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La rara Balia dal collare nidifica nel Parco Nazionale della Sila PDF Stampa E-mail
Scritto da Gianluca Congi   
Domenica 05 Marzo 2017 17:12

Balia dal Collare (maschio ad) in cerca di insetti per i piccoli - P.Naz. Sila - ph Gianluca Congi © Un piccolo e curioso uccellino migratore, con pochissime coppie, si riproduce ancora negli ambienti forestali meglio conservati del Parco Nazionale della Sila. Le osservazioni sulla Sila Grande all’interno di quattro siti-studio, dove la specie da anni nidifica. La prima minaccia per questo prezioso volatile? I tagli delle vecchie piante ricche di cavità naturali!

Faggio maturo con cavità - nidificazione Balia dal Collare - P.Naz. Sila - ph Gianluca Congi © La Balia dal collare (Ficedula albicollis) è un grazioso uccello che pesa poco più di 10 grammi, lungo in media 13 centimetri, vive soprattutto negli appennini ed ha una distribuzione, come nidificante, molto frammentaria e localizzata. Il piccolo passeriforme parente dei tordi, pur se molto più esile, giunge dalle nostre parti in primavera, dopo aver svernato nell’Africa. I miei ricordi sulle balie dal collare in Sila, affondano le radici nell’infanzia, ricordo ancora come se fosse oggi, di questi simpatici uccellini, diversi da tutti gli altri, che nella tarda primavera si posavano spesso sul davanzale dell’ultimo piano di casa mia, alla periferia urbana di San Giovanni in Fiore. Sembrerà anacronistico per qualcuno, ma ne ero particolarmente affascinato dal tenue canto e dal simpatico abito. Il maschio adulto presenta un piumaggio primaverile, contraddistinto per le parti inferiori bianche contrapposte a quelle superiori in prevalenza nere; la caratteristica che balza anche all’occhio del birdwatcher è la larga chiazza bianca sulla fronte, il groppone biancastro, l’ampia macchia alare alla base delle primarie è quel tipico collarino completo, anch’esso pure bianco, da qui, deriverebbe il nome oltre che principale differenza con la Balia nera (Ficedula hypoleuca), migratrice, in modo però abbastanza sporadico a queste latitudini. La femmina ha invece un colore più sbiadito, grigiastra nelle parti superiori, con ampia macchietta bianca sulla base delle primarie e assenza del peculiare collarino tra il dorso e la testa. In autunno, il piumaggio dei maschi, assume caratteristiche simili a quelle delle femmine. Ormai sono decenni che la Balia dal collare è sparita dalla periferia del mio paese; all’immancabile tristezza, comprensibile per ovvi motivi, negli anni è seguita una graduale speranza di poterla rintracciare negli ambienti boschivi decidui, pullulati da alberi maturi ricchi di cavità. Nel Parco Nazionale della Sila, in zona 1, sulla porzione della Sila Grande, da qualche anno, sono tre i siti dove nidifica, che seguo con interesse. Si riproduce pertanto negli ambienti forestali meglio conservati dell’intera area protetta. In Sila, la specie permane comunque molto localizzata e rara. Pur in assenza di studi tesi ad accertarne la reale consistenza, nel tempo, in molti siti potenzialmente idonei o dove nel periodo primaverile erano stati visti o sentiti dei maschi canori, non ne sono più seguiti riscontri di presenza, specie in periodo riproduttivo. Si tratta, come anticipato, di un uccello che lega l’intero ciclo riproduttivo alle vecchie piante. In alcune aree dell’Italia, dove la specie è stata meglio studiata, sono saltate fuori evidenti fluttuazioni, riguardo al verificarsi di stagioni primaverili particolarmente fresche e umide. La specie, sembra, almeno nel nostro Paese, legata alla fascia dei castagneti, specie di quelli maturi e con presenza di vecchie piante ricche di cavità, dove poter collocare i nidi, ciò spiegherebbe, una decisa contrazione di areale e diffusione, dal momento in cui, l’abbandono o la conversione dei vecchi castagneti con impianti più