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Il lungo esilio di un re. PDF Stampa E-mail
Scritto da Gianluca Congi   
Giovedì 02 Ottobre 2014 16:59

Il Lupo appenninico è un formidabile predatore, all’apice della catena alimentare.

alt Le vetuste e solenni foreste della Sila rappresentano un regno di natura selvaggia, dagli innumerevoli volti e dai mille contrasti.

In esse domina ancora una pace primordiale, seminata a grande scala, a dispetto dei tanti disastri umani, purtroppo arrivati anche quassù. Negli angoli più nascosti, all’ombra di alberi giganti, tutto si muove al rilento, come se il tempo si fosse fermato in epoche molto lontane. Spesso, in solitudine, trascorro intere giornate lungo i crinali e nelle valli della Magna Sila, così come la definiva il grande Nicola Misasi. Il silenzio di questi posti, parla incessantemente una lingua diversa da quella degli umani, molto più comprensiva e soprattutto sempre tesa all’ascolto, cosa molto rara ai giorni nostri. Un immacolato alone di mistero avvolge ogni cosa, trasmettendo un’intima positività senza quell’insana invadenza tipica di noi piccoli ominidi, che capiamo tutto e niente. In questo sconfinato scrigno di natura intatta è nata la storia di un re, mandato in esilio per mano dell’uomo tiranno. Un atavico odio rincorre da sempre il vero sovrano della Sila, oggi illustre esiliato. Accusato di ogni nefandezza è stato incriminato per malvagità da parte di una corte, di fatto costituita da chi, con ogni mezzo, ha solo distrutto ciò che doveva essere preservato; del resto, non c’è da meravigliarsi, il mondo è pieno d’ipocrisia. Il Lupo appenninico (Canis lupus italicus) è un formidabile predatore, all’apice della catena alimentare, prezioso per i delicati quanto complessi equilibri della diversità biologica. Ahimè, questo gioiello della fauna selvatica nazionale è braccato in ogni modo: colpi di fucile, lacci e soprattutto tramite i famigerati e, vigliacchi bocconi avvelenati, che mietono vittime senza distinzione alcuna. Stanato con assurdo rancore, spesso, per razzie di bestiame dove non c’entra in alcun modo, il re non ha di certo perso il trono, resta sempre l’emblema di nostra Madre Natura. Il lungo esilio forzato, cui è stato spinto con odio e prepotenza, un giorno finirà. Nel 1971, il WWF lanciò la campagna di tutela “Operazione San Francesco”; in quegli anni, il carnivoro, contava l’esiguo numero di circa 100 esemplari in tutto il Paese. Grazie all’accresciuta sensibilità, alla protezione accordata dalla legge (prima era considerato addirittura un animale nocivo) e alle innumerevoli azioni di conservazione, adesso, nonostante le permanenti difficoltà volte a una pacifica convivenza, i lupi in Italia sono ben oltre 1000! Un gran bel successo che ha strappato dall’estinzione certa un animale fantastico, pur se ancora molto vulnerabile. La Sila è una delle storiche roccaforti della specie, da qui non è mai scomparso, solo la Calabria, la Basilicata, la Campania e l’Abbruzzo detengono questo primato. Non va dimenticato, che i pericoli sono sempre in agguato. Sulla Sila, in ordine di tempo, l’ultimo re Lupo è stato barbaramente trucidato quest’estate; il gravissimo delitto si è consumato sulle alture del monte Sorbello, in pieno Parco Nazionale della Sila, tra la grande indifferenza dell’Homo sapiens. Attentare all’esistenza di questi preziosissimi tesori della nostra fauna è un crimine senza alcuna attenuante. Qualche decennio fa, le genti della Sila, rendevano grande omaggio al luparo, quasi come si faceva con gli eroi della mitologia greca. Era una figura che se ne andava in giro, per le vie dei paesi, mostrando come trofeo dell’imbecillità umana, il Lupo ucciso. Tutto questo indecoroso spettacolo, in cambio di doni e regali, come premio al fiero gesto per aver assassinato un acerrimo nemico, rigorosamente disarmato! Se i protagonisti e le vicende del nostro passato, richiedono il giusto rispetto, anche al fine di onorare il presente, altrettanto rispetto assoluto va mostrato per tutto ciò che non ci appartiene; su questa Terra, siamo solo degli ospiti e non i notabili padroni. Gli spazi che sono stati indegnamente sottratti al regno (la Sila), il lungo esilio cui è stato confinato il re (il Lupo) e tutto ciò che non è vissuto in accordo con la natura, ci porteranno immancabilmente verso il degrado ambientale, culturale e sociale.

Gianluca Congi ©

(Tratto dalla rubrica "Sila: viaggio tra stodia e natura..." di Gianluca Congi - Il nuovo Corriere della Sila - Anno XXIV (nuova serie) n.10° - Ottobre 2014)

 

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