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Sulle orme dei lupi della Sila PDF Stampa E-mail
Scritto da Gianluca Congi   
Martedì 21 Febbraio 2017 19:29

Un Lupo nei boschi del Parco Naz. Sila - ph Gianluca Congi © LA SILA E I SUOI LUPI, UN BINOMIO INOSSIDABILE! Nelle amene e sterminate foreste del Parco Nazionale della Sila, in angoli nascosti e lontani dalla presenza umana, d’inverno come d’estate non è difficile trovare segni e tracce del passaggio di misteriosi animali. All’interno dei luoghi più selvaggi della Sila, per anni ho potuto osservare le impronte e le fatte dei potenziali lupi appenninici (Canis lupus italicus), costatandone non solo la presenza del grande predatore ma soprattutto la dieta di questi fantastici animali. I lupi dell’altipiano della Sila (Calabria) si nutrono di animali selvatici, in particolare lepri, caprioli, cinghiali e micromammiferi, non disdegnando in alcuni casi le bacche del sottobosco.

Impronta di Lupo nel P.Naz. della Sila - ph Gianluca Congi Un Lupo nei boschi del Parco Naz. Sila - ph Gianluca Congi © Restituiamo il maltolto ai lupi italiani. Sugli Appennini, la difficile convivenza tra uomo e natura, oggi come ieri sta generando un aspro scontro. Non c’è pace per il vero padrone dei nostri boschi, il Lupo appenninico (Canis lupus italicus), che ancora non si leva di dosso quella famigerata fama di famelica creatura. Il Lupo, che da sempre deve fare i conti con la malvagità umana, continua a essere visto in molti casi come un concreto pericolo. Ricordo perfettamente, negli ultimi decenni, ogni singola strage o rinvenimento di lupi assassinati sul massiccio silano, la vera patria dei lupi dell’Appennino; da qui, come da altri pochissimi posti tipo l’Abruzzo, il Molise, la Campania e la Basilicata, il Lupo non è mai scomparso, nonostante la spietata persecuzione del secolo scorso. Veleni, colpi di lupara e trappole, poco importa all’uomo padrone, se il canide è una specie super protetta dalla legge proprio perché ancora vulnerabile dall’ingrata estinzione. L’ingordigia tipica di noi umani, si è svelata all’indomani dello scandalo, al riguardo nessuno osa più parlare delle ingegnose truffe sui risarcimenti, ardite negli anni scorsi sulla pelle dell’innocente Lupo. In Calabria, giusto per prendere un caso analizzato dalla Corte dei Conti, uscì fuori che circa quindicimila capi di bestiame domestico erano stati fatti fuori da un manipolo di lupi (fino agli inizi del 2000, una cinquantina per lo più distribuiti tra Sila e Pollino). Facile sentenziare senza alcuna forma di difesa per l’imputato (chissà se il povero carnivoro poteva nominarlo un legale di fiducia), per poi scoprire, che il vero “lupo mannaro”, come sempre del resto, vestiva i panni dell’uomo. Sappiamo tutti della forte discussione che da un anno a questa parte sta tenendo banco in Italia, sull’ipotesi di abbattimenti legali di lupi. Grazie alla puntuale levata di scudi, fatta con prove e documenti, da parte delle consuete associazioni ambientaliste, il piano per l’abbattimento legale dei lupi è stato sospeso. Adesso dobbiamo confidare che il buon senso prevalga, specie da parte del governo, accantonando definitivamente l’idea più nefasta, vista la possibilità di soluzioni concretamente “ecologiche”. Quanti pascoli, sono dotati di sistemi efficaci di difesa come ad esempio: le recinzioni elettrificate; i dissuasori acustici e luminosi; l’uso di recinti mobili con fladry o ancora con l’impiego (in alternativa o meglio se congiuntamente ad altri sistemi) di cani da guardia realmente addestrati per tale scopo? Spesso, intere mandrie sono letteralmente abbandonate allo stato brado all’interno di aree montane e collinari, dove pare più che logica la presenza di animali selvatici, lupi compresi. Tutti conosciamo i problemi dei pascoli abusivi e dei danni che questi generano all’economia e alla sicurezza pubblica, gli incidenti stradali con il bestiame vagante o peggio il fenomeno