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Il mio ricordo di Giovannino Lopez, illustre sangiovannese, oltre che grande amante della nostra Sila. PDF Stampa E-mail
Scritto da Gianluca Congi   
Giovedì 13 Giugno 2013 14:40

 

alt Nella vita, spesso, ci restano i ricordi, gli insegnamenti ma anche la tristezza di aver conosciuto persone per bene e che non vedremo più, almeno su questa Terra.

Solitamente scrivo e approfondisco i temi ambientali senza entrare in altri argomenti ma questa volta non potrò fare a meno di ricordare un grande amico “verde”, che ci ha lasciato pochi giorni addietro. I lettori mi scuseranno, ma voglio rammentare i miei pensieri sul dott. Giovannino Lopez, di cui conserverò sempre un ricordo indelebile di una persona per bene, in tutti i sensi. Un’amicizia vera, nonostante le diverse appartenenze politiche, lui di “destra” io di “sinistra”, ma questo non ha mai pesato, del resto ciò che conta è la concretezza delle azioni e del sapere. Con Giovannino mai uno scontro su questioni politiche, locali o nazionali; parlavamo sempre di ambiente, di zootecnia e di agricoltura, per cui la politica, quella che fa litigare è rimasta sempre fuori. Giovannino ha avuto una grande carriera professionale, agronomo, zootecnico e tropicalista, esperto contro la desertificazione nella speciale commissione istituita dal Ministero dell’Ambiente. Consulente della DGCS del Ministero degli Affari Esteri per coordinamento e sviluppo possibili sinergie di progetti di lotta alla siccità e alla desertificazione in sette paesi dell’Africa sub-sahariana: Burkina Faso, Ciad, Kenya, Mali, Niger, Senegal, Sudan. Consulente della FAO per progetti internazionali sempre svolti nel continente africano e nell’Ottobre-Novembre 2009, membro della delegazione ufficiale Italiana alla COP9-UNCCD di Buenos Aires. La mia conoscenza con lui non fu casuale, ricordo ancora adesso la sua telefonata, mi voleva conoscere, era particolarmente attratto da alcuni miei scritti e su dei lavori sugli alberi e sulla protezione della natura in Sila. In me è ancora vivo il primo incontro nella sua casa delle Cuturelle, in una serata estiva ma al contempo fredda, una chiacchierata che durò ore, in una corsa a chi raccontava vicende ed esperienze personali vissute sul campo, ebbi una grande ammirazione per quell’uomo già molto anziano ma tenace come un albero abbarbicato sulla roccia, davvero una forza della natura. Gentile, cordiale, molto preparato ma soprattutto umile. L’umiltà mi colpì più di ogni altra cosa, del resto i grandi uomini sono tutti molto modesti. Passarono tanti anni è la nostra amicizia si rafforzò sempre più, con consigli pratici, scambi di vedute e richieste di collaborazione. Come potrò dimenticare il suo invito alla 16° “Giornata Mondiale per la Lotta alla Desertificazione”; fu una sorpresa, a tutti i costi mi inserì tra gli già autorevoli relatori del convegno nazionale svoltosi al Cupone, in Sila, dove erano stati chiamati alcuni dei maggiori studiosi del problema legato all’impoverimento del suolo, i vertici del Corpo Forestale, della Regione Calabria e alcuni studiosi italiani con esperienze all’estero. Il mio contributo era titolato “Piantare gli alberi per non piantare la vita !!!”. Giovannino era affascinato da questo mio racconto, legato alla mia infanzia e anche all’attualità, una storia vera, divenuta realtà, su come un piccolo gesto può essere l’anticamera di un grande impegno, per la nostra natura e per il nostro pianeta; come ad esempio il piantare alberi su terreni poveri e brulli, in segno della rivincita della vita sulla morte. La cosa che mi colpì non poco, fu il vedere Giovannino con gli occhi lucidi, emozionato ancora una volta da quel racconto, e scusate la franchezza, il contagio fu immediato, mi emozionai anch’io. E dopo alcuni mesi, di nuovo un suo invito, in occasione del Premio letterario San Bernardo, dove ricevetti un attestato di encomio e l’investitura di socio onorario sempre per “Piantare gli alberi per non piantare la vita!!!”. Quella sera, non sapeva che gli avevo riservato una sorpresa, e di fatti al termine del mio intervento, presi una busta nera e gli dissi, pubblicamente, che c’era un regalo per lui. Immaginate cosa potesse essere! Bene, ve lo svelo subito, un vaso con una piantina di Cerro, una specie di quercia tipica della Sila, faceva parte di una serie di ghiande che avevo messo a dimora un anno prima. Tra gli applausi, gli regalai quell’esile pianticella, in segno dell’amicizia sincera e dell’amore per la natura. Il giorno seguente, Giovannino, sistemò la quercia nel suo terreno. Evito di raccontare i ringraziamenti e l’emozione per quel gesto tanto piccolo e apparentemente insignificante, nella vita, forse, i piccoli gesti sono davvero i più autentici. In me è ancora forte l’affetto, la simpatia e l’ammirazione per un uomo dedito e innamorato della famiglia e del mestiere che faceva, ma anche delle sue radici, solide e forti, era fiero di essere un sangiovannese, nonostante la vita lo avesse portato in giro per il mondo oltre che a vivere nella bella Toscana. A te caro grande amico mio, ho dedicato questo piccolo spazio, spero che da lassù tu possa vigilare sulla nostra amata Sila, che tanto amavi. Con grande stima e gratitudine, il tuo amico Gianluca Congi.

 

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