www.gianlucacongi.it

Benvenuti sul sito web di Gianluca Congi

La natura è la nostra vita...proteggiamola!!!

Gianluca Congi ringrazia tutti i visitatori del suo sito web (quasi 400.000 utenti della rete). Un successo se si considera che il sito non è pubblicizzato in alcuna forma e/o condiviso su nessun social network (facebook-istagram etc.). Lo scopo principale di questo portale non è altro che quello di aumentare il consapevole rispetto verso la natura e gli animali...Buona visione. L'amministratore.
You are here: Home Didattica Storie e racconti L'uomo cattivo è contro natura Il territorio della Calabria è da sempre uno “sfasciume pendulo sul mare”.
  • Decrease font size
  • Default font size
  • Increase font size
  • default color
  • green color
  • blue color
Il territorio della Calabria è da sempre uno “sfasciume pendulo sul mare”. PDF Stampa E-mail
Scritto da Gianluca Congi   
Martedì 03 Novembre 2015 18:57

alt Nel lontano 1904, uno dei più grandi meridionalisti di sempre, Giustino Fortunato, definì la nostra regione, come “uno sfasciume pendulo sul mare”. Questa locuzione, ancora oggi, purtroppo descrive molto bene, l’assetto idrogeologico della Calabria.

Dopo ben 111 anni, ogni qualvolta vi siano delle consistenti precipitazioni atmosferiche, siamo costretti a piangere vittime umane e, disastri che segnano come cicatrici indelebili, il paesaggio calabrese ma anche le anime e i cuori dell’ignara (ma non sempre) popolazione. La penisola calabra è rappresentata al 91% da territorio collinare-montano, solo il restante 9% è coperto a pianure e aree pianeggianti. L’orografia della regione è abbastanza complessa, basti pensare ai monti che sfiorano i 2000 metri e che guardano, con brevi distanze, i due mari che circondano per tre parti, questa splendida terra, funestata, sempre più dalla mano nera dell’uomo. La Calabria è una delle regioni a più alto rischio idrogeologico, senza dimenticare l’elevata pericolosità sismica. Nonostante gli innumerevoli campanelli d’allarme, rappresentati dalla particolare posizione geografica, dalle spettrali fiumare (secche d’estate e in violenta attività alle prime cospicue piogge), dalla fragilità dei versanti, dal gravissimo fenomeno degli incendi boschivi, dal vergognoso abusivismo edilizio e dalla cattiva gestione del territorio, non c’è stagione ormai, che non rappresenti il vero volto della tragedia. Alle puntuali catastrofi, a dir poco annunciate, inutilmente poi, si cercano le colpe. Oggi, per tanti autorevoli umani, le responsabilità sarebbero da attribuire allo stravolgimento climatico, ammesso che ciò sia in parte verità, vien spontaneo da chiedersi, se sia solo opera di Madre Natura! Per altri grandi geni del sapere, si è costruito in luoghi, dove non si doveva; in seguito, immancabilmente, vai a scoprire che, alle opere abusive, permesse e, addirittura condonate, si sono aggiunti gli scandalosi “tombamenti” di torrenti e canali, dove sopra, hanno costruito interi quartieri, strade e finanche aeroporti. Assurdo pensare, che un fiume con una sezione di decine di metri, possa essere ridotto a qualche metro di spazio e per giunta rinchiuso in una scatola di cemento armato! Una riflessione finale, nel 1939 il Re Vittorio Emanuele “per grazia di Dio e volontà della nazione”, proclamò la legge n. 1497 sulla protezione delle bellezze naturali. Dopo quasi 50 anni, nel 1985, dopo anni e anni di cementificazione selvaggia, veniva finalmente approvata la cosiddetta “Legge Galasso”, mirata alla tutela dei beni ambientali e paesaggistici del Paese. Nel provvedimento normativo citato, si stabilivano in 150 metri dai fiumi e in 300 metri dai mari e dai laghi, i relativi vincoli di protezione. Ai giorni nostri, con il D.lgs. n. 42/2004, sono sottoposti a vincolo i medesimi beni ambientali; eppure mi dovete rispondere alle seguenti domande: in quanti e in quali fiumi vi è il rispetto di una fascia di almeno 150 metri e, in quanti e in quali mari non vi siano opere umane a non meno di 300 metri da essi? Deroghe, autorizzazioni e condoni, hanno di fatto favorito tutto quello che capita di vedere con vostri occhi, inutile poi piangere sul bagnato! Non basterà nemmeno abbattere le opere abusive, quando ve ne sono tante altre che sorgono condonate a pochi metri appena. Se in Sila e a San Giovanni in Fiore, per fortuna, queste calamità sono ancora lontane, nonostante le sempre più frequenti avversità meteorologiche, ringraziate il Creatore prima di ogni cosa, con la sua opera, ci ha donato di un saldo e granitico suolo; di lussureggianti boschi e foreste; di pendenze e di ampie valli che circondano i fiumi Arvo e Neto. Dovremmo anche ringraziare quel mistico Abate Gioacchino da Fiore, che illuminato, scelse il posto giusto per edificarvi la prima costruzione che diede poi vita all’odierna cittadina florense, oggi però, possibilmente spogliata, di tutte quelle orrende costruzioni che deturpano senza logica alcuna, un magnifico territorio, che abbiamo l’obbligo di conservare e rispettare seriamente. In foto: l'ampio e secco letto di una fiumara calabrese in territorio di Longobucco (CS). Foto e testi di Gianluca Congi ©

 

Visitando questo sito web si autorizza l’impiego di cookie. In alternativa, è anche possibile revocare l’autorizzazione all’impiego di cookie. To find out more about the cookies we use and how to delete them, see our privacy policy.

I accept cookies from this site.

EU Cookie Directive Module Information