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Il Picchio nero, il più grande picchio d’Europa che nidifica nel Parco Nazionale della Sila. PDF Stampa E-mail
Scritto da Gianluca Congi   
Martedì 16 Maggio 2017 19:20

Picchio nero nel Parco Naz. Sila - ph Gianluca Congi © Un lamentoso e forte richiamo, udibile dalla distanza, segna la presenza di uno dei più preziosi e affascinanti uccelli delle nostre montagne: il Picchio nero (Dryocopus martius). Da epoche lontanissime, le foreste della Sila, ospitano un gioiello di colore intensamente nero con una pennellata di rosso vivo sul capo, variabile in estensione secondo il sesso dell’animale. In Calabria il Picchio nero si trova al limite più meridionale del continente europeo, un relitto glaciale che ancora vive quaggiù dopo milioni di anni.

 

Buchi di alimentazione di Picchio nero nel Parco Naz. Sila - ph Gianluca Congi © Il Picchio nero (Dryocopus martius) è il più grande picchio europeo. Grande quasi quanto una Cornacchia, questo Piciforme è inconfondibile per via della livrea completamente nera. Durante il volo, presenta ali arrotondate e spinte in modo pronunciato verso il basso, con il collo sottile e il capo rialzato, l’andamento è dritto (non ondulato come negli altri picchi). La specie è quasi inconfondibile, presenta l’imponente becco di color avorio, l’occhio chiaro con pupilla scura, mentre sul corpo completamente nero, spicca il rosso del vertice e della nuca per quanto riguarda il maschio, le femmine invece hanno il rosso solo sulla parte posteriore della corona; questa caratteristica che distingue il sesso, emerge, già nei pulcini nel nido. Il Picchio nero ha una lunghezza di 40-46 cm con un’apertura alare anche fino ai 73-75 cm. Uccello molto diffidente, spesso dimostra un’indole curiosa e risponde facilmente ai richiami riprodotti per fini di studio. In primavera si può ascoltare il potente tambureggiamento sui tronchi oltre che si avverte sempre un certo mistero, nel sentirlo cantare grazie al consistente repertorio di versi e richiami, questi sono udibili anche a chilometri di distanza. Una particolarità di questo splendido volatile è il tambureggiamento con raffiche acute e potenti, quest’atto, avviene ogni circa 1,75-3 secondi e il maschio si protrae più della femmina. Questi elementi (richiami e tambureggiamenti) spesso sono gli unici indizi di riscontro, avendo come ambiente potenzialmente idoneo, larghe porzioni di foresta, spesso difficilmente esplorabili in modo compiuto. Un fattore non indifferente che segna la presenza di questo splendido volatile, può venire anche dall’osservazione dei grandi buchi di alimentazione lasciati sulle piante marcescenti o nelle parti morte. Questo picchio, si nutre di formiche, larve e insetti xilofagi, spesso dannosi per l’equilibrio forestale, uno spazzino naturale che tiene in vita gli stessi alberi, ecco perché l’utilità di questa come di tutte le altre specie di uccelli è fondamentale per la sopravvivenza di ogni angolo della nostra Terra. L’apertura del nido, oltre ad avere grandi dimensioni, appare sempre di forma ovale; ovviamente, come tutti i picchi, nidifica in cavità scavate nei tronchi. In Italia è distribuito particolarmente sulle Alpi mentre popolazioni più rare, frammentate e localizzate sono presenti nell’Appennino centro – meridionale, in particolare Emilia Romagna, Abruzzo, Campania, Basilicata e Calabria. Nella nostra regione, la specie nidifica sui principali rilievi e in specifico sul Pollino, sulla Sila e in Aspromonte. Per quanto concerne la Sila, da personali ricerche e osservazioni, che conduco sulla specie da almeno un ventennio a questa parte, si è appurato che con una certa preferenza, quest’uccello stabilisce il nido nel Faggio e nel Pioppo tremulo, alberi sempre di grandi dimensioni, tuttavia, nel tempo, ho potuto osservare nidi anche sul Pino laricio calabrese. La popolazione silana, mi risulta la principale della regione oltre che