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Andare a funghi per rispettare la natura. PDF Stampa E-mail
Scritto da Gianluca Congi   
Mercoledì 31 Ottobre 2012 11:50

Altopiano della Sila - Autunno 2012

I mesi di Settembre e Ottobre sono stati caratterizzati sia dalle alte temperature rispetto alle medie stagionali sia dall’assenza di precipitazioni atmosferiche.

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 In una delle annate più “nere” ora si spera e si confida in eventuali piogge novembrine che possano far nascere alcune specie fungine, quali le mazze di tamburo o “coculini” (Macrolepiota procera), i rositi (Lactarius deliciosus) e i pinarelli (Suillus luteus) meglio conosciuti come “vavusi”. Di ovuli buoni e di porcini nemmeno a parlarne, difficilmente se ne vedranno nel mese di Novembre-Dicembre. Facile che possa generarsi anche qualche altra specie di cui non entriamo nel merito per non creare una sorte di “confusione micologica”, poiché i funghi appartengono a un regno molto complesso ed io non mi arrogo di fare il micologo. Il principale scopo di questo mio contributo è di invogliare più gente possibile al rispetto della natura durante le fasi della ricerca, attuata all’interno dei boschi del comprensorio silano. Andare a funghi non è una cosa così banale come molti pensano. Innanzitutto bisogna dotarsi, secondo i casi, di tessera nominativa regionale o di permesso micologico-turistico, che autorizzano alla raccolta dei funghi rispettando i dettami della legge quadro nazionale e delle vigenti leggi regionali in materia, quindi informarsi molto bene, presso i comuni di residenza e in particolare sul testo coordinato della legge regionale della Calabria n. 9/2009 avente come titolo le modifiche e integrazioni alla legge regionale n. 30/2001. In seconda battuta, dopo aver letto bene quali sono i dispositivi normativi, i limiti e i divieti, fare attenzione, almeno alle regole più comuni, ad esempio: non andare alla ricerca di funghi con la famigerata busta o con il secchio di plastica, preferire i contenitori forati e aperti. Non prendere a calci i funghi che non si ritengono buoni, i boschi non sono “campi da calcio”. Altresì bisogna fare attenzione a raccogliere solo ed esclusivamente i funghi che si conoscono con certezza; una riflessione, è sbagliato raccogliere tutto ciò che si trova nel sottobosco per poi andare sulla strada e scartare o scegliere ciò che si vuole portare a casa, ci sono funghi velenosi che sono capaci di avvelenare quelli buoni anche solo con il semplice contatto. La regola migliore sarebbe quella di sottoporli a controllo presso un ispettore micologo dell’Azienda sanitaria, che purtroppo qui da noi non è presente, nonostante la Sila sia la patria dei funghi, anche a livello nazionale. E’ vietato usare uncini e rastrelli. Ricordiamoci che nel bosco siamo solo degli ospiti perciò comportiamoci in armonia con tutto quello che ci circonda, quindi non disturbando la fauna e non danneggiando la flora spontanea. Se riusciremo a non calpestare un fiore sarà già una forma ammirevole di rispetto nei confronti di una natura tanto bistrattata. Andare alla ricerca dei funghi può diventare un momento di conciliazione con l’ambiente, basta volerlo ma soprattutto bisogna sentirlo dentro. Spesso, piccoli gesti nati con amore, sono il preludio di grandi azioni che possono smuovere la coscienza delle persone rispetto alla concreta tutela del bene più prezioso che abbiamo. Noi e il bosco, se non ci sentiremo un'unica cosa, non riusciremo mai a rispettarlo seriamente. Non dimentichiamoci, che su questa Terra, non siamo i padroni ma solo dei passeggeri di fortuna! Gianluca Congi ©

 

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