piviere tortolino, il Codirossone, la Monachella, la Ghiandaia marina, l'Averla capirossa, il Falco cuculo, lo Smeriglio (osservazioni del sottoscritto comprese tra gli anni 2010-2016). Interessante è la nidificazione, in pochissime aree della Sila, del Falco pecchiaiolo, più comune come migratore. Accertato come nidificante sul versante della Sila Greca e della Sila Grande, sia dentro sia fuori i confini del Parco Nazionale della Sila, la specie nidifica regolarmente nel periodo primaverile-estivo (osservazioni del sottoscritto comprese tra il 2010 e il 2015). Negli ultimi anni, avvistati in più occasioni, individui del rarissimo Falco lanario, a caccia in piena Sila, probabilmente proveniente dal vicino Crotonese, dove nidifica ancora con rarissime coppie. Sulla Sila, negli ultimissimi anni, ha messo casa pure il Falco pellegrino, che certamente non trova come habitat ideale le estese porzioni di foresta, come di fatto si presenta questo territorio. Anche il Lodolaio, un piccolo rapace migratore, nidifica con pochissime coppie.

Lucherino - foto di Gianluca Congi © Va necessariamente ribadita, l’accertata nidificazione di altre specie rare o particolarmente interessanti dal punto di vista biogeografico, è il caso di tre piccoli uccelli, il Lucherino, lo Staccino e il Regolo.

Culbianchi - foto di Gianluca Congi © Presenze importanti sono date finanche dalla Passera lagia, dal Culbianco, dalla Balia dal collare, dal Luì verde, dal Calandro, dalla Tottavilla, dal Prispolone e da tantissimi altri pennuti; alcune di queste specie, nidificano con pochissimi individui sull'altopiano e rappresentano l'importanza ecologica e geografica della Sila, essendo, in alcuni casi, popolazioni stabili e isolate con il limite estremo meridionale del loro areale, confinato proprio su queste montagne, specie come nidificanti (osservazioni personali condotte tra il 2000-2016). Un cenno particolare lo merita il variopinto ed esotico Gruccione, uccello migratore che da alcuni anni è stato trovato nidificante in un’area interna della Sila. La documentazione della nidificazione del Gruccione in Sila, che ho registrato negli ultimissimi anni, sarebbe, quella alla quota altimetrica più elevata del Paese, tra l’altro, la specie, anche al Nord Italia nidifica in aree collinari ma mai in piena montagna come in Sila, dove una piccola colonia si è insediata a circa 1150 metri sul livello del mare. Da qualche anno ho accertato anche la nidificazione di una specie cui prima d’ora pare non fosse mai stata chiaramente documentata come nidificante sulla Sila, avendo, tra l’altro, un solo caso di accertata nidificazione nella provincia di Reggio Calabria, ed in una zona costiera. Si tratta della Cutrettola ssp. capocenerino, che con due-tre coppie nidifica in Sila. Molto raro come nidificante è anche lo Spioncello, trovato negli ultimi anni, dopo incessanti ricerche. Tra i mammiferi oggi presenti in Sila, vi sono, quasi tutti quelli che costituiscono, l’apice della catena alimentare o quasi, degli Appennini.

Lupo appenninico - foto di Gianluca Congi © Il Lupo appenninico, che agli inizi degli anni ’70 rischiava l’estinzione, in Italia come in Sila, è riuscito a salvarsi grazie alla protezione della legge è all'impegno delle associazioni ambientaliste, in primis il WWF-Italia, che con il lancio della campagna “San Francesco”, ha iniziato una nuova epoca per la sopravvivenza. Quarant’anni fa, i lupi italiani erano meno di cento! Oggi il Lupo in Italia conta, tra i 1500 e i 1900 esemplari, con un’incidenza all’aumento e alla colonizzazione di nuove aree, dalle quali mancava da secoli, vedi l’arco alpino. Il Lupo appenninico, in Sila, reso così celebre da film, racconti e da blasoni di società sportive, vive un po’ in tutti i settori dell’altipiano, con una buona popolazione.

Lupo appenninico - foto di Gianluca Congi © Si tratta di uno dei pochissimi nuclei storici dell'Italia, da qui, non si è mai estinto! I lupi della Sila, sono all’incirca una cinquantina, pur non avendo, stranamente, un'esatta stima numerica. Su di essi però incombono ancora pericoli e minacce che vanno sradicati con ogni mezzo legale possibile per evitare danni irreparabili a questa innocua quanto preziosa specie. La principale minaccia è rappresentata dai bocconi avvelenati che ogni anno uccidono non meno di una decina di esemplari, spesso nel silenzio e nell'omertà.

Impronta di Lupo appenninico - foto di Gianluca Congi © “Il Lupo è cattivo solo nelle favole”, questo slogan del Parco Nazionale della Sila, non ha bisogno di alcun commento, poiché tutti i detti e le credenze popolari che sono stati da sempre associati ai lupi, sono solo frutto di fantasia, senza alcuna prova scientifica e soprattutto senza nessun fatto dettagliatamente documentato.

