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I terremoti a San Giovanni in Fiore, tra storia, dati e leggenda popolare. PDF Stampa E-mail
Scritto da Gianluca Congi   
Mercoledì 05 Ottobre 2016 21:41

 L'abnorme sviluppo edilizio di S.Giov. in Fiore - ph Gianluca Congi © Dall’analisi dei dati consultabili nei database dell’INGV, dai racconti storici e da ciò che da sempre si tramanda sulle montagne della Sila, una breve ricerca sul rischio terremoti nel centro più popoloso e importante della Sila.

 

Che la Calabria sia una terra “ballerina” lo sanno ormai pure i bambini. Forse però non tutti sanno che anche il territorio di San Giovanni in Fiore (Cosenza) ha una certa classificazione sismica, sicuramente non indifferente, lo dicono le fonti ufficiali, le normative antisismiche per le costruzioni ma soprattutto lo dice l’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV). Il nostro territorio è stato fino a qualche anno addietro, classificato come zona 2 - “zona con pericolosità sismica media, dove possono verificarsi terremoti abbastanza forti”. Le mappature più recenti parlano invece di un valore di 0.2 – 0.225 per buona parte dell’area, valori espressi in accelerazione massima del suolo con probabilità di eccedenza del 10% in cinquanta anni riferita ai suoli rigidi. Valori molto più espressivi si trovano non lontano da noi, come a Cosenza e nella vicina valle del Savuto, che presentano il picco di 0.275 – 0.3; sempre secondo l’INGV a guardare la cartografia c’è davvero poco di rassicurante, ma come ben noto, la Calabria è una regione con un alto grado sismico, solo verso le coste dello Jonio, i valori sono più attenuati. Dal sito dell’INGV, in un passo relativo alla pericolosità sismica in Italia, si legge integralmente quanto scritto: “Gli scuotimenti più forti, con valori delle accelerazioni del suolo superiori a 0.225 g (g = 9,81 m/s2, accelerazione di gravità), sono attesi in Calabria, Sicilia sud-orientale, Friuli-Venezia Giulia e lungo tutto l’Appennino centro-meridionale. Valori medi sono riferiti alla Penisola Salentina, lungo la costa tirrenica tra Toscana e Lazio, in Liguria, in gran parte della Pianura Padana e lungo l’intero Arco Alpino. La Sardegna è la regione meno pericolosa con valori di scuotimento atteso moderati”. Ancora dall’analisi dei preziosissimi dati dell’INGV, il comune di San Giovanni in Fiore, presenterebbe una storia sismica con 11 eventi di un certo rilievo e nessuno con epicentro nel comune silano (dall’anno 1000 al 2006), di sicuro una nota molto rincuorante rispetto a tantissimi comuni italiani o addirittura calabresi, un fatto storiografico da tenere in debita considerazione! I terremoti sono imprevedibili, anche se alcune teorie sostengono il contrario, vedi ad esempio il caso del precursore gas radioattivo “Randon”, però tra calcoli statistici e studi vari, la scienza si sforza sempre più per trovare un modello attendibile e riconosciuto scientificamente atto alla vera previsione di questi avvenimenti naturali. Il terremoto è imprevedibile ma spesso non è un imprevisto! Alcune clamorose sentenze, all’indomani di particolari eventi, si sono basate sulla fattiva prevedibilità di alcuni avvenimenti sismici, innescando un braccio di ferro con gli esperti, molti dei quali, continuano ad affermare che un terremoto non può essere previsto (immaginate per un sisma, conoscere in debito anticipo, la data esatta, l’orario preciso, in quali posti e in che raggio avrà origine e con quali effetti). Ormai, il mondo scientifico, da decenni ripete, inascoltato più che mai, che l’unica arma vincente di fronte ad un terremoto severo, sono le costruzioni fatte in una certa maniera, giacché a uccidere, per il 99 % delle volte, ancora oggi, sono i crolli! Continuando a fare un’attenta analisi dei dati, i dati in possesso partono da uno dei terremoti più forti, quello avvenuto l’8 Giugno1638, alle 15:00 circa ore italiane, anche se qualcuno sostiene che avvenne di notte, con epicentro nella zona del crotonese, 9° grado della scala Mercalli,“scossa