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Un misterioso “scopazzo della strega” si aggira nelle foreste della Sila. PDF Stampa E-mail
Scritto da Gianluca Congi   
Domenica 13 Marzo 2016 17:30

Scopazzo della strega in Sila - Foto di Gianluca Congi © Tra favole e realtà, il fascino vellutato dei boschi dell’altipiano silano, regala sempre inaspettate sorprese. Uno strano fenomeno, da sempre, tiene banco tra le genti del posto. Siamo di fronte ad un evento, che non ha niente di soprannaturale giacché un microscopico batterio, conosciuto col nome di Rhodococcus fascians, è il responsabile di tutto questo mistero.

Voglio raccontarvi di una storia, accaduta per davvero! Molti anni fa, nei fitti boschi dell’Agnara, non distanti dal Lago Ampollino, in pieno Parco Nazionale della Sila, incontrai, verso il tardo pomeriggio, un anziano signore, che stava cercando, disperatamente, di elevarsi verso un grosso albero di Pino nero laricio calabrese (Pinus nigra J.F.Arnold subsp. laricio (Poir.) Maire). La mia puntuale curiosità, dopo non molto, svelò la vera intenzione di quell’uomo dai capelli bianchi, che di certo, non era lì per far danni o predisporre qualche trappola per gli animali selvatici. I suoi occhi e il suo interesse erano unicamente rivolti all’insù, mostrava di fatti, un’attrazione spasmodica, per una sorte di groviglio di aghi e, rami menomati, che in una forma curiosa, pendevano da un grosso e contorto ramo di pino. Uscito allo scoperto, cercai ovviamente di capirne di più, ma solo in seguito ad una sincera chiacchierata, gli spiegai la realtà, sfatando un mito, che a detta dello stesso, regnava nella sua mente, da quasi ottant’anni. Nessuno, in tutti quei lustri, gli aveva saputo dare una spiegazione su quello strano intreccio vegetale, difatti, lo aveva appreso, quasi al volgere del suo tramonto terreno! Al calar delle tenebre, l’uomo, non fece altro che andarsene in silenzio, ringraziandomi quasi commosso e, lasciando in pace, i pensieri e quella che probabilmente, non era più una misteriosa creatura dei cupi boschi della Sila! Camminando per valli e per monti, lungo i mille sentieri di questa splendida terra, ammantata, da interminabili foreste mediterranee, dai tratti tipicamente nordici, il fascino, certamente, non manca mai di stupirci. Una radiosa bellezza, ecco affiorare con la sua delicata prepotenza, tipica della forza di Madre natura, che qui, si rigenera ogni qualvolta si resta in silenzio, per ammirarne l’immane splendore! In questo scenario da fiaba, lo “scopazzo della strega”, anima da chissà quante primavere, la vita del bosco e delle genti che lo frequentano da sempre. L’oscuro artefice di codesto misfatto, non è nient’altro che un batterio, il Rhodococcus fascians, che può essere patogeno sia delle angiosperme sia delle gimnosperme. Nelle diverse tipologie di vegetali che attacca, il R. fascians, nel nostro caso, noto con il caratteristico nome di “scopazzo della strega”, cagiona diversi sintomi sulla pianta ospite. Nella Sila, si manifesta soprattutto sul Pino laricio, provocando una visibile alterazione nella crescita degli aghi, che sembrano più abbozzati, questi si originano su rami sviluppati in modo anormale, formando di fatto, bizzarre composizioni, a forma di palla, di ombrello o di fuso. Sui rametti che ospitano l’infezione, si osserva lo sviluppo irregolare degli stessi, anche se il più delle volte, gli aghi molto fitti, nascondono la struttura alterata che li ospita, rendendo il tutto molto caratteristico. Il batterio è dotato di composti che sostanzialmente interferiscono con la normale crescita e lo sviluppo della pianta. Giova rammentare, che il Pino laricio silano o calabrese, è la conifera che rappresenta più di ogni altra cosa, la grandiosità delle foreste silane e, che a perdita d’occhio, popola queste montagne da epoche immemorabili, trovando proprio sull’Altopiano silano, la sua massima esplosione in termini di superficie e bellezza. La pianta in questione è presente anche in Aspromonte e sull’Etna, ma in modo molto più limitato, qui da noi, occupa complessivamente, circa 40.000 ettari, di cui almeno la metà, in popolamenti puri; l’area d’indigenato è oggi difficile da tracciare, tenuto conto dei massicci rimboschimenti adottati su moltissimi versanti, dal dopoguerra fino a circa un ventennio fa. Nel tempo, sul territorio, ho censito numerosissimi “scopazzi”, certamente uno dei più grandi è presente nei boschi attorno a Montenero, e occupa almeno un quinto in altezza, rispetto alla pianta che ne è interessata, rappresentata, ancora una volta, da un bel pino silano, alto una quindicina di metri. Con assoluta tranquillità, adesso, possiamo affermare, che in giro, non c’è nessuna strega in cerca della scopa, magari nascosta all’ombra di alberi secolari, piuttosto, ci troviamo semplicemente, dinanzi a uno dei tantissimi fenomeni naturali, che regolano, da sempre, la vita su questo pianeta! Gianluca Congi ©

Tratto da MeteoWeb.eu, dove è presente la gallery completa delle immagini dello “Scopazzo della strega” (CLICCA QUI)

 

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