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La nostra terra brucia e con essa va in fumo anche il nostro futuro! PDF Stampa E-mail
Scritto da Gianluca Congi   
Sabato 08 Settembre 2012 11:35

SPECIALE INCENDI BOSCHIVI IN SILA

 

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Quella degli incendi boschivi sembra davvero una lotta contro il tempo. Boschi che per crescere impiegano decine di anni e poi basta un attimo per vederli ridotti in cenere. Il fuoco degli incendi è un fuoco assassino, si nutre di natura e di uomini, il verde ci consente di vivere su questa Terra ma per spegnere i roghi, muoiono anche delle persone innocenti, com’è successo a un povero operaio forestale AFOR di Longobucco, Pino Caruso, che per sempre ha lasciato a casa moglie e figli, una tragedia nella tragedia, mi chiedo, come farà a vivere sereno e in pace chi ha provocato quel fuoco.

Appiccare un incendio è la più grande vigliaccata che possa esistere, prendersela con gli alberi e non solo, esseri indifesi che ci consentono di sopravvivere, davvero roba impensabile. Mettere a rischio la vita dei polmoni verdi, della povera gente, di animali e di cose, un’emerita vergogna umana! Se solo gli alberi si potessero difendere forse le cose, sarebbero diverse! C’è da riflettere e non poco, specie quando un ragazzino, rimasto sconvolto per il disastro ambientale verificatosi a Castelsilano, dove il grande rogo per giorni ha annerito centinaia di ettari di vegetazione, ha ammesso che la pena più equa per piromani e incendiari, forse, sarebbe quella che questa gente dovrebbe trovarsi al posto degli alberi, inermi davanti al fuoco vigliacco, senza la possibilità di scappare, di urlare e magari di chiedere aiuto. Un pensiero troppo crudele dettato dalla rabbia e dal momento? Di certo, poveri gli animali e le piante, dati alle fiamme senza pietà, con che coraggio si può commettere un crimine cosi atroce! Ignoranza, stupidaggine, pura follia o interessi criminali? Le cause degli incendi sono molteplici, dietro ogni evento incendiario c’è tutta una storia, il più delle volte incomprensibile a chiunque. Ormai in Italia, grazie alle attività investigative delle forze di polizia, si è capito molto sulle origini e sulle cause. Gli incendi colposi (cioè per imperizia, negligenza o imprudenza e dove non c’è la volontà di cagionare l’evento incendiario) sono in gran parte provocati dalla ripulitura dei terreni, di erbacce o incolti, spesso si accende il fuoco credendo di poterlo controllare, un grande errore in molti casi. C’è una specifica ordinanza regionale che vieta da Giugno a Settembre, salvo deroghe e proroghe, l’accensione di fuochi non autorizzati; in determinati posti, con il forte caldo e il vento c’è chi osa accendere, di sicuro non c’è la volontà di distruggere o di provocare un disastro ma credo che non si possa fare una simile sciocchezza. Ci sono oltre 2000 euro di sanzione per chi brucia anche un piccolo cumulo di foglie in estate, e comunque andrebbero aumentate le pene anche per gli incendi colposi, troppa superficialità in alcuni comportamenti, non è giusto che per colpa di qualcuno a pagare poi siano in tanti. Per quelli dolosi invece c’è tutto un programma, incendi appiccati per ripicche o risentimenti, per dispetti, anche per gioco o divertimento, per interessi della più svariata tipologia, spesso l’origine è da ricercare negli ambienti legati alla criminalità organizzata, al pascolo, alle imprese che sfruttano il bosco, agli speculatori edilizi, addirittura sono stati arrestati anche operai forestali e volontari di varia tipologia, spinti dal profitto o semplicemente, come per alcuni volontari, dalla voglia di apparire. Preciso, perche lo penso davvero, che le mele marce sono ovunque, per cui spesso non è il singolo che può infangare una categoria di persone che rischiano seriamente la vita per difendere la natura, mi riferisco in particolare agli operai forestali antincendio e ai volontari di organizzazioni di protezione civile o ambientaliste, per molti anni sono stato uno di questi, per cui la precisazione era doverosa. Altri incendi sono provocati dai veri piromani, persone che trovano un giovamento dalla forza distruttrice del fuoco, dal vedere il caos arrecato o semplicemente dal sentirsi appagati per quello che hanno fatto, malattia vera o spesso alibi per celare loschi motivi? Credo entrambe le cose. Vi è una chiara e netta distinzione tra piromane e incendiario, giacché quest’ultimo è quello che appicca il fuoco deliberatamente non perché è malato ma perché deve raggiungere uno scopo definito o addirittura prefissato. Grazie alla legge 353/2000 le sanzioni sono state inasprite con l’istituzione del reato specifico di “incendio boschivo”, art. 423 bis, due le ipotesi, quella colposa è quella dolosa, più le aggravanti, quali quella del danno esteso e persistente all’ambiente o se il fatto è commesso sulle aree protette; per l’ipotesi dolosa, pena base dai 4 ai 10 anni di reclusione, con la considerazione dell’aumento in caso di aggravanti. Grazie a ciò in Italia si sono viste le prime condanne carcerarie per incendiari e piromani, le porte delle carceri si sono aperte per far scontare la detenzione non di un