disastrosa”, magnitudo al momento sismico pari a 6.89 ± 0.25. Si racconta che questo terremoto devastò in particolare una buona parte interna dell’attuale provincia di Crotone e le pendici della Sila orientale; il Crotonese era stato già duramente colpito il 27 e 28 Marzo dello stesso anno, da un altro evento disastroso. L’area d’interesse fu una vasta porzione della Calabria centrale, tra le odierne province di Cosenza, Catanzaro e Crotone. I valori più elevati si registrarono nei paesi di Casabona, Verzino, Petilia Policastro e Caccuri, tutti nel Crotonese. Il centro abitato di San Giovanni in Fiore, ebbe un forte contraccolpo dal sisma. Secondo alcune rare testimonianze, si determinò a seguito di questo movimento tellurico, un’apertura di un’enorme faglia alta 80 cm e lunga 60 miglia, che da Petilia giungeva fino in Sila e dalla quale fuoriuscivano gas, questa enorme frattura fu riconosciuta e determinata un paio di secoli fa da parte dello studioso Domenico Martire. Si troverebbe traccia nella località di Cagno in territorio di San Giovanni in Fiore e, da più recenti analisi e studi scientifici pare sia stata confermata e denominata come la “faglia dei laghi”. Per alcuni anziani contadini della zona, il luogo è ancora noto come la “Conca del terremoto”. Altre testimonianze storiche, raccontano che nonostante quel terribile terremoto, non si censirono vittime nel paese, eppure quasi tutte le case, erano state distrutte o rese inagibili, ovviamente si tratta di un periodo, dove vi erano molte costruzioni in pietra, per quello che era un piccolo e sperduto centro interno della Calabria. Il fortissimo sisma, aveva avuto origine in una zona disabitata ma comunque vasta, si registrarono moltissime vittime, forse un migliaio, specie nell’entroterra del Crotonese. Altri terremoti fortissimi furono quelli dell’8 Marzo 1832 che distrusse molti paesi sempre nell’area del Crotonese è quello del 1894 con epicentro la Calabria meridionale, seguito poi da uno degli eventi che ad oggi è il terremoto più grave che si conosca nel nostro Paese, il sisma del 1905, che rase a suolo Messina e Reggio Calabria, tutti questi fenomeni hanno avuto effetti sul territorio di San Giovanni, così come si evince dall’analisi della storia sismica del centro silano, ricavata dall’INGV. L’evento sismico del 23 novembre 1980, avvenuto nell’Irpinia, fu sentito abbastanza forte sul territorio, stando alle testimonianze di numerosissime persone. L’ultimo episodio espressivo risale al 2002, con 3-4 grado della scala Mercalli, epicentro la Costa calabra orientale ma sentito in modo accentuato su tutta l’area della Sila. Ovviamente non si considerano le piccole scosse che negli ultimi anni hanno avuto come epicentro le più svariate aree del cosentino, del crotonese e dell’area dell’altipiano silano, specie nella zona cosiddetta dei “laghi”. Dalla mappa dei terremoti italiani, nonostante tutto, si evince che la Sila Grande è una delle aree con il minor numero di epicentri e per San Giovanni, se si escludono i terremoti del 1638 e del 1832 (con epicentro nelle zone limitrofe), si può dire che non vi sono stati altri sismi di particolare intensità che qui hanno provocato danni negli ultimi secoli. A oggi, non sono a conoscenza, di un particolare fatto luttuoso, legato ai terremoti, anche spulciando alcuni testi datati sulla storia locale, speriamo che sia un dato di buon auspicio anche per il futuro! Lo studio del 2015, uno degli anni con il maggior numero di movimenti sismici nel Paese e del 2016, grazie a quei sempre preziosi dati ricavati dagli archivi dell’INGV, evidenzia che sul territorio di San Giovanni in Fiore, si sono registrati solo due eventi aventi epicentro nel comune più esteso della regione Calabria (27.945 ha), in particolare il 4 aprile del 2015, alle ore 00:44:57,700, con magnitudo 1,6 a una profondità di 11 km, avvenuto tra Cagno e Lenzano e il 21 aprile 2016, alle ore 14:12:46,390, con magnitudo 1,6 a una profondità di 10 chilometri, localizzato nella località Sciolle, a pochissimi chilometri da