Gatto selvatico - foto di Gianluca Congi © Altro formidabile predatore insieme al Lupo è il Gatto selvatico, animale elusivo, misterioso e schivo, ancora presente in Sila nelle aree meglio conservate con una buona popolazione, pur essendo un animale abbastanza raro in tutta Italia, rischia l'ibridazione con i gatti domestici rinselvatichiti, presenti nelle campagne. Particolare, l'evento inerente al recupero di due cuccioli, che m’impegnò nel 2004, animali poi allevati e rilasciati con successo da parte del Centro Recupero Animali Selvatici - CIPR di Rende (Cs), monitorati con radiocollare (radiotelemetria) all'interno del territorio del Parco Nazionale della Sila. La Lince europea, si ritiene estinta da più di un secolo, nonostante sia ritornata sulle Alpi e nell’Appennino centrale, qualcuno ipotizza come presente anche nella Sila, nelle zone più remote, nonostante al momento non ci siano prove attendibili circa la sua effettiva e reale presenza, non può nemmeno escludersi, la possibilità, di esemplari, frutto d'immissioni clandestine o addirittura giunti dall’Appennino centrale e dall’Abruzzo in particolare, ovvio che si tratta di mere considerazioni personali prive, al momento, di alcuna documentazione scientifica. L'ultima testimonianza che personalmente ho rinvenuto in Sila, può ritenersi quella contenuta in un prezioso documento storico del 1835, dove era già citata come rara, ma che di tanto in tanto, qualcuna, se ne catturava nei dintorni dell'abitato di San Giovanni in Fiore, nel dialetto locale, era nota come "Gattopardo".

Volpi in accoppiamento- foto di Gianluca Congi © Gli altri mammiferi da segnalare per la Sila sono: la Puzzola, la Faina, il Tasso, la Martora, la Volpe, la Lepre italica, il Ghiro, la Donnola, il Riccio europeo e la rarissima Lontra, che recentemente è stata confermata in Sila, dopo il rebus che durava da decenni, di fatti si riteneva estinta (personale avvistamento assieme a dei colleghi di due esemplari, probabilmente un maschio e una femmina adulti, evento avvenuto e documentato nel mese di maggio 2013, mentre nel 2016, è stato registrato un altro avvistamento in altra zona). Altri rarissimi avvistamenti supportati da uno studio commissionato dall'Ente Parco, hanno rivelato evidenze della sua presenza in Sila Grande e Sila Piccola, un ritorno in alcuni casi, a distanza di alcune decine di anni!

Scoiattolo nero meridionale - foto di Gianluca Congi © Lo Scoiattolo nero meridionale, dal tipico mantello di colore scuro con ventre bianco, è diffusissimo ovunque, in varie tipologie di bosco con preferenza nelle vaste pinete di Pino laricio calabrese. Resta un mistero non ancora del tutto ancora chiarito, la presenza del Driomio, un roditore simile al più comune e diffuso Ghiro, presente in Italia solo sull’arco alpino orientale e sui rilievi calabresi. Il piccolo misterioso roditore, popola alcune faggete in Sila Grande, Sila Greca e Sila Piccola, ma è alquanto raro e difficile da rinvenire.

Cinghiale - foto di Gianluca Congi © Riscontri diretti e indiretti, da parte del sottoscritto, sono avvenuti tra i comuni di San Giovanni in Fiore, Longobucco, Pedace e Mesoraca. Infine meritano un cenno gli ungulati come il Cinghiale e il Capriolo che si trovano su tutti i settori silani. Grazie all’opera di ripopolamento attuata diversi anni addietro dal Corpo Forestale dello Stato, in particolare per il Capriolo, oggi il piccolo cervide è diffuso specie sulla Sila Grande. Il Capriolo, a seguito del bracconaggio, si era ridotto come popolazione, mentre adesso, grazie alla passata opera di ripopolamento, alle misure di protezione e conservazione favorite anche dall'istituzione del Parco Nazionale della Sila, si trova davvero in una condizione favorevole, è segnalato regolarmente in Sila Grande, Sila Greca e Sila Piccola. Il Cervo, dopo un secolo di assenza, è stato reintrodotto con ottimo successo a partire dal 1997, nell’allora Parco Nazionale della Calabria, pur se con una piccola e isolata popolazione, il cervide si è ambientato ottimamente e già si è riprodotto sulla Sila Grande. Alcuni rilasci avvenuti negli ultimi anni nella parte centrale del massiccio silano, all'interno del Parco Nazionale della Sila, sono stati attuati, utilizzando il radiocollare al fine di monitorarne gli spostamenti. Questo maestoso abitante delle foreste pian piano sta ritornando negli antichi luoghi dov'era presente, spetterà adesso all'uomo facilitarne il ritorno, attraverso la sola arma del rispetto. Sulla fauna silana, ci sarebbe ancora tanto altro da scrivere e riportare, visto che le specie animali che popolano la Sila, sono davvero moltissime, a conferma della grande biodiversità ancora presente nonostante gli innumerevoli disastri umani. Le grandi minacce, oggi, sono rappresentate dalla distruzione degli habitat, dai tagli scriteriati, dalla realizzazione di opere inutili e dalla persecuzione diretta, specie di alcune specie. Gianluca Congi © - Testi e foto tratti da www.gianlucacongi.it

La storia e le prospettive future della fauna in Sila.

