www.gianlucacongi.it

Benvenuti sul sito web di Gianluca Congi

La natura è la nostra vita...proteggiamola!!!

Gianluca Congi ringrazia tutti i visitatori del suo sito web (quasi 400.000 utenti della rete). Un successo se si considera che il sito non è pubblicizzato in alcuna forma e/o condiviso su nessun social network (facebook-istagram etc.). Lo scopo principale di questo portale non è altro che quello di aumentare il consapevole rispetto verso la natura e gli animali...Buona visione. L'amministratore.
You are here: Home Didattica Storie e racconti Gli animali parlano con gli occhi La Biscia dal collare, in gergo locale conosciuta come “jelandru”
  • Decrease font size
  • Default font size
  • Increase font size
  • default color
  • green color
  • blue color
La Biscia dal collare, in gergo locale conosciuta come “jelandru” PDF Stampa E-mail
Scritto da Gianluca Congi   
Domenica 01 Dicembre 2013 18:17

alt

Sui monti della Sila, come un po’ nel resto di tutta la penisola, vive la “regina dei serpenti”. Non dimenticherò mai uno degli incontri più belli che abbia mai avuto in natura, con protagonista proprio una splendida Biscia dal collare, Natrix natrix (Linné, 1758).

In Calabria, secondo alcuni esperti, sarebbe presente la sottospecie Natrix natrix calabra. Era tesa come un bastone, alzata da terra come un cobra, con il collo appiattito, fischiava sonoramente con la lingua tremolante e biforcuta, era lei, mitica nel suo serpeggiare verso il vicino corso d’acqua. Sembra un racconto d’altri tempi ma in molti avranno certamente avuto la fortuna di incrociare una bella Natrice dal collare, come può anche definirsi. Appartiene alla famiglia dei colubridi, si tratta di un serpente innocuo quanto utilissimo all’equilibrio naturale. Le parti superiori presentano una colorazione con innumerevoli sfumature, con base bruna, nerastra, olivacea, grigio, plumbeo ecc. Il dorso è contraddistinto da barre trasversali in serie longitudinale, spesso confuse o fuse tra di loro. La parte ventrale solitamente è biancastra con macchie scure o nerastre, che sono più intense nella regione sottocaudale, che spesso è completamente scura o punteggiata di chiazze chiare. Le sopra labiali hanno comunemente, lungo le suture, linee nere che ornano la parte immediatamente sopra la bocca, con il muso che spesso è di colore arancione. Specie negli individui giovani o subadulti è presente il tipico “collare”, da qui il nome di Biscia dal collare, rappresentato da due bande di colore variabile, dall’arancio, al biancastro al giallognolo, seguite da due macchie semilunari scure sul collo, delle volte possono essere un’unica banda e non divise, come poc’anzi descritto; negli adulti, questo “collare” può essere assente o sbiadito, in qualche caso biancastro. Rari gli esemplari albinotici, mentre non comuni e difficili da rinvenire quelli melanotici, documentati in Sila dal sottoscritto nella valle di Ceraso, quando alcuni anni fa, vidi un adulto probabilmente melanico dileguarsi tra le pietre di un torrente. Può capitare alla nascita, d’individui con due teste, questi, specie in natura, sono destinati a morire quasi subito o al massimo a breve, avendo notevoli difficoltà sotto vari aspetti. I maschi sono molto più piccoli delle femmine, in genere negli adulti, un maschio può essere lungo tra i 50 e i 100-120 centimetri mentre una femmina può raggiungere e superare i due metri, con peso e diametri anche imponenti. E’ uno dei serpenti più comuni ma anche più grossi, sempre per le femmine. Molto abile nel nuoto, contrariamente a quello che si pensa, ama vivere più fuori che dentro l’acqua, di fatti questa specie si può trovare anche a diversi chilometri da corsi d’acqua o zone acquatiche. Le prede preferite sono gli anfibi, in particolare rane e tritoni, pure se in stato di girini o larve; insetti, molluschi e occasionalmente pesci. Le femmine adulte vanno in cerca di grossi rospi, ma non disdegnano i piccoli di uccelli o le arvicole. E’ una specie molto vorace, un paio di rane possono saziare per un giorno un adulto, ma questi è capace di ingoiarne anche una ventina in un solo pasto. Vive dal livello del mare fino in quota, in Sila l’ho rinvenuta fino alle falde del Monte Botte Donato, nei rivoli che alimentano il torrente Righio, a quasi 2000 metri, anche se nel periodo estivo. Abita in habitat diversi, dalle rive dei fiumi e torrenti, nei fontanili e serbatoi all’aperto, stagni, laghetti, sorgenti ma anche nei nostri laghi silani. Come anticipato, può trovarsi anche in aree con scarsa o assente presenza di acqua, nei boschi, nelle aree arbustive, presso stalle, fienili, orti, cantine, casolari o ruderi. La tecnica di difesa di questo magnifico rettile è davvero una maestria di madre natura, si chiama tanatosi. Toglie fuori la lingua, sibilando con vigore, dalla cloaca secerne un liquido biancastro particolarmente fetido e maleodorante, può espellere feci ma anche il cibo ingoiato, ad esempio un rospo, poiché ingoia le prede intere; finge degli attacchi che ovviamente non costituiscono nessun pericolo concreto. Quando il disturbo prosegue e le sue tecniche sono apparse evidentemente insufficienti, si appiattisce e assume la classica postura della vipera, aumentando di volume e sibilando sonoramente. In casi estremi finge di essere morta, con la bocca aperta, la lingua penzolante, il ventre riverso e addirittura con sangue secreto dalla bocca, una finzione davvero compiuta, il che rende scarsa l’attenzione di un potenziale predatore, e non appena le acque si calmano, il serpente, come in un miracolo, resuscita per dileguarsi, lasciando stupito il malcapitato. Questa specie in genere non è mordace. La Biscia dal collare possiede nella bocca, una ghiandola che rilascia una sostanza viscosa, utile per facilitare l’ingestione delle prede, inoltre la parotide, che è una ghiandola con una sostanza tossica è utilizzata per rendere migliore la digestione, ricordando che questa specie non possiede denti cavi e veleniferi e di conseguenza non inietta alcun veleno, questa secrezione è assolutamente innocua per l’uomo. Le credenze popolari hanno generato nel tempo, su questa, come su altre specie, miti leggende davvero prive di qualsiasi fondamento scientifico.

alt

Questa “serpa” o “jelandru” com’è chiamata nel nostro dialetto, da taluni è addirittura venerata, tanto da mettergli a disposizione riparo e cibo, in particolare una bella ciotola di latte. Una volta per tutte, sfatiamo anche quest’altro mito, i serpenti non sono bevitori di latte, per cui dimenticate questa storia delle mammelle e del serpente che si abbevera, storia antiquata che ancora oggi porta le persone a pensare che questi animali siano ghiotti proprio del prezioso liquido bianco, sia esso umano o di altro mammifero. Gianluca Congi ©

 

Visitando questo sito web si autorizza l’impiego di cookie. In alternativa, è anche possibile revocare l’autorizzazione all’impiego di cookie. To find out more about the cookies we use and how to delete them, see our privacy policy.

I accept cookies from this site.

EU Cookie Directive Module Information