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L’aquila dei serpenti vola in Calabria. PDF Stampa E-mail
Scritto da Gianluca Congi   
Sabato 03 Ottobre 2015 14:54

alt Nell’aspra terra di Calabria, ecco la fiera presenza del Biancone (Circaëtus gallicus), grandioso uccello rapace, il solo in Europa, specializzato nella caccia ai serpenti. La maestosità del popolo dei cieli, ancora una volta, si ripete.

Nell’immaginario collettivo, gli uccelli rapaci, da sempre, rappresentano sinonimo di bellezza e, ammirazione, se non altro per l’eleganza e grandiosità del loro volo o delle loro forme esteriori. La Calabria, nei secoli scorsi, seppur depredata delle sue immense ricchezze faunistiche, tuttora conserva, molte specie di uccelli rapaci, che rappresentano, sicuramente, l’importanza ecologica del suo variegato e complesso territorio. Tra queste, vi è da annoverare un raro ma allo stesso tempo straordinario volatile. Il Biancone (Circaëtus gallicus) è un rapace migratore di lungo raggio, sverna in Africa per ritornare in Europa già da marzo; in Italia, sverna regolarmente in Sicilia. Con un’apertura alare che sfiora i due metri, questo splendido volatile è definito anche “aquila dei serpenti”, per via della sua dieta, quasi completamente rappresentata da serpenti (anche velenosi, sebbene in via residuale). Presenta un piumaggio nettamente distinto tra la parte inferiore (generalmente molto chiara – anche da qui il nome Biancone) e le parti superiori più, il capo unito al petto (generalmente dal bruno chiaro al marrone scuro), pur se esistono individui (soprattutto maschi) con la gola chiara e le parti inferiori quasi completamente di colore bianco-latte. Dall’Africa subtropicale, la stragrande maggioranza dei bianconi italiani, scelgono lo Stretto di Gibilterra e da lì attraverso la Spagna e la Francia, arrivano nel Bel Paese, passando per la Liguria e via via disperdendosi nei luoghi di nidificazione, fino all’Italia centrale. Immancabilmente, analogo sarà il viaggio di ritorno, tra la fine dell’estate e l’inizio dell’autunno. Il particolare percorso migratorio degli individui che nidificano in Italia centro-settentrionale, probabilmente, sarebbe derivato, dal fatto che questi pennuti, dalle ali grandi e larghe, utilizzano, specie nella migrazione, il volo veleggiato, possibile grazie alle correnti ascensionali che si formano sulla terra ferma, ecco il perché dell’evitare volentieri le ampie distese marine. Durante il volo battuto, indispensabile sul mare, il dispendio energetico può aumentare fino a sei volte rispetto al volo veleggiato (Kerlinger,1989). Questa tesi, sarebbe confermata anche dall’avvistamento dei pochi bianconi in migrazione sullo Stretto di Messina, circostanza già documentata anni addietro (Agostini & Malara, 1997), e da attribuire, probabilmente, alle popolazioni più meridionali (Calabria e Basilicata). Negli ultimi cinque anni, l’Ente Parco Nazionale dell’Aspromonte, ha condotto un’attenta osservazione sulla migrazione autunnale del Biancone, confermando, di fatto, quanto già citato; in altre parole, qualche decina di bianconi, sorvolano l'Aspromonte direzione Sicilia, attraversando poi lo Stretto. Da un’attenta analisi di questi dati, facendo qualche calcolo, emergerebbe chiaramente come vi sia un picco di avvistamenti, tra la metà del mese di settembre e i primi giorni di ottobre, con una media di almeno 30 bianconi, sempre rapportando i dati dal 2011 al 2015, sebbene, quest’anno, ad esempio, sono stati censiti 23 bianconi nel predetto periodo migratorio. Verosimilmente, i pochissimi individui avvistati tra agosto e i primi giorni di settembre, sarebbero da ascrivere alla popolazione aspromontana. In sintesi, basta guardare com’è disposto il territorio italiano per capire che esistono differenti rotte migratorie, con quella attraverso il Canale di Sicilia, molto residuale poiché pertinente alle popolazioni meridionali, più breve ma diretta (attraversamento di un’ampia porzione di mare) è l’altra, più lunga ma articolata in gran parte sulla terra ferma (Agostini et all., 2002b). Di certo, si può affermare che quella del Biancone, è una vera e propria strategia di vita, evoluta nel tempo e tesa a ridurre al minimo i rischi, che incombono quando si attraversano estese porzioni marine, ciò specie per questo uccello rapace, con quelle caratteristiche descritte. Un formidabile predatore, all’apice di una complessa catena alimentare, un cacciatore raffinato, il 