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Gli angeli del cielo PDF Stampa E-mail
Scritto da Gianluca Congi - Diario di servizio 30-05-2005   
Martedì 12 Gennaio 2010 17:13

Un'avventurosa giornata alla scoperta della storica coppia di Avvoltoio Capovaccaio in Calabria, un raro gioiello che la natura ancora offre all'Italia.

Le Murge nel crotonese. Non avrei mai potuto immaginare che nel Crotonese potessero esistere posti così incantati, così integri, così tradizionali…Un tuffo di almeno 100 anni nel passato se non di più…era questa l’impressione che davano quelle valli piene di luminoso splendore, ricche di natura incontaminata, ma soprattutto ricche di quel distacco dal “mondo – casino”, un distacco intimamente necessario; l’unico rumore avvertibile era costituito dalle campanelle delle capre e delle pecore al pascolo...anche se dietro di noi vi era l’echeggiare di qualche giovanissimo Falco Pellegrino che ogni tanto lanciava il suo stridente richiamo, come a preannunciare un benvenuto nel paradiso naturale terrestre. Davvero mai e poi mai avrei potuto immaginare dell’esistenza di posti così pieni di tanto fascino…anche perché dietro questa valle vi erano ammassi di case senza una logica e brutture costituite da quei tralicci dell’alta tensione, da quelle strade varie che arrivavano in ogni angolo di quelle magnifiche colline.


La Valle del Vitravo (uno dei più affascinanti e rari spettacoli che la natura offre ancora in Italia e nel Mediterraneo) è una valle racchiusa tra due colline, ricca di macchia mediterranea lussureggiante e di piante rare altrove, piena di campi aperti e di pascoli integri, ricchissima di uccelli rapaci, qui e nei dintorni ancora volano il Falco Lanario, rarissimo ormai in tutta la nazione, poco più di una decina di coppie in Calabria, il Falco Pellegrino, fortunatamente più comune, il Nibbio bruno ed il Nibbio reale, altro gioiello sempre più raro, falchi pecchiaioli, falchi di palude, albanelle, corvi imperiali, qualche volta di passaggio qualche Aquila minore, affascinanti ghiandaie marine, poiane, gheppi, falchi cuculi di passo, gruccioni e tanti altri volatili rari e meno rari, non molto lontano l’unico nido di un grande quanto estremamente raro uccello: il Capovaccaio o Avvoltoio degli egizi, ormai ne restano solo 12-13 coppie in tutta Italia… ma qui, proprio quì, ebbi modo di assistere per un un pò di ore, mi sembrò il tempo d'una vita...allo spettacolo che la natura offre in modo incondizionato a noi essere umani...


