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Il "petrarulu", serpente meglio noto come Colubro liscio PDF Stampa E-mail
Scritto da Gianluca Congi   
Venerdì 01 Novembre 2013 13:25

alt Continua la serie dedicata ai serpenti che vivono sull’altopiano della Sila, questa volta tratteremo della specie: Colubro liscio, Coronella austriaca (Laurenti, 1768) sottospecie fitzingeri (Bonaparte, 1840), che vive nel Sud Italia e in Sicilia, pur se questo aspetto di sottospecie è stato messo in discussione da vari ambienti scientifici.

Assolutamente innocuo per l’uomo, appartiene alla famiglia dei colubridi. Si tratta di un serpente che da adulto, in genere, non supera i 70 cm, in media si attesta intorno ai 50 cm; con le femmine più lunghe dei maschi. Particolarmente rari gli esemplari albinotici o melanotici, al momento, pare mai documentati in Italia. Il maschio, solitamente, si presenta più bruno della femmina, che tende al grigio; i giovani sono simili agli adulti, con le parti inferiori rosate-arancio. Il Colubro liscio come colorazione varia, specie nelle parti superiori, pertanto esistono esemplari bruni, bruno-rossicci, grigi, giallastro-olivacei, con macchie scure sparse e disposte ai lati del corpo, delle volte unite come se fossero delle bande o barre trasversali, anche se in altri individui, le macchie, mantengono la disposizione separata e sono ben distinte l'una dall'altra. Il capo è ornato da una macchia scura, di forma allungata, vagamente cuoriforme. Caratteristica distintiva della specie è la banda scura che parte dalla base del collo e arriva poco dopo le narici in prossimità della bocca, attraversando l’occhio che è piccolo, con pupilla scura e rotonda mentre la colorazione dell’iride si presenta spesso rossastra oppure volgente al giallo, marrone chiaro e altre variabili. Le parti inferiori, sono senza macchie o bande scure evidenti, pur se in alcuni casi non è escluso riscontrarle. Vive in ambienti diversi, spesso in quelli umidi quali rive di fiumi e macchie ma anche in zone secche e pietrose, boscaglie, ruderi, muretti a secco ecc. In Sila l’ho rinvenuto in varie altitudini, pur se la fascia di rinvenimento maggiore che ho riscontrato è quella tra i 1000-1300 metri s.l.m. E’ un rettile agile pur se non molto veloce, può notare e si può arrampicare; delle volte, se disturbato, assume la classica postura ad “s”, venendo scambiato per una Vipera e ucciso senza alcuna pietà. Questo serpente è imprevedibile, spesso sembra non mostrare alcuna insofferenza alla presenza dell’uomo, talvolta invece s’irrita facilmente diventando mordace ma con scarsi risultati. Possiede una piccola ghiandola velenifera nella bocca, da non confondere con i denti veleniferi cavi dei viperidi, il veleno che è rilasciato non provoca alcun effetto sull’uomo, di fatti è un serpente assolutamente innocuo per noi. Le prede preferite sono rappresentate dalle arvicole, topi, lucertole, orbettini e piccoli serpenti anche della sua stessa specie. Sferra attacchi all’agguato, uccide spesso per costrizione ma può ingoiare le prede anche da vive. E’ una specie protetta, nel tempo ho avuto modo di osservarla sul nostro territorio e in diverse località, più volte tra le zone di Garga e Valle Piccola (vedi foto), con alcuni esemplari lunghi fino a 60 cm, mi è capitato di vederlo anche arrampicato su un albero di Ontano lungo un torrente non distante da San Giovanni in Fiore. Nel nostro dialetto è chiamato con il nome di “petrarulu”, probabilmente perché non è difficile trovarlo tra i sassi o nelle pietraie. Invito tutti a non scacciare o peggio uccidere questi innocui quanto splendidi animali, tanto utili all’ecosistema, uomo compreso. In Sila, sicuramente è meno diffuso rispetto ad altre specie.  Gianluca Congi ©



 

 

 

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