Cagno, ovvero dal luogo della scossa dell’aprile 2015, a Sud-Ovest rispetto all’abitato principale di San Giovanni in Fiore. Entrambi fenomeni, di lieve intensità, non sono stati nemmeno avvertiti dalla stragrande maggioranza della popolazione. Di certo, il tessuto urbano e architettonico attuale non è più quello di una volta, oggi, nella capitale della Sila, sorgono migliaia di unità abitative e strutture economiche-produttive, della più varia fattura costruttiva. Si narra da più fonti, che il grande boom edilizio che ha interessato la cittadina silana negli anni ’80, abbia prodotto vani per oltre 80 - 90.000 abitanti, a fronte di un’attuale popolazione residente di nemmeno 18.000 abitanti (d’estate e in alcuni momenti è probabile che rasenti le 30.000 unità). Molte case e interi quartieri sono sorti abusivamente, ma oggi, sono perfettamente in regola, grazie ai sempre più scellerati condoni edilizi. Sarebbe necessaria una seria riflessione sulla prevenzione e su come comportarsi in caso di movimenti tellurici, ciò andrebbe fatto in continuazione, sia nelle scuole sia nelle case di ognuno di noi, non soltanto nei primi giorni dopo la catastrofe, che guardiamo inermi da dietro lo schermo del televisore e comodamente seduti. Basterebbe semplicemente un modello di costruzione adeguato per evitare disastri e tragedie inaudite, specie se da tantissimi lustri, sappiamo, che viviamo in un luogo certamente non tranquillo da questo punto di vista. L’abate calabrese di Spirito profetico dotato, tale Gioacchino da Fiore, fondatore di San Giovanni in Fiore, tra le sue profezie parlava anche di terremoti, chissà se la sua intercessione, fino ad oggi, non sia stata di grande aiuto. Il nostro famosissimo suolo granitico, molto duro, da solo, può metterci al riparo dalle scosse, atteso che i terreni sabbiosi e argillosi siano più fragili? Certamente la risposta scientifica la troveremo solo se mediteremo sulle nostre scelte costruttive e sullo scellerato consumo del suolo, senza valutarne l’aspetto più importante che è quello della microzonazione sismica (l’aspetto geologico e geomorfologico chissà quante volte è stato preso in seria considerazione specie in passato). Se la prevenzione, in tutte le cose è la migliore arma di difesa che possa esistere, come mai il tutto si limita a blande campagne e non a pressanti progetti di sensibilizzazione, da rendere obbligatori per ogni settore e fascia della popolazione? L’Italia, può oggi vantarsi di una complessa macchina della Protezione Civile, che oltre a movimentare le onnipresenti forze pubbliche preposte, muove parimenti migliaia di volontari organizzati, che danno davvero l’anima e il cuore per soccorrere le persone in difficoltà, senza dimenticare quegli splendidi cani, eroi senza medaglie, che hanno sempre moltissimo da insegnare a noi poveri umani. Il rispetto per gli animali è uno dei doveri morali primari della nostra stessa esistenza! Per il resto, sulla solidarietà del popolo italico, specie nei momenti di difficoltà, credo che non ci sia nulla da aggiungere, visto che quando vogliamo siamo probabilmente il Paese più straordinario del mondo. Non è il terremoto che uccide ma ciò che noi stessi abbiamo realizzato, con le nostre mani, sulla nostra testa e che spesso riteniamo il posto più sicuro al mondo, atteso che poi, il tutto si trasformi nel luogo più pericoloso dove ci possiamo trovare in qualsiasi momento! Vi rimando a due interessanti contributi online su MeteoWeb, con l’apporto di qualificati esperti in materia: 1) Terremoti in Sila, scosse su faglie attive nell’altopiano dei laghi artificiali. Urge prevenzione a valle delle dighe - 2) Terremoto Calabria, l’esperto Cnr: “in quella zona le faglie stanno scricchiolando, oggi s’è mossa quella dei laghi”.

Nell’immediato, non dimentichiamoci di aiutare le popolazioni duramente colpite dal recente sisma, per come possiamo e per come la Protezione Civile ci indica di fare. Gianluca Congi © - www.gianlucacongi.it

TRATTO DA: METEOWEB.EU

 

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