Oltre tre ore fermi e immobili a debita distanza da quella misteriosa quanto bellissima area di fronte a noi, il mio carissimo quanto fidatissimo amico di avventura, Massimo, un grande appartenente del Corpo Forestale dello Stato e rappresentante dell’ALTURA (Associazione per la tutela degli uccelli rapaci e dei loro ambienti), era stato lui ha posizionare il cannocchiale sul nido, nascosto e invisibile a occhio nudo, una femmina in cova su due uova, evento altrettanto non comune visto che spesso depongono un solo uovo, non c’erano parole per definire quella scena, ma da lì a poco sarebbe arrivato il maschio, una sagoma grande e bianca nel cielo sopra la valle, ero stato io a scorgerlo per primo nello stupore e nella meraviglia del mio amico e collega, anche perché spesso passano anche 6 ore dal cambio per la cova dell’uovo, un volo così bello ,forse non l’avevo mai visto prima, era molto bello, ero emozionatissimo, eppure non era la prima volta che avevo visto un Capovaccaio in volo, era un volo pieno di libertà e di benigno mistero, la natura esplodeva nella meraviglia, l’ammirazione era massima, un sogno che diventava realtà, per un appassionato e per un naturalista e amante degli uccelli selvatici come me, era l’apice, fù davvero una delle cose più belle che mi erano capitate nella vita, ho visto lupi, caprioli, gatti selvatici, picchi neri e migliaia altri animali rari, rarissimi e meno rari, ma sicuramente in quell’istante stavo culminando la gioia di poter ammirare una delle pochissime coppie nidificanti in Italia di quello che è l’uccello più raro della penisola, l’unico avvoltoio continentale che sia rimasto presente senza estinguersi, non reintrodotto come per i grifoni in Pollino, nell’Appennino centrale  o in Sardegna, oppure per il Gipeto sulle Alpi. Stavo ammirando quel pezzo vivente di museo, quella rarità delle rarità, stavo ammirando con grande gioia quel volo e quella fierezza, quella tenacia e quella destrezza di quel magnifico pennuto dalla testa gialla e dal corpo bianco spezzato di nero nelle parti finali delle ali e della coda, però la gioia più grande era costituita appunto dall’amore senza misura per la natura. Ad un tratto, tutta un’emozione che provocò una paralisi immaginaria, lui, si era proprio lui, ci stava per venire incontro, eravamo appostati ad almeno 400 metri in linea d’aria dal nido, nella parte opposta della valle, questo per non disturbare minimamente la delicata fase della cova, chi ama davvero questi animali li osserva ma non li deve assolutamente disturbare, sarebbe un sacrilegio oltre che un vero attentato andare vicini, anche se il posto era apparentemente inaccessibile all’uomo con i semplici mezzi, in ogni caso il Capovaccaio maschio veniva sempre più vicino, sempre di più… all’improvviso, eccolo, era sopra le nostre teste, a meno di 100 metri, era stupendamente così vicino, nell’inquadrarlo con il binocolo potetti vedere la testa rivolta verso di noi, un emozione senza fine, era come se fosse venuto a salutarci nonchè a ringraziarci per la sorveglianza del suo nido e del suo ambiente, forse sapeva pure che il mio amico Massimo si stava battendo con tutta l’anima per evitare degli scempi ambientali non lontano da questa zona, scempi pubblicizzati come ecologici ma altamente distruttivi per i rapaci ed in particolar modo per il Capovaccaio, del resto era l’unica coppia sopravvissuta nella fascia ionica calabra più esterna, almeno due sono attualmente le coppie nidificanti note in Calabria, un messaggio che quell’avvoltoio ci aveva lanciato con il suo sguardo: “aiutateci a vivere e a non morire”, era un dovere per noi fare il possibile per salvaguardare questa specie, avevo già messo in contatto il Delegato regionale della Lipu (Lega Italiana Protezione Uccelli) con il mio amico Massimo, del resto ero un apprezzato attivista oltre che referente della Lipu di San Giovanni in Fiore , nella mia zona seguivo ormai da alcuni mesi una colonia di venti nibbi bruni, cento corvi imperiali e i nibbi reali migratori e stazionari nonché un elusivo Lanario e saltuariamente i falchi pecchiaioli e i falchi di palude migratori.