Saggi paleontologici, testimonianze storiche di autorevoli studiosi della fauna calabrese dei tempi e, la toponomastica di numerosi luoghi, unitamente ai ricordi delle genti silane, danno un certo quadro sulla situazione faunistica della Sila dopo la fine dell’ultimo periodo glaciale. Animali che popolavano gli immensi boschi e le campagne in quantità, dal Uro, un bue estinto dalla faccia della terra, al Cervo, al Capriolo, al Cinghiale e, persino il Camoscio e lo Stambecco, oltre a Lupo, Orso, Lince, Aquila Reale, Avvoltoio degli Agnelli, Lontra, tanto per citare i nomi più illustri. In seguito, il clima subì variazioni particolari che portarono alla scomparsa di vari animali, sicuramente l’Uro, lo Stambecco e il Camoscio. Altre situazioni analoghe, unite alla mano umana, furono più recentemente la causa dell’estinzione di Cervo, Orso, Lince, Avvoltoio degli Agnelli e Aquila Reale. Poche decine di anni fa si è evitata per un soffio l’estinzione del Lupo e del Capriolo, mentre per la Lontra, dopo decenni di silenzio, pare stia ritornando, timidamente, ma con certezza, verso un ritorno nei fiumi del Parco della Sila. Addirittura c’è chi ipotizzerebbe la presenza della Lince, mistero e, grattacapo di molti studiosi e zoologi italiani. Le estinzioni ultime in ordine di tempo sono da attribuire esclusivamente alla mano umana, che tra errate convinzioni, sempre frutto di credenze popolari assai arretrate, uno spietato bracconaggio e lo stravolgimento del territorio con la distruzione degli habitat, hanno praticamente provocato danni spesso irreparabili. Oggi sull’altipiano della Sila, se il Lupo e il Capriolo stanno bene, c’è da dire grazie alla protezione accordata dalla legge, alle campagne educative attuate e, ai provvedimenti dello Stato, con l’istituzione del Parco Nazionale della Calabria il 1968 e oggi con quello della Sila. Altre azioni mirate sono state certamente quelle del ripopolamento dei caprioli, che erano stati ridotti all’osso e la reintroduzione del Cervo, estintosi agli inizi del secolo novecento. Molti altri animali vivono oggi una situazione al quanto delicata, si tratta del Gufo Reale e del Nibbio Reale, per esempio, animali rari o estremamente rari nel nostro Paese, minacciati di estinzione a causa di molteplici fattori, tra cui pure la scomparsa dell’agricoltura e della pastorizia tradizionale, dei boschi meglio conservati e maturi e, di un crescente degrado ambientale causato dall’ inquinamento e dalla modificazione selvaggia del territorio, ivi compresa la poca o scarsa oculata gestione delle risorse ambientali, al di là di ciò che viene continuamente sbandierato. Un esempio su tutti il caso Lontra, molte opere costruite sui fiumi o sui laghi silani, non possiedono le scale di monta per i pesci; l'eccessivo pascolo in alcune zone, mette in pericolo le rive che sono il luogo dove l'animale riposa e si riproduce, l'inquinamento di alcune zone acquatiche, fortemente antropizzate, ha compromesso in molti casi l'habitat della specie, per non parlare della pesca di frodo, praticata con l'uso di corrente elettrica o veleni, oltre al prelievo indiscriminato di trote sotto misura e in numero maggiore a quello consentito, rappresentano una minaccia seria. Non vi è alcun dubbio, che fino agli inizi del novecento, la Sila era la regione più popolata di fauna selvatica di tutto il Meridione d’Italia e tra le prime in Italia, oggi conserva, fortunatamente, ancora alcune importantissime popolazioni, tra cui specie che qui trovano, il limite continentale più meridionale. La scommessa per un futuro ricco di animali e natura, sta tutta nella risposta che noi umani sapremo dare alle sfide del mondo moderno. I bisogni sempre crescenti della popolazione non possono dimenticarsi che abbiamo una sola Terra su cui vivere, possibilmente in perfetta armonia con tutte le creature che la popolano e che ci consentono a noi stessi una dignitosa sopravvivenza. Gianluca Congi © - Testi e foto tratti da www.gianlucacongi.it

 

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