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“U’ ‘ntassature”. Figura da non considerare nemmeno nella più lontana memoria PDF Stampa E-mail
Scritto da Gianluca Congi   
Martedì 02 Luglio 2013 13:29

Fino alla fine degli anni ’90, nei fiumi della Sila, si aggiravano dei loschi figuri, più noti come gli “n’tassaturi”, individui considerati, a giusto titolo, come famigerati criminali della natura.

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La figura dello “n’tassature”, ha trovato spazio per decenni del secolo scorso, probabilmente aiutata dall’ignoranza e dalla scarsa o assente cultura del rispetto per il nostro ambiente e per la nostra salute. Oggi per fortuna, non si sente più parlare di questi personaggi, anche se di tanto in tanto qualcuno segnala fatti poco chiari che avvengono nei nostri fiumi, probabilmente provocati da soggetti che usano la corrente elettrica per stordire e quindi poi prelevare le trote, specie nei periodi estivi, quando le acque si ritirano e di conseguenza i fiumi diventano più deboli da questo punto di vista, una vera vigliaccata. Ritornando al discorso degli avvelenatori, diverse persone del posto ma anche provenienti dai paesi del catanzarese e dell’alto crotonese, si aggiravano nei fiumi e finanche nelle zone più selvagge e nascoste al fine di porre in atto un vero e proprio crimine: infondere nelle acque dei veleni e di conseguenza poter raccogliere i pesci in modo molto più facile ma certamente anche molto più distruttivo. Un delitto dagli effetti incalcolabili per la fauna ittica. Distruzione certa anche per i microrganismi aquatici, gli anfibi, i coleotteri e per tutti gli altri animali del delicato equilibrio fluviale. I fiumi e i torrenti trasformati in ambienti di morte con esseri di tutti i generi sparsi sulle rive o nei fondali, il tutto in un triste scenario impregnato di vergogna e analfabetismo culturale e sociale. Hanno utilizzato la calce, la varechina, i diserbanti agricoli, il solfato di rame e i famigerati cianuro di sodio e cianuro di potassio. Quasi nessun fiume della Sila è rimasto indenne da questa vigliaccheria umana. Mi chiedo quanti hanno mangiato trote avvelenate sapendo che erano state oggetto di pesca di frodo e quanti altri sono stati ingannati, magari presi per fessi dai bracconieri che avevano assicurato di aver pescato negli ambienti più sani della nostra povera Sila. Per la legge intorpidire le acque con sostanze varie, gettare esplosivi o immettere corrente elettrica al fine di prelevare pesci nei fiumi è un reato. Purtroppo si tratta di un disposto normativo risalente a un Regio decreto del 1931, il n. 1604, una contravvenzione penale, ma invito tutti gli organi di polizia a tener conto di altri gravi reati che possono essere conseguenza di atti di pesca abusiva con quei metodi sopra menzionati. Bisogna attentamente valutare se concorrono i reati di danneggiamento aggravato di acque pubbliche, deturpamento di bellezze naturali e getto pericoloso di cose, al fine di aggravare il quadro indiziario a carico dei criminali dei fiumi. Non bastano diversi anni per ristabilire la vita in un fiume avvelenato o anche oggetto della corrente elettrica generata da piccoli motorini silenziosi spesso portati a spalla e quindi facilmente trasportabili e occultabili. I migliori vigilanti dei fiumi e dei torrenti sono i pescasportivi, muniti di regolare licenza, che con la canna a mulinello o telescopica, vanno a pescare non più di cinque trote a giornata di pesca, rispettando le zone interdette come la zona “1” del Parco Nazionale della Sila e il Lago Ariamacina oppure non osano pescare le trote, dalla seconda domenica di Novembre alla seconda domenica di Marzo, periodo propizio per la riproduzione e deposizione delle uova da parte di questi splendidi pesci all’interno dei nostri corsi d’acqua. Seguono poi una serie di altre norme da rispettare che è facile recuperare consultando, anche sul web, la legge regionale della Calabria n. 29/2001 o i regi decreti n. 1604/1931 e n. 1486/1914. Un invito-appello: chiunque assista a un caso di pesca di frodo, soprattutto quando perpetrata con la corrente elettrica, con esplosivi e veleni di qualsiasi tipo, di rivolgersi al Corpo della Polizia Provinciale (0984/814757), al Corpo Forestale (1515), ai Carabinieri (112) o alla Guardia di Finanza (117). E’ dovere di ognuno di noi impegnarsi concretamente per la difesa e per la tutela della nostra natura, che certamente non appartiene ai predoni e ai criminali quali i pescatori di frodo, gli incendiari dei boschi, i bracconieri di ogni tipo, chi inquina la nostra Terra gettando schifezze della più svariata tipologia ecc. La Sila merita rispetto non vergogne di questo genere.

 

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