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Recupero di fauna salvatica ferita PDF Stampa E-mail
Scritto da Gianluca Congi   
Martedì 12 Gennaio 2010 08:12
Recupero fauna selvatica ferita, airone bianco ferito e consegnato al CRAS. Recupero fauna selvatica ferita, biscia dal Collare rimasta intrappolata. Recupero fauna selvatica ferita, gheppio recuperato insieme ai carabinieri. Recupero fauna selvatica ferita, Un Riccio in mezzo alla strada. Recupero fauna selvatica ferita, Recuperato assieme alla Polizia.

 

UNO DEI MIEI PIU'GRANDI IMPEGNI QUOTIDIANI...

 

 

Accanto all’attività di educazione e divulgazione ambientale oltre a quella della tutela e protezione diretta non poteva mancare il recupero di fauna selvatica in grave difficoltà o perché ferita dai bracconieri o anche accidentalmente. Per anni e anni ho fatto di tutto e di più per salvarli...Sono migliaia gli animali trattati, moltissimi dei quali salvati grazie alla tenacia, al coraggio, alla determinazione ma anche e soprattutto all’amore che nutro per queste creature, ogni volta un emozione diversa e nuova, una soddisfazione per aver strappato alla morte esseri indifesi, che noi uomini spesso mettiamo a dura prova con i nostri errati comportamenti. Grazie alla collaborazione con le forze di polizia, gli enti locali, i tanti volontari sparsi per la Calabria, in primis della Lipu e del WWF, grazie ai sensibili veterinari ma grazie soprattutto al C.R.A.S (Centro Recupero Animali Selvatici) del C.I.P.R di Rende (Cs) è stato possibile fare tutto ciò, sarebbe riduttivo descrivere o raccontare caso per caso, che dire, spesso ho fatto viaggi di centinaia di chilometri per salvare una Cornacchia, animale molto odiato dai contadini e ultimamente anche da alcuni animalisti perché accusata assieme alla Gazza, ad esempio, di far razzie nei nidi degli uccellini, fatto vero ma sempre legato, quando diventa un problema, agli squilibri che hanno un unico responsabile in tutto, l’uomo.

 

Recupero fauna selvatica ferita, nidiacei di rondone trasferiti al CRAS. Recupero fauna selvatica ferita, pecchiaiolo ferito salvato con il CFS. Recupero fauna selvatica ferita, poiana ferita. Recupero fauna selvatica ferita, Foto storica, recuperato un Capriolo con i V.V.F.F. Recupero fauna selvatica ferita, tarabusino debilitato.

 

Ricordo di chiamate e segnalazioni per salvare lupi in pericolo, caprioli, gatti selvatici, grandi e piccoli rapaci, aironi e uccelli acquatici, graziosi volatili anche molto rari, ricci o faine, volpi o scoiattoli, tartarughe o serpenti, per sino insetti, quali le belle e spettacolari farfalle o falene o quei bruchi visti dalle persone come assai strani e addirittura alieni.


Diciamo solo, per raccontare qualche storiella, che non dimenticherò quella Gru che aveva 3 metri di apertura alare e che a stento tenevo abbarbicata al mio corpo per evitare che si ferisse ancor più, non curandomi del potente becco che poteva anche accecarmi, che dire di quel capriolo rimasto intrappolato in una siepe tra un metro di neve o il piccolo Fiore, un piccolo Capriolo di pochissimi giorni, allontanato dalla mamma a causa dei cani randagi, salvato per un pelo tra una poppata di latte di Capra e una notte insonne per assisterlo. Non scorderò mai quel Nibbio reale magnifico che spiegava le ali con fatica per la vistosa ferita, chiedeva aiuto, o i morsi di quella Faina che feci di tutto pur di strapparla alla morte, senza riuscirvi purtroppo, o i chilometri fatti a piedi per andare a recuperare un piccolo zigolo ferito sulla Superstrada, avevo quindici anni, vi assicuro che rischiai di rimanere investito anch’io, non ci voglio nemmeno pensare.


D’altronde quante volte ho rischiato, però, ne è sempre valsa la pena, da un incendio boschivo un giorno uscì un ghiro mezzo bruciacchiato, nonostante i potenti morsi e le fiamme alte, decisi che era il caso di salvarlo, alla fine lo salvai. Per non parlare dei lupi di Montenero o di quelli di San Nicola che ritrovammo morti per la crudele quanto vigliacca pratica dell’avvelenamento, quante lotte, appelli, quante discussioni, spesso accese, una volta arrivai quasi alle mani, quel pastore mi aveva fatto perdere la pazienza, ma sapevo che così facendo non facevo di certo il bene dei lupi, allora dovetti necessariamente cedere, contro il mio animo che spesso si presenta ostinato, cocciuto e duro come dura è la testa di noi calabresi.


Ritornando ai serpenti, l’amore nell’amore per questi animali, tanto odiati e perseguitati, proprio perché un po’ tutti li ripugnano, ho cercato nel tempo di affezionarmi ad essi con due unici scopi, quello di educare la gente a vederli come esseri utili con un ruolo ecologico molto importante nonché poi una seria protezione nei fatti e non nelle chiacchiere.

Rammento che per i serpenti ho cercato di fare specifiche azioni di educazione e divulgazione ambientale, poster, monografie, articoli, trasmissioni radio-televisive, contatto diretto con pastori o contadini e con la gente, affinché si addivenisse ad un definitivo rispetto. Chi si scorderà delle oltre cento persone che mi aspettavano da ore davanti ad un garage di Via Duca degli Abruzzi in piena San Giovanni in Fiore, dopo la chiamata ricevuta da parte di un carissimo sovrintendente forestale, giunsi sul posto, mi accolsero come una mamma venuta dal cielo, manco cosa fosse successo, dopo un bel po’ di parole, capì che c’era un serpente di due metri entrato non si sa come, all’interno di un’abitazione, lo salvai tra gli applausi della gente, per poi riportarlo subito in aperta campagna, un posto tranquillo, ricevendo una lettera di apprezzamento da parte del comandante della Polizia Municipale che scrisse anche in alto in quanto nessuno aveva voluto mettere piede là dentro, comprese forze dell’ordine e pompieri, del resto non faccio di ciò, nessuna colpa a nessuno, con tutte quelle parole era un impresa poter lavorare con calma e serenità.

 

Gianluca Congi

 

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