Massimo, una di quelle guardie forestali con il sangue “verde” e con lo spirito e la passione per la natura, uno di quelli che davvero ci credono e che lottano ogni giorno contro la distruzione della natura e della fauna, era stupefatto quasi quanto me, continuava a ripetermi che avevo avuto “culo”, ossia una gran fortuna perché era capitato un evento così bello e così inaspettato, intanto mamma Capovaccaio era ancora accovacciata sopra quelle due uova, cosa rara ma possibile, nel frattempo si udivano quei giovani falchi pellegrini alle nostre spalle e quel Nibbio bruno che andava e riveniva dal nido situato vicino a noi tra degli alberi più alti rispetto alla macchia mediterranea così densa. Dopo un pò decidemmo di rientrare, era dal mattino presto che si susseguivano i nostri giri atti ad osservare lanari, pellegrini e quant’altro Madre Natura offriva, erano le tre e mezza passate, eravamo un po’ stanchi ma al contempo molto soddisfatti della giornata ma soprattutto delle scene da favola riservateci dal Capovaccaio; ad un tratto Massimo, stavolta mi aveva anticipato, si levo da terra e mi eslamò di guardare verso la zona del nido, eccolo, era ritornato il maschio, volteggiava senza battere una sola volta le ali, era di nuovo sotto i nostri occhi, era di nuovo così fantastico, era come se la favola riprendesse vita con tratti inediti, lo stupore fù totale poiché l’avvoltoio dapprima si era lanciato in quella macchia verde intento a scacciare un Corvo imperiale che evidentemente aveva oltrepassato la zona out, da così quieto e mite era diventato una furia, rincorreva quel grosso corvo a più non posso, era molto più imponente ma quando accelerava la corsa in un batter d’occhio, le sue ali potenti, gli consentivano di avvicinarsi all’intruso in un modo così rapace, era forse uno dei pochi segni di cattiveria dovuta che ci mostrava, una tenacia insistente. Dopo un pò di virate puntò diretto al nido ed eccolo tra l’obbiettivo, il mio occhio vigile pronto, assistemmo così al “cambio della guardia”, la femmina lasciava al maschio la cova, erano entrambi in piedi e vicini l’uno all’altro, uno sguardo e via, la femmina era volata via e si era adagiata su un posatoio vicino, il maschio stava prendendo confidenza con la cova, lo spettacolo della “Pasqualina” come localmente viene ancora chiamato il Capovaccaio perchè specie in passato era solito comparire dalla migrazione in Africa, nel periodo pasquale, si poteva così considerare concluso, ma solo per quella giornata, un emozione che sembrava un tuffo in una favola di secoli fa, era stato bello, fin troppo bello vivere quella giornata, supportare moralmente quel grande amico così tanto appassionato di queste zone e dei suoi rarissimi abitanti. Non smisi mai di pensare a quelle scene per giorni, convinto sempre di più a fare di tutto per salvaguardare la natura con i fatti concreti, un uccello vestito di bianco come un angelo, non smisi altrettanto di pensare a quel messaggio che avevo intuito quando sopra di noi e con la testa rivolta in basso ci aveva lanciato attentamente, oggi avevo vissuto una giornata indimenticabile e piena di tanta gioia, la mia anima da amante della natura e degli animali selvatici si era rinvigorita, ero solo e unicamente convinto che si doveva fare ancora tanto e sempre di più per questi straordinari “angeli del cielo”. Dobbiamo a noi stessi ma soprattutto ai nostri figli la speranza di vivere in un mondo migliore dove l’uomo finalmente possa capire che vivere in stretta armonia con la natura è l'unica vera nostra priorità.

Questo mio racconto non è una favola ma una storia vera raccontata forse con l’entusiamso di un amante “folle” degli animali selvatici e della natura in genere, deve forse essere da monito a chiunque si senta titolato ad ingiusto modo, di uccidere un uccello o un qualsiasi animale, deve essere da segnale a non capovolgere e stravolgere la natura, soldi e interessi economici più o meno legali o illegali devono restare fuori, un giorno non lontano quando forse questi spettacoli non ci saranno più, allora qualcuno capirà il vero danno e la vera beffa, sarà tardi, piangersi addosso non servirà a niente, non si possono compiere crimini così inconsci, la natura viene prima di ogni cosa, mi chiedo ancora adesso per quanto tempo ancora questi angeli del cielo voleranno laggiù, forse non per molto, specie se  il trend è questo… ora più che mai rispondo a molti punti interrogativi e mi dico che tutto dipende solo ed esclusivamente dai nostri comportamenti, per nostri, mi rivolgo soprattutto a chi ancora oggi nel segno dell’eco-sviluppo e dell’energia pulita, eolico in testa, vuole fare fuori per sempre zone e animali che dovrebbero essere rispettati con ogni mezzo possibile ed immaginabile, veri criminali saranno chi attenterà alla vita e ai loro ambienti di questi magnifici “angeli del cielo”.


Gianluca Congi    (Luglio 2005)

 

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