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Il risveglio della natura in Sila: piccoli gesti dal grande significato. PDF Stampa E-mail
Scritto da Gianluca Congi   
Giovedì 02 Maggio 2013 19:04

alt Dopo i rigori invernali, la Sila, si sveglia dal lungo e freddo sonno. Chi si reca per monti e per valli può assistere al miracolo della natura. Un miracolo rappresentato dall’esplosione dei prati che si adornano di mille colori, dal canto soave degli uccelli, dallo scorrimento dei ruscelli, deciso ma allo stesso tempo piacevole. Le alture sono ancora chiazzate dalla candida neve, a testimonianza che da queste parti, il clima non scherza mai.

 Regna, specie negli angoli più remoti, una pace primordiale, a tal punto da rigenerare le anime, anche le più ostili. Mi è capitato tante volte di ascoltare il silenzio della Sila, mi è bastato poco per capire tanto, forse noi uomini abbiamo la mente troppo corta per comprendere il sacrificio di Madre Natura. Questa è la stagione della vita, innumerevoli specie di uccelli giungono dalle terre lontane, hanno percorso migliaia di chilometri, sfidato le intemperie, il mare ma soprattutto l’uomo. Si preparano a trovare un partner con cui condividere una stagione, effimera per noi, grandiosa per loro, creare una famiglia e dare nuova vita a dei piccoli che si affacceranno a questo mondo tanto difficile. Non scordiamoci che la Sila è bella in tutte le stagioni, ha sempre qualcosa da trasmettere più che da mostrare; riesce a far comprendere come la sua grandezza sia infinita, del resto, anche in questi giorni, basta fissare il cielo azzurro sopra i monti, per capire quanto siamo piccoli dinanzi ad essa. Per una volta, pur se tentato, non volevo entrare nel merito dei comportamenti umani scellerati, però meglio ricordare alcune cose, forse date per banali o per scontate, d’altronde l’educazione non è mai sufficiente. Basta poco per fare tanto, ad esempio non raccogliendo i fiori spontanei, molti sono protetti ma la loro funzione è fondamentale per il delicato micro equilibrio naturale. Attenzione ai nidi, spesso la curiosità può costare cara, per cui se notiamo un nido, allontaniamoci e non tentiamo di vedere, toccare o disturbare, molte specie sono capaci di abbandonare i piccoli dopo la nostra irruenza. Per gli animali più sociali, quali i rondoni e i balestrucci che nidificano nei nostri davanzali o sotto le grondaie, evitiamo di scacciarli magari perché ci sporcano le mattonelle, sono animali protetti ma soprattutto utili a noi stessi, mangiano milioni d’insetti, altro che veleni che a tonnellate spruzziamo nell’atmosfera contro moscerini e zanzare. Stesso discorso dicasi per gli innocui pipistrelli, visti come esseri orribili, quando davvero, con certezza, gli esseri più pericolosi, per se stessi e per tutto il pianeta, sono gli uomini. Un’altra accortezza, molto importante, sicuramente più di quanto si possa immaginare, bisogna evitare di bruciare le siepi, i cespugli, i rovi e tutta quella vegetazione che da riparo e nutrizione a tanti piccoli animaletti. Il fuoco provoca sempre la morte, specie in primavera e in estate, oltre che può generare veri e propri incendi, che per incuria, negligenza e imperizia si sviluppano dai campi. Non c’è cosa più sbagliata che affermare che si è capaci di controllare il fuoco e di essere esperti, immancabilmente poi succede la catastrofe. Poi finiamola con tutte quelle polveri e polverine, basta una formica dentro e tutti impazziti, il mostro è alle porte, l’invasione del nemico è prossima. Possibile che noi umani, vediamo in un esserino migliaia di volte più esile, un acerrimo nemico? Ci sentiamo i padroni di tutto, ma non siamo padroni nemmeno di noi stessi, sapete cosa mi chiedo spesso? Siamo sicuri di essere cosi tanto intelligenti? In natura non esiste il bello contrapposto al brutto, il buono antitetico al cattivo, nessun animale produce danni, nessuno appicca un fuoco ad una foresta, nessuno massacra l’habitat dove vive e la lista è lunghissima. Noi invece siamo capaci e anche molto bravi in tutto ciò, finanche nel distruggere noi stessi. Per un mondo migliore, a noi la scelta!

 

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