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La vipera "nera" della Sila PDF Stampa E-mail
Scritto da Gianluca Congi   
Venerdì 04 Settembre 2015 15:48

alt L’affascinante mondo dei rettili, ci porta a conoscere più da vicino, uno dei gioielli della nostra fauna selvatica. Durante le mie continue ricerche sui monti della Sila, negli anni, più di una volta mi è capitato di incontrare, quella che molti anziani del posto, chiamano da sempre, la “Vipera nera”.

alt alt Ho già ampiamente approfondito, sulla specie di vipera che vive sul nostro territorio, specificando che trattasi della Vipera aspis appartenente alla sottospecie hugyi. Sicuramente, non capita facilmente di rinvenire una Vipera aspis hugyi, tutta o in parte nera, però vi assicuro che non sono nemmeno estremamente rare come si crede, poi c’è da dire, che in alcune zone ben definite, la possibilità di incontrarle aumenta per il fatto che evidentemente lì sono più presenti; generalmente l’ho trovate sempre in luoghi molto ameni, specie in alta quota. Probabilmente, ho generato già troppa curiosità su quest’argomento per cui svelerò subito il mistero, qualora fosse tale. Innanzitutto non stiamo trattando di un’altra specie di vipera o peggio, come qualcuno potrebbe anche credere, di una specie aliena, non dimentichiamoci delle tante burle sui serpenti, che da sempre, alimentano miti e leggende popolari. Le vipere nere non sono altro che esemplari melanici (completamente neri) o melanotici (dove il nero prevale ma vi è presenza di altro colore). Di fatto, che succede? Nelle vipere aspis melaniche, la modificazione cromatica, secondo alcuni studi, avverrebbe nei primi cinque anni di vita; i piccoli nascono con la colorazione normale della specie (quindi assolutamente non nera), con la crescita, anno in anno, a iniziare dalla coda, queste vipere cominciano, gradualmente, ad assumere la colorazione nera. Raggiunta la maturità sessuale, tra il quinto e il sesto anno di vita, il melanismo avrà compiuto la sua opera e dalla colorazione normale, la vipera, si sarà trasformata in un bel serpente tutto o quasi nero. In questi casi, il melanismo, una volta fissato a maturazione sessuale raggiunta, non sarà più regredibile e perciò resterà tale per tutta la vita del serpente. Per quanto concerne il fenomeno del melanismo nella Vipera aspis, pare che questo, derivi da un carattere ereditario, che si manifesta, in seguito a dei fattori specifici. Un serpente tutto nero, certamente sarà più visibile all’occhio dei predatori ma non perciò quest’aspetto, nella Vipera aspis melanica, rappresenterà un ostacolo. Il fatto di essere completamente scura la agevolerà, ad esempio, nel raggiungere la necessaria e ideale temperatura corporea; il colore nero, sappiamo benissimo che riscalda molto più in fretta che rispetto a un altro, l’abbondanza di melanina proteggerà il rettile dalle radiazioni solari ma al contempo il corpo si riscalderà più velocemente, così facendo, le vipere melaniche, avranno meno necessità di stare esposte ai raggi solari e di conseguenza anche ai pericoli. Quest’affascinante storia, frutto di mutazioni genetiche, pone l’attenzione sul più grande rispetto che deve essere riservato a ogni creatura, anche a quelle che indebitamente e ingiustamente sono considerate brutte o malvagie. La vipera è l’unico rettile velenoso presente in Italia, non morde mai per offesa o perché non ha nulla cui pensare, tende sempre a fuggire alla minima vibrazione. Giova ricordare, che bisogna prestare la giusta attenzione dove mettiamo le mani o dove camminiamo, spesso basta vestirsi in modo appropriato, soprattutto quando si va in posti dove gli ospiti siamo noi! Personalmente, sulla Sila, in Calabria, nel tempo ho trovato sia varietà completamente nere sia quelle nerastre, appartenenti alla specie Vipera aspis hugyi. La vipera melanica, come dicevo prima, ho potuto incontrarla in luoghi molto isolati e/o selvaggi, l’ultima, il 3 settembre di quest’anno, alle ore 11:20 c.ca, intorno ai 1600 mt. di quota, nel cuore del Parco Nazionale della Sila; il bellissimo rettile, se ne stava alla base di un tronco di pino caduto (dove era situata la sua tana), immobile a ricevere gli ultimi raggi solari di quest’estate, in un habitat rappresentato da una vetusta fustaia di Pino laricio calabrese, rada, con presenza di giovani faggi e molta necromassa legnosa al suolo (specie grossi tronchi marcescenti adagiati sul nudo terreno), con presenza di piccole radure coperte a prati e, in vicinanze ad aree rocciose e spoglie di vegetazione arborea. Vi propongo alcune foto che ho scattato a questa magnifica Vipera aspis melanica nel cuore della fantastica Sila, cercando soprattutto di non arrecare alcun disturbo a essa e al suo habitat. © Gianluca Congi


Già pubblicato e tratto dalla Sezione ZOOLOGIA di MeteoWeb.eu (clicca qui).

 

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