delle cosiddette “vacche sacre” sono solo un classico esempio. Una forma di convivenza pacifica è possibile, come del resto è assolutamente fattibile rendere occasionale un attacco di lupi nei confronti di bestiame domestico, con le giuste forme di risarcimento (molto spesso l’attribuzione di attacchi da parte dei lupi nei riguardi di bestiame è fatta a livello probabilistico, in quanto, in assenza di elementi certi, spesso difficili da trovare, occorrerebbe una campionatura genetica, magari sulla saliva lasciata sui buchi inferti, prima di poter dire con certezza che il colpevole è il Lupo). La grande diffusione di cani domestici nelle montagne e nelle campagne, spesso oggetto di abbandono, costituisce un serio problema in primis per il Lupo stesso, giacché il rischio ibridazione è concreto oltre che già tristemente in atto. I cani vaganti, spesso non necessariamente randagi o rinselvatichiti, possono entrare in contatto con il Lupo, da qui uno dei più subdoli e pericolosi fattori di minaccia per il nostrano Canis lupus. Sono sempre stato affascinato dall’osservazione diretta di questi animali, ma vista la non facile possibilità di quest’accadimento, lo studio di percorsi, orme, fatte (escrementi) o dei segni di presenza (esempio resti di predazioni), spesso, restano l’unica strada percorribile, pur se anche la più ostica a dire il vero. Giova ricordare che non è facile stabilire con certezza se impronte o fatte, possano essere di lupi o di cani, una serie di elementi, cercano almeno di aumentarne gli indizi di probabilità. Spesso è importante valutare più fattori, in primis il contesto come pure tante altre informazioni, in seguito, si passerà alla definizione di alcuni parametri, che potranno dare una mano per giungere ad un ipotesi più o meno credibile su chi ha lasciato quei segni. In alcune situazioni, si giunge alla quasi o totale certezza grazie all’avvistamento diretto o indiretto (foto trappola), ibridi permettendo. Questo discorso si fa, quando sul campo non c’è la scienza, giacché, tra esami vari e microscopio, non dimentichiamoci della genetica, prova sovrana a conferma se di Lupo vero o cane si tratti. Dallo studio dei resti di alimentazione o dall’analisi delle fatte, nel corso del tempo e nei più selvaggi angoli della Sila, ho potuto costatare che, questi splendidi predatori, si nutrono prevalentemente di animali selvatici, non sarà certo una scoperta, ma è sicuramente un’ulteriore testimonianza, a discolpa di un animale meraviglioso. Resti ossei, peli e parti indigeste, dimostrano che sono le lepri, i caprioli, i cinghiali, i cervi e spesso i piccoli mammiferi del sottobosco, a costituire la gran parte della dieta dei lupi silani. Mi è capitato, seppur in sole due occasioni, di assistere personalmente e con tanto di testimoni, a fulminei attacchi di lupi su caprioli e cinghiali. Quando nella foresta c’è un certo equilibrio, questo si mantiene vivo come natura vuole, quando invece c’è l’intervento dell’uomo padrone, spesso questo si spezza inesorabilmente, ecco la vera origine dei danni che poi immancabilmente si ripercuotono anche su chi li ha creati! Non mettiamo il Lupo sul tavolo degli imputati, senza avergli prima dato la possibilità di difendersi, un Paese civile non permette tutto ciò, anche se dall’altra parte ci sono gli animali, esseri che meritano uguale rispetto. Il Lupo ha una dignità immensa. Vi propongo le prove delle mie osservazioni, fatte durante tanti anni di ricerca in Sila, come ampiamente detto, i lupi mangiano soprattutto prede naturali (lepri, caprioli, cinghiali, arvicole etc.) non mangiano cappuccetto rosso o i tre porcellini! Il Lupo è cattivo solo nelle favole. Gianluca Congi

Tratto da Greenreport (La Sila e i suoi lupi, un binomio inossidabile)

Tratto da MeteoWeb.eu (Sulle orme dei lupi della Sila, dov'è presente la fotogallery dei lupi, delle orme e delle ricerche svolte in Sila)

 

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