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Il re della Sila: sua maestà il porcino dei pini PDF Stampa E-mail
Scritto da Gianluca Congi   
Venerdì 02 Novembre 2012 11:41

 

alt La Sila è un acrocoro granitico che ricorda, in termini di forma geometrica, un quadrilatero. I suoi lati sono contrassegnati: a Sud dalla Piana di Sant’Eufemia; a Nord dalla Piana di Sibari; a Est dal Marchesato crotonese; a Ovest dalla la valle del Fiume Crati.

alt La Sila costituisce, in linea di massima, la parte centrale e montuosa della Calabria. Si tratta di un falso piano elevato, definito altipiano per via delle forme dolci e ondulate dei suoi rilievi montuosi. Essa occupa il cuore del segmento più continentale della penisola calabra, e si estende per 100.000 ettari considerando la sola parte centrale; giunge a un’estensione di 150.000 ettari se si considerano anche la fascia pre-silana e alcuni rilievi minori a essa collegati, in pratica è l’altopiano più esteso di tutta Europa. Si suddivide in Sila Grande, Sila Piccola e Sila Greca anche se questa separazione toponomastica non rispecchia per nulla i caratteri ecologici bensì si tratta solo una delimitazione geografica. La geologia della Sila ha naturalmente una storia molto lunga, trattandosi di un rilievo emerso circa 285 milioni di anni fa, costituito principalmente di rocce di origine granitica. La Sila presenta un’altitudine media di 1300 m circa, e la quota dei rilievi è compresa tra i 900 m e i 1900 m. La punta massima è il Monte Botte Donato che con i suoi 1928 m sfiora quota 2000 m. Il patrimonio della flora spontanea racchiude ben oltre 900 specie, un vero e proprio scrigno di biodiversità che forse sfugge all’occhio non attento poiché la Sila dà la vaga sensazione di essere un complesso omogeneo soprattutto per quanto riguarda la flora. L’elemento forestale caratterizza l’altipiano poiché dappertutto sono presenti estese formazioni boschive che rappresentano un po’ tutte le diverse fasce fitoclimatiche. Dai 1000-1100 metri regna incontrastato il Pino laricio silano, pianta endemica di queste montagne, altrove vive solo in Aspromonte e sull’Etna ma con ridotti popolamenti mentre in Sila occupa decine e decine di migliaia di ettari con esemplari talvolta monumentali come nel bosco di Fallistro, nella Fossiata, al Bosco del Corvo, a Gallopane o ad Arnocampo. Il Pino laricio silano è una conifera che raggiunge altezze anche oltre i 40 metri e diametri ragguardevoli, slanciata e dal tronco dritto può vivere anche oltre i 400 anni, la storia della foresta silana trova proprio in questa pianta il maggiore riferimento fin dalle epoche più remote: i romani venivano ad approvvigionarsi di pini silani per la flotta navale, in più vanno ricordati i pini della Sila che giunsero a Venezia per tenere i gonfaloni nella piazza del Doge. In queste austere e lussureggianti foreste antiche vivono innumerevoli animali e piante ma anche moltissime specie di funghi che trovano qui, uno degli ambienti di crescita più rilevante, sotto molti punti di vista. Nella stagione autunnale e primaverile sono in tanti che si avventurano alla ricerca delle delizie dei boschi, i più ricercati sono i porcini, carpofori fungini commestibili come il Boletus aereus, il B.edulis e il B. aestivalis. Sicuramente, un posto di primo piano, nonostante alcuni sostengano che si tratti di una varietà inferiore per qualità rispetto ad altre, lo occupa il Boletus pinophilus, volgarmente conosciuto come porcino dei pini e nel dialetto locale chiamato “cozza e pinu”. A dire il vero sono due le varietà di Boletus pinophilus, in altre parole quella classica più quella denominata fuscoruber. La varietà classica si trova nelle pinete vetuste, più raramente nei giovani rimboschimentie nei boschi di neo-formazione. Preferisce le aree montane e sub montane, spesso è tra i primi funghi a nascere, comparendo anche alla fine della stagione con l’avvento delle prime gelate autunnali. Si può raccogliere da Maggio-Giugno e addirittura fino a Dicembre, sempre tempo permettendo. Il B. pinophilus è inserito nell’elenco nazionale delle specie commestibili e come anticipavo, per alcuni, sarebbe meno pregiato rispetto al più noto e conosciuto B.aereus o B. edulis. Presenta una carne bianca, che resta immutata al taglio, leggermente vinosa sotto la cuticola, dall’odore gradevole pur se non forte, sapore abbastanza dolce. Questo fungo si può riconoscere essenzialmente dal cappello rossastro, che in condizioni di umidità diventa molto viscido. Ha il reticolo presente solo all’apice del gambo; i gambi, quando sono giovani, sono molto grossi e tozzi, per poi slanciarsi negli esemplari maturi. Il Boletus pinophilus var. fuscober è molto simile al precedente, presenta il cappello meno rossastro, solitamente con margine leggermente biancastro. Gambo particolarmente tozzo e color marroncino che resta tale anche negli esemplari maturi, reticolo presente fino alla base. Come varietà non è inserita nell’elenco nazionale, è ritenuta comunque una forma alimentare del pinophilus – varietà classica. Si tratta di un fungo legato al Faggio e più raramente alle pinete miste con Castagno. In Sila, questi funghi, sono molto ricercati oltre che apprezzati dalla cucina tipica locale, sono impiegati freschi, trattati o essiccati, spesso rappresentano l’anteprima di prelibate pietanze che impiegano prodotti della terra, o meglio, della montagna calabra per eccellenza. I porcini dei pini testimoniano senza dubbio, quel legame intimo tra la selvaggia natura silana è l’uomo. La montagna è frutto della mano del Creatore, noi siamo solo degli ospiti e non i padroni, ogni volta che entriamo in un bosco, alla ricerca delle “cozze di pinu” o di altri funghi, non dimentichiamoci di osservare un religioso silenzio, il rispetto passa anche dall’evitare schiamazzi per non parlare del resto, rifiuti o comportamenti fuori luogo sono il biglietto da visita della persona maleducata e poco rispettosa. Andare a funghi è una bella passione ma questa non può mai tralasciare l’educazione oltre che il rispetto delle regole, per cui informarsi sempre sulle leggi e regolamenti vigenti, che variano da regione a regione, dotarsi delle autorizzazioni previste e seguire alla lettera le disposizioni in vigore. Mi raccomando non scambiamo il bosco per un campo da calcio, i funghi che non conosciamo, lasciamoli in pace. Buona ricerca e buona degustazione dei porcini dei pini silani. Contributo già pubblicato sulla Rivista ufficiale dell'A.M.I.R.A. (Associazione Maîtres Italiani Ristoranti e Alberghi) - Ristorazione & Ospitalità - Anno XXXVI n. 2 - Settembre 2012. Gianluca Congi ©

 

 

  

 

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