90% delle sue prede è rappresentato, come anticipavamo, da rettili, ma più in particolare da serpenti, raramente caccia uccelli e piccoli mammiferi. In Italia, si stimano non più di 400 coppie nidificanti, abbastanza raro, anche se, quella italiana, ritrae il 13% dell’intera popolazione comunitaria. Secondo alcune stime, negli anni ’70, nel nostro Paese, non vi erano, più di 140-150 coppie, un dato drammatico, probabilmente frutto di uno spietato bracconaggio e della sconsiderata gestione degli habitat frequentati da questa specie, vedasi i tagli forestali scriteriati (abbattimento degli alberi maturi e boschi poco strutturati) e, la scomparsa di ampie praterie, brughiere, campi e pascoli. Le aree aperte, unitamente all’elemento bosco (ben conservato), equivalgono a quello che è definito ambiente a “mosaico” che è indispensabile per la sopravvivenza della specie nel nostro Paese e non solo. Il Biancone, per quanto forte, coraggioso e intraprendente, appare verosimilmente, un uccello abbastanza sensibile allo stravolgimento degli habitat! Questo fattore poc’anzi citato, va sommato, all’indispensabile disponibilità di cibo in prossimità dei nidi (zone aperte ricche di serpenti, ramarri e lucertole) oltre che al bassissimo successo riproduttivo (addirittura meno di un piccolo per coppia); depone un solo uovo per stagione riproduttiva e generalmente, solo al 3°- 4° anno di vita, un Biancone è pronto per riprodursi. In Italia, le popolazioni più importanti sono concentrate sulle Alpi occidentali, mentre è presente pure, in Liguria, tra la Maremma toscana e il Lazio e nella Murgia. Più localizzato, in alcune zone dell’Italia centrale e meridionale, tra cui la Calabria. Da molti anni, seguo la specie, sul versante collinare della Sila Greca e su quello della Sila Grande orientale, qui, ha nidificato anche quest’anno, con la costante presenza di altri due individui immaturi, presumibilmente nati dalle precedenti covate. Il Biancone, nel tempo, non ha disdegnato di sorvolare i centri abitati di Caccuri, Cotronei, Cerenzia e Castelsilano (Crotone) - San Giovanni in Fiore, Longobucco e Bocchigliero (Cosenza). Altre coppie vivono, in specifico sul versante ionico, dal Pollino, al Marchesato crotonese fino all’Aspromonte. Direi, con convinzione, che l’area del crotonese, come per altri rari rapaci, nella regione, si conferma una delle zone più importanti e da seguire. Stabilire con certezza il numero di coppie calabresi, in assenza di uno studio appropriato è sempre un grattacapo, certamente, per l’esperienza personale e per i dati storici, quella compresa tra le province di Cosenza e Crotone è una popolazione in lento ma graduale aumento, plausibilmente, la più importante della regione, pur se parliamo sempre di pochissime coppie nidificanti. Nelle foto inedite, che vi propongo, oltre a quella realizzata nel crotonese, che riprende una bella piuma e i resti di una borra (evidente che ha pranzato un colubride), ecco i bianconi calabresi, rammentando che in Calabria, vive e preferisce le aree collinari (300-800 mt) dove poi nidifica (in Sila, come limite massimo altitudinale, accertato come nidificante fino a c.ca 1100 metri – G. Congi, 2012), scegliendosi, generalmente, zone impervie e poco accessibili, spesso alla biforcazione di grossi alberi sempreverdi (vedi il caso di alcune nidificazioni, accertate sia su grossi alberi di Leccio sia sul Pino laricio calabrese). Se vogliamo che l’aquila dei serpenti, continui a solcare gli azzurri e infiniti cieli calabresi, dobbiamo inevitabilmente, ognuno per la propria parte, tutelare i siti di nidificazione ma anche gli ambienti e i territori di caccia, spesso prossimi ai nidi, tutto ciò con poche ma fondamentali azioni: a) salvaguardia dei grandi alberi e gestione “più naturale” dei boschi, purtroppo, oggi visti, quasi sempre solo come fonte di guadagno; b) mantenimento delle aree aperte, dei pascoli e delle radure (evitando la realizzazione di scellerate e inutili opere); c) sull’eolico, ben noti e, documentati sono i rischi per i grandi rapaci, per cui, personalmente, resto dell’avviso che nei siti di nidificazione di queste specie, andrebbero evitati gli impianti. Gianluca Congi ©

 Citare autore e fonte nel seguente modo: "l'AQUILA DEI SERPENTI VOLA IN CALABRIA, di Gianluca Congi - www.gianlucacongi.it - MeteoWeb.eu."

 Già pubblicato e tratto dalla sezione ZOOLOGIA di MeteoWeb.eu (clicca qui).

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