giorno ma di alcuni anni a chi aveva distrutto intere montagne. Nonostante ciò si è visto che tutto questo non è bastato, gli incendi scoppiano sempre in numero maggiore e delle volte più se ne parla e più si registra un aumento del fenomeno, se io fossi nei media, specie per la tv, non comunicherei notizie o darei risalto nei periodi più critici, spesso la troppa attenzione fa scattare molle perverse, sarà solo una mia considerazione personale? In ogni caso anche questa estate è stata funestata da incendi gravi che hanno provocato danni immani al territorio e alle persone. Disastro ambientale a Castelsilano, Cerenzia, Caccuri, Verzino e Savelli. Arse intere colline, dove lo spettro della vita è rappresentato da un solo colore, il nero. A San Giovanni fino a Luglio, per fortuna, non era andata male, si fa per dire, a bruciare le timpe del Petraro, in pieno centro abitato, qui c’è qualcuno che evidentemente la notte non dorme e va ad accendere la fiammella, succede quasi ogni anno e sempre di notte, strane coincidenze! A fuoco anche l’Olivaro con alcuni incendi che hanno minacciato le case. In Agosto i roghi più rilevanti, incendi a Cagno, Ceraso, Montagna Grande, Cerchiara e a Manca di Scavo dove forestali, operai Afor, autobotti comunali, volontari, servizio vigilanza LIPU, vigili del fuoco e mezzi aerei tra cui due canadair, hanno faticato non poco per arginare le fiamme che hanno interessato circa 30 ettari di pinete, querceti e vecchi terreni una volta coltivati a vigneti. Questa località è puntualmente presa di mira e pochi giorni prima vi era stato un altro evento incendiario, per fortuna domato prima che diventasse di grosse dimensioni. Negli anni ’80, San Giovanni pagò molto caramente il prezzo degli incendi con una sua vittima, Giovanni Barberio, operaio OVS e autista dell’autobotte del Corpo Forestale, una bravissima e nobile persona che a causa di un rogo proprio a Manca di Scavo, perse la vita precipitando con il mezzo in un burrone, nessuno fu individuato come responsabile di quell’immane tragedia. Alcuni anni fa il dramma toccò Lappano, dove un giovane militare, Eugenio Nigro, rimase vittima del fuoco vigliacco!Voglio ricordare che tra i diversi divieti che insistono sulle aree bruciate, vi è anche quello che per 10 anni non si può costruire, andare a caccia o pascolare animali. Alcune considerazioni finali: sul territorio di San Giovanni gli incendi sono una piaga da sempre, sarà perché è il comune più esteso della Calabria oltre che la gran parte di esso è interessato da foreste, ovviamente non è una giustificazione ma solo un dato nel dato, di conseguenza vi è una non indifferente attività antropica e vi sono interessi della più svariata natura a cui si aggiunge sempre la mano di qualche scellerato. Va detto che mai è stata fatta una vera e seria politica di prevenzione, con tutti gli operai forestali che abbiamo, al posto di metterli in cassa integrazione, bastava sistemarli nei punti più nevralgici e a rischio, come guardiani, a qualsiasi orario. Avrebbero svolto un’attività di deterrenza non indifferente, specie nelle zone più a rischio, che da qualche tempo, sono ben note. Negli ultimi tempi, se da una parte registriamo l’aumento del numero di squadre impiegate nello spegnimento a terra, dall’altra non registriamo l’istituzione definitiva del distaccamento dei Vigili del Fuoco e per giunta manca pure l’autobotte regionale nel comune più esteso della regione, una vera assurdità, perché la Regione non rivede la dislocazione di queste autobotti? Nessuno s’impegna in tal senso? La politica che fa? Sta a guardare dalla finestra mentre i boschi vanno in fumo? A San Giovanni ne servirebbe più d’una, non lo dico io ma lo richiede la natura di questa splendida terra. Nella mia lunga esperienza nella difesa del territorio, rivestita in molteplici ruoli, ho avuto modo in tutti questi anni di portare la problematica all’attenzione massima anche di importanti autorità, per giunta del Prefetto, quindi non solo stampa e sensibilizzazione a 360°. Mi sono impegnato anima e corpo in prima persona nella lotta agli incendi, di giorno come di notte e grazie a ciò sono partite diverse indagini, ci sono state delle denunce e anche arresti legati agli incendi dei boschi. Oggi, continuo l’impegno come posso, specie dal mio ruolo istituzionale, resto sempre quell’anima pronta a difendere la natura, in ogni momento. Ogni volta che vedo un fumo alzarsi da un bosco il mio cuore piange di lacrime amare. Nonostante la mia giovane età ho ricordi indelebili di boschi che frequentavo da piccino e che ora non ci sono più perché sono stati distrutti dalla mano assassina del fuoco, e vi posso assicurare che quando se ne va un bosco è come se terminasse l’esistenza di una persona cara. Spetta a tutti, tutelare e salvaguardare questo immenso dono che ci è stato concesso dalla mano del Creatore, siamo nelle sue mani ma anche e soprattutto nelle nostre! Invito tutti a denunciare i piromani e gli incendiari, senza esitazione alcuna. A chi incendia i boschi mando a dire che chiunque se la prende con povere creature indifese è un emerito vigliacco! Testi e foto di Gianluca Congi ©

 

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