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I paradossi umani: c’è chi studia per proteggere e c’è chi studia come distruggere… PDF Stampa E-mail
Scritto da Gianluca Congi   
Venerdì 21 Dicembre 2012 14:17

alt Il titolo di questo mio articolo vi sembrerà pure uno scioglilingua ma ahimè rispecchia la cruda e banale realtà che l’uomo, spesso mette in pratica. Da tantissimi anni mi occupo di tutela della natura a 360°, l’ho fatto nelle vesti più disparate, ancora oggi continuo a farlo non solo come professione ma soprattutto perché è la mia più grande passione.

 L’istinto, sin da moccioso, mi ha sempre portato verso la scoperta di ciò che la Sila possedeva: montagne, fiumi, luoghi ameni e nascosti, animali, alberi, fiori, pietre e tutto ciò che era intimamente “naturale”. Da qualche anno, con una certa costanza, mi sto interessando allo studio ornitologico cioè degli uccelli. Pochi giorni addietro, all’Università di Cosenza, intervenuto unitamente a tutti i ricercatori calabresi di un grande progetto nazionale e internazionale sullo studio dell’avifauna, mi sono reso conto, forse più che mai, del grande contributo che si può dare a questa nostra tanto maltrattata natura. Vado al sodo. Nel portale nazionale di quest’ambizioso programma ho avuto modo di inserire circa 12.000 dati in poco meno di due anni, quasi 200 specie diverse di uccelli, i dati riguardano tutto il territorio regionale ma per almeno il 95% sono derivanti dalle osservazioni che ho condotto sulla Sila. Uno studio articolato e certosino, che per quanto mi riguarda è finalizzato in particolar modo alla protezione. Faccio un pratico esempio, accertata la presenza di una specie rara, cerco in vari modi di attuare una grande attenzione in termiti di controllo e vigilanza dei siti. Purtroppo a tutto questo si contrappone un’altra faccia della medaglia. Questa è rappresentata invece da chi imbraccia un fucile e in barba alle più elementari regole civiche e morali prima ancora di quelle imposte dalle leggi dello Stato, spara a dei piccoli uccellini che con tutte le piume non pesano che pochissimi grammi. Una barbarie senza fine, un’inaudita inciviltà, per non dire altro. Eppure succede ancora questo e alcuni personaggi hanno il vile coraggio di uccidere povere e indifese creature con il solo scopo di riempirne i freezer e le macabre tavole di gente senza scrupoli ma soprattutto senza nessuna pietà. Altro che gli animali sono presi ad esempio, nel caso in cui l’uomo diventa un essere ignobile. Nessun animale ucciderebbe per gusto, per gioco o per puro divertimento, da oggi, pensateci bene quando pronuncerete la frase: “Sei un animale”. Ritengo che non esista espressione più scorretta. I bracconieri (non so come definirli diversamente, avrei termini molto più duri che non trascrivo per ovvie ragioni) sono quelle persone che praticano la caccia violando la legge ma prima ancora l’animo umano, perché chi non ha rispetto per gli animali, non c’è l’ha nemmeno per le persone. Questi disonesti uccidono milioni di uccellini, protetti o meno. Lo dimostrano ogni anno le operazioni delle forze di polizia specializzate nel contrasto a queste vergognose stragi, un plauso per ciò alla Polizia provinciale e al Corpo Forestale. Come si fa a mangiare un piatto o uno spiedino fatto di uccelletti, cioè di morte? I criminali sono solo quelli che commettono rapine, attentati o altro? Secondo voi uccidere un povero uccellino indifeso non è un crimine orrendo? Abbiamo o non abbiamo il coraggio di opporci a queste crudeltà? I bracconieri, di qualsiasi genere, vanno isolati, senza remore. Gli uccelli, però, sono uccisi non solo dal bracconaggio ma anche dall’inquinamento dell’ambiente, dalla distruzione dei boschi, dalla cementificazione selvaggia e dall’uso indiscriminato di veleni di ogni genere. Pensiamoci bene prima di compiere gesti che indirettamente producono danni irreparabili. Ricordo un vecchio cartone animato, dove un piccolo Pettirosso, di nascosto, si lasciò morire infilzandosi il petto sopra una spina. Bagnata dal sangue, una rosa, da pallida divenne rosso splendente. Il tutto allo scopo di rendere felice una triste fanciulla. Una fiaba? Forse. Chi ci rispetta e ci ama davvero, spesso, lo fa in silenzio, senza clamore. Non ci sono dubbi che un Pettirosso non ci farebbe mai del male! Un cielo senza i nostri amici alati sarebbe un cielo spento, buio e triste ma con esso anche la nostra vita non avrebbe senso!

 

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