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Dall’Africa all’Europa con tappa nella Sila, ecco il misterioso viaggio dei falchi cuculi. PDF Stampa E-mail
Scritto da Gianluca Congi   
Domenica 29 Gennaio 2017 13:12

Falco cuculo maschio in Sila - ph Gianluca Congi © Sugli alti monti della Sila, c’è un piccolo rapace migratore che arriva puntuale in ogni primavera; un affascinante regalo della natura che si ripete da epoche immemorabili negli azzurri cieli dell’altipiano calabrese.

 

Falchi cuculi in Sila - ph Gianluca Congi © Il Falco cuculo (Falco vespertinus) è un rapace di piccole dimensioni, non raggiunge i 75 cm di apertura alare e i 34 cm di lunghezza. Migratore a lungo raggio sverna nel continente africano tra il Sudafrica e il Kenya, giungendo nel nostro Paese durante la migrazione. La sua nidificazione in Italia è storia recente, le prime riproduzioni furono accertate nel 1995 in provincia di Parma (2 coppie, Brichetti & Fracasso 2003). La Pianura Padana, con pochissime località, rappresenta oggi l’areale di nidificazione della specie per l’Italia, con una settantina di coppie stimate. Un trend positivo, che consolida l’avvenuta immigrazione d’individui nelle aree potenzialmente idonee alla nidificazione, rappresentate, dalle vaste aree aperte con coltivazioni estensive e alberi in filari dove in genere sono collocati i nidi. In queste zone, l’alta densità d’insetti, costituisce un fattore importante, il rapace si nutre in prevalenza d’invertebrati, può anche cacciare micro mammiferi e piccoli uccelli. Il Falco cuculo si è insediato nelle aree limitrofe al fiume Po, utilizzando i vecchi nidi di corvidi per nidificare. In Calabria la specie è molto più comune durante le migrazioni primaverili, mentre nell’autunno si osserva più facilmente lungo le aree costiere e nelle vicine pianure. Tanti anni fa, osservai per la prima volta la specie sulle montagne della Sila, poste al centro della Calabria come spartiacque tra i mari Jonio e Tirreno, era il 20 aprile, con i falchetti sistemati a decine lungo i fili sui pali della luce nei dintorni di uno dei laghi silani. Dopo di allora, come accade ormai in ogni stagione primaverile, tra la metà di aprile e, la metà di maggio, secondo i flussi migratori, i falchi cuculi, raggiungono puntualmente le vaste aree aperte del grande altipiano della Sila, in sosta, dopo un lunghissimo quanto faticoso viaggio, fatto da mille pericoli e innumerevoli ostacoli. Durante le mie ricerche ornitologiche, nei 6-7 luoghi della Sila grande, dove nel tempo ho individuato il passaggio di questo elegante e bellissimo rapace, in ogni stagione, di mattino presto o al tramonto, gli occhi sono sempre rivolti in alto, un’emozione che si ripete come se fosse la prima volta. Alcuni anni addietro mi avvicinai in prossimità del tramonto, a pochissimi metri da alcuni posatoi, dove c’erano decine di falchi cuculi, quasi incuranti della mia presenza, straordinariamente confidenti e indifferenti anche dal passaggio di auto e trattori agricoli in una vasta zona coltivata, dove l’ho sempre immaginato nidificante, del resto, i fattori ambientali qui presenti, non sarebbero poi così sfavorevoli, con l’unica nota dolente rappresentata dal fatto che siamo in piena montagna! Da un ventennio, ovvero da quando ebbi modo di apprendere dell’avvenuta prima nidificazione italiana nelle campagne del parmense, ad ogni primavera, spero sempre di poter osservare i piccoli falchi anche oltre il classico periodo di passo, loro però stanno fino alla metà di maggio per poi riprendere il volo verso le mete sconfinate del continente europeo, facendo svanire quel sogno nel cassetto. Il falco cuculo è una specie errante, spesso oggetto di gravi persecuzioni dirette, in Calabria è un uccello sconosciuto anche nelle zone di regolare migrazione, ad eccezione della provincia di Reggio Calabria, dove è ben noto con l’appellativo di “Chiumbinu”, probabilmente perché i maschi adulti, per gran parte del piumaggio, sono di un bel blu-grigio ardesia, che sembra quasi color piombo, con parti nude e basso ventre rosso mattone acceso. Quaggiù, non solo i pecchiaioli ma anche questi falchi sono attinti vergognosamente da un becero bracconaggio, ancora duro a morire pur se notevolmente ridotto, grazie al grande impegno di tanti volontari, Giovanni Malara in testa, e delle associazioni protezioniste come la LIPU o il CABS, che organizzano da molti anni mirati e preziosi campi antibracconaggio finalizzati all’eradicazione di un’antiquata quanto anacronistica forma di persecuzione dei grandi alianti del cielo. Dalla Sila, passano gli eleganti e frenetici falchi cuculi, oltre ai maschi adulti già poc’anzi descritti, le femmine mature hanno le parti superiori grigio-blu barrate con quelle inferiori color camoscio-arancio e zampe gialle; diversi individui immaturi invece si presentano pesantemente striati specie nelle parti inferiori. Il Falco cuculo è una specie particolarmente protetta da normative nazionali e internazionali come le Convenzioni di Berna e Bonn, per cui è severamente vietata l’uccisione, la cattura, la detenzione e ogni altro attentato alla sua integrità. Un’agricoltura ricca di pesticidi, la sua meccanizzazione, la scomparsa dei pascoli e delle ampie porzioni coltivate a cereali o erba medica, il prosciugamento di canali a ridosso delle grandi zone agricole estensive unitamente al taglio dei già pochi alberi delle zone aperte, rappresentano certamente le prime ed inevitabili cause di declino di questa delicata e complessa specie, appesa ad un filo sottile, con il nostro territorio. Un’agricoltura sana è indice di benessere e salute per l’uomo ma anche per le creature che popolano il nostro ambiente, il Falco cuculo ne rappresenta a pieno, un valido indicatore, specialmente nelle zone, dove con fatica si riproduce. Questo piccolo falco in Europa sta soffrendo tanto, oggi è presente con 900-1700 coppie nidificanti, vivendo un declino inarrestabile nato ormai intorno agli anni ’70. La buona notizia italiana, giacché dal 1995 ha messo casa e famiglia anche nel nostro Paese (pur se permane confinato in particolare tra l’Emilia-Romagna e il Veneto) non compenserà mai la rilevante scomparsa da alcune parti del continente europeo. Non ci resta che fissare l’appuntamento alla prossima primavera, quando ancora una volta i cieli della nostra Sila, avranno la fortuna di essere accarezzati dal volo e, dalle acrobazie dei misteriosi e variopinti viaggiatori, messaggeri di pace tra l’Africa e l’Europa. Sono loro, che assieme a tutti gli altri uccelli migratori non conoscono confini o muri, insegnando a noi umani la vera libertà, quella pura e incondizionata, che unisce i due continenti pur nelle differenze sociali, culturali e religiose! Gianluca Congi © - www.gianlucacongi.it

Tratto da MeteoWeb.eu dov'è prensente anche la gallery completa con le immagini dei falchi cuculi riprese sulla Sila - CLICCA QUI -

 

 

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