giovani o addirittura con la loro sostituzione, sembra aver avuto il sopravvento nella gestione forestale di molti comprensori, anche della nostra regione. Le esigenze ecologiche della Balia dal collare, vanno ben oltre il mero taglio dei boschi per ragioni economiche, sono di fatti rare, purtroppo, le pratiche selvicolturali attente anche e soprattutto riguardo la fauna ornitica tipicamente forestale. Non è un caso che dei quattro siti riproduttivi studiati sulla Sila, tre si trovino dentro boschi demaniali e, ricompresi nella zona più protetta del parco, dove i tagli sono pressoché assenti da decenni e dove le piante vecchie non sono abbattute (in molti casi considerate erroneamente nocive per l’equilibrio del bosco). In Calabria la specie è segnalata regolarmente oltre che sulla Sila, anche sulle Serre e in particolar modo in Aspromonte, ma vi sono notizie pure in altri settori montani e collinari della regione. Per l’altipiano silano, ho segnalazioni recenti in epoca riproduttiva anche dalle porzioni della Sila Greca (Bocchigliero, Campana e Corigliano Calabro) e della Sila Piccola (Mesoraca, Petilia Policastro, Petronà, Soveria Mannelli). Il sito che si trova sul confine del Parco Nazionale della Sila, in zona 2, pone un’attenzione particolareggiata sul tipo di habitat, avendo qui una fitta abetina artificiale mista a pini larici, come principale copertura arborea; tuttavia, la presenza di un piccolo castagneto da frutto secolare, in totale stato di abbandono e peraltro soffocato dall’ impianto di conifere, probabilmente, ha consentito la riproduzione della specie ad una quota di circa 1160 metri. Gli altri siti, come spiegato, tutti in zona 1 del parco, si trovano rispettivamente alle quote di 1600, 1260 e 1340 metri. Quello posto a 1600 metri presenta un ambiente contraddistinto da boschi misti di Faggio e Pino laricio calabrese, con i faggi governati a fustaia, non vi è alcun corso d’acqua nella zona. Il sito insistente a 1260 metri è segnato da una fustaia mista di Cerro e Pino laricio silano, con presenza di vecchi alberi di Castagno e di un corso d’acqua limitrofo, mentre il restante sito, come del resto anche per gli altri, mostra diverse piante secche ancora in piedi, all’interno di una fustaia stramatura di Faggio, alternata a pini e cerri anch’essi maturi, vi è la presenza di un corso d’acqua a valle. Le balie catturano insetti in volo, spesso da posatoi sporgenti, ma sono state viste, in particolare, con imbeccate per i piccoli nati, arruffate a terra in prossimità di fatte di animali domestici e in alcuni casi lungo i margini delle strade montane interne poco trafficate. Nella scorsa stagione riproduttiva, in uno dei siti, il 7 luglio sono stati scorti due giovani da poco involati, mentre in altre stagioni l’involo si era concretizzato in epoca precedente, analoga situazione in altro luogo, con due maschi in lotta per una femmina già dal 26 maggio (in epoche passate a questa data avevano già nidificato). Se si vorrà conservare anche questa preziosa specie di uccello all’interno del nostro territorio, dovranno essere mantenute necessariamente le vecchie piante di Castagno, Cerro e Faggio, che con le loro cavità, offrono la nidificazione della Balia dal collare e di altre fondamentali specie. I predatori naturali delle balie (piccoli nati e uova in primis), sono generalmente i picchi, le martore e i gliridi, non stravolgiamo il giusto equilibrio naturale con l’estranea e pesante mano umana. La gestione oculata delle risorse forestali in chiave ecologica oggi più che mai è una priorità! Gianluca Congi © - www.gianlucacongi.it

Tratto da MeteoWeb.eu dov'è possibile consulatare anche la gallery completa della Balia dal Collare e degli habitat della Sila Grande, dove si sono svolte le osservazioni finalizzate alla ricerca della specie in oggetto.

 

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