in graduale espansione. L’ho trovato nidificante in zone che fino a qualche anno fa era impensabile. Avvistamenti sono stati registrati a pochissimi chilometri dalla periferia urbana di San Giovanni in Fiore. Posso tranquillamente affermare che in Sila Grande (provincia di Cosenza), ho censito almeno una ventina di zone dove è presente, in gran parte nidificante, ma vive anche nella Sila Piccola (province di Crotone e Catanzaro) e con più coppie pure sul versante della Sila Greca (provincia di Cosenza), in dettaglio nei comuni di Longobucco e Bocchigliero. Probabilmente, diversi individui, partendo da quelle zone dove era storicamente segnalato, si sono lanciati in una riconquista delle foreste silane, fenomeno silente, costante e rapido. Ricordo racconti di anziani del posto, che me lo segnalavano nei boschi intorno al Montenero. Un vecchio cacciatore negli anni ’80, mi disse di averlo scambiato per una Beccaccia (pur essendo due specie totalmente differenti), probabilmente l’uccello aveva spiccato il volo dal basso verso l’alto (ragion per cui, è d’obbligo per chiunque eserciti la caccia, accertarsi bene prima di premere il grilletto – in caso di dubbio bisogna necessariamente astenersi). Nel territorio di San Giovanni in Fiore è presente in almeno otto comprensori forestali, in gran parte ricadenti nel Parco Nazionale della Sila, pur se una zona dove nidifica permane al confine dell’area protetta mentre un’altra si trova al di fuori. Tra i principali fattori di rischio, figurano sicuramente i tagli boschivi scriteriati o peggio abusivi, oltre ad una poco oculata gestione forestale, in quest’ultimo caso, le piante con cavità, spesso sono la “vita” per tutta una serie di animali, Picchio nero compreso. Foreste mature e ben conservate ma comunque non soggette a prelievi indiscriminati, come detto in specifico delle piante mature e con cavità, sono il principale habitat della specie, pur adattandosi tranquillamente ad altre tipologie forestali purché con la presenza di alberi grossi e idonei per nidificare oltre ad una certa estensione in superficie. Importanti anche le piccole radure, dove è osservato intento a cercare formiche e larve, sia a terra sia sulla necromassa (legno morto), rappresentata per lo più da tronchi caduti al suolo. Nei luoghi a margine del parco, la pressione venatoria potrebbe rappresentare un rischio, ricordando che la specie è particolarmente protetta non solo a livello nazionale ma anche da direttive comunitarie, per cui è severamente vietata l’uccisione, la cattura e la detenzione. Per la legge quadro sulle aree protette è reato anche il solo disturbo degli animali selvatici. Nel periodo primaverile e durante la riproduzione, dovrebbero essere evitate tutte le forme invasive, in alcuni comprensori bisognerebbe disciplinare l’accesso, consentendolo solo a piedi o al massimo in bicicletta, preferibilmente mai fuori la rete dei sentieri. Il Picchio nero in Sila sta aumentando certamente grazie all’istituzione del Parco Nazionale, che ha ricompreso importanti complessi forestali che un tempo erano fuori dai suoi confini. La porzione del vecchio Parco Nazionale della Calabria, sulle cui ceneri è sorto quello della Sila, ha conservato comunque i più importanti nuclei riproduttivi dell’intero altipiano. Negli Appennini, compreso quello calabrese che è il limite più meridionale del continente europeo per la specie, il Picchio nero è un relitto glaciale rimasto confinato come un raro gioiello su queste antichissime e affascinanti montagne, un motivo in più per combattere concretamente i tagli selvaggi, gli incendi, il bracconaggio, l’inquinamento e l’uso distorto delle nostre radiose e leggendarie foreste, scrigno di una natura ancora straordinaria. Gianluca Congi © www.gianlucacongi.it

Tratto da MeteoWeb.eu dov’è possibile consultare anche la gallery completa della presenza del Picchio nero sulla Sila

 

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