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Le ali della speranza... PDF Stampa E-mail
Scritto da Gianluca Congi   
Sabato 04 Luglio 2015 11:12


Un affascinante viaggio alla scoperta dei falchi lanari e dei capovaccai calabresi.

Lanario nel Parco Naz. della Sila - ph Gianluca Congi © Esattamente dieci anni fa, mi recai, in una caldissima giornata di luglio, nelle valli interne del Marchesato Crotonese. Con me, il grande amico e collega forestale Salvatore Salerno. Scopo della missione, la scoperta dei rapaci che ancora, tenacemente, popolavano, seppur sempre più rari, quelle assolate campagne, incastonate come mosaici, in una splendida natura mediterranea, continuamente minacciata dalle scellerate opere umane.

Quel giorno fu il preludio di un lungo viaggio, alla scoperta dell’ultimo baluardo dei rapaci in Calabria: la provincia di Crotone. Da ogni parte sbucavano sagome scure, che come alianti, temperavano l’aria; in questi luoghi si materializzava la magnifica presenza dei falchi pellegrini, dei nibbi bruni, dei nibbi reali, dei falchi di palude, dei bianconi e dei rari falchi lanari. Ci recammo in uno dei posti più affascinanti dell’entroterra calabrese, dove, dopo lunghe ore di attesa, potemmo assistere, per quanto mi riguarda, a uno dei momenti più emozionanti che esistono all’interno di questo splendido mondo, fatto di terra, acqua, aria e, d’innumerevoli creature vegetali e animali. Qui, abitava una delle ultimissime coppie italiane di avvoltoio Capovaccaio! In Italia, agli inizi degli anni ’70, le coppie erano una trentina, oggi una decina e non più! Aspettammo tantissimo tempo, con gli occhi spalancati verso quelle cavità naturali, situate come pedine, su di uno scacchiere d’immane valore paesaggistico e ambientale, purtroppo, sempre più, minacciato dall’uomo padrone, che non ha mai saputo coniugare, un reale sviluppo con una necessaria conservazione del bene più importante che abbiamo: la nostra natura! Da epoche millenarie, si ripeteva il rituale, i due adulti si davano il cambio nella cova dell’unico uovo (talvolta due, come in questo caso). Quel maestoso pennuto, poco dopo, ci passò sopra, come a volerci ringraziare per quel poco che potevamo fare. Rimasi stupefatto per molti giorni a seguire. Gli anni a venire, ahimè, furono tristi e grigi. In Calabria, i capovaccai, sparirono senza lasciare tracce, salvo qualche sporadico avvistamento. Stessa sorte o quasi, per il Lanario della sottospecie feldeggii, cui popolazione europea è concentrata in gran parte proprio nel nostro Paese. A questa malinconica situazione, andava aggiunta la rarefazione graduale dei nibbi reali, prima come nidificanti e poi come svernanti, almeno nel territorio calabrese e silano in particolare. La causa di questo immane disastro? Sicuramente gli innumerevoli stravolgimenti del territorio, attuati in ogni posto, per giunta nelle aree protette; ancora una volta, tutto a causa di quella mano nera dell’uomo padrone, padrone di nessuna cosa, nemmeno di se stesso, eppure col suo modo di fare, privo di senso e significato, imponeva le regole a una natura nata soltanto per generare la cosa più preziosa: la vita! Tutto questo scempio fino a circa un mese e mezzo fa. Oggi, silente e forse ancora presente, ecco rispuntare, in periodo riproduttivo, un maestoso angelo bianco, forse in cerca di fortuna e compagna; questa volta il Capovaccaio è stato visto davvero e non siamo nel periodo delle migrazioni! Lasciamolo in pace di vagare e, di ristabilire quell’antichissima illustre presenza, chissà che a breve, gli amici “sempre verdi” , Eugenio Muscianese, Salvatore Salerno e Mimmo Bevacqua, possano accertarne il definitivo ritorno. E che dire invece del Lanario nel cuore del Parco Nazionale della Sila, in quel pomeriggio del 13 maggio scorso? Una grande sorpresa, quasi un miraggio, meno male che ci sono le foto a testimoniarlo, altrimenti, vivrei, perennemente nel dubbio, di aver vissuto una bellissima illusione! A quest’avvistamento, ne sono seguiti altri, fino al 2 luglio, quando un magnifico individuo adulto ha sfiorato i tetti di San Giovanni in Fiore; che emozioni, valgono così tanto da non poterle descrivere a parole! Sarà stato solo un caso tutto questo? Intanto è un felice ritorno al passato, una piccola ma tenace fiammella tuttora accesa. Sono queste le ali della speranza, quelle che emozionano chi, come noi, crede ancora in qualcosa di autentico, come la protezione della natura in tutte le sue forme e manifestazioni! Dedicato non solo ai magnifici uccelli del cielo, ma anche a tutti quelli che s’impegnano come possono, per farli volare sempre più in alto e, in particolare, a tutti gli agenti e ufficiali della Polizia Provinciale e del Corpo Forestale dello Stato, che vivono un delicatissimo momento d'incertezza professionale! Difendere la natura, dovrebbe essere una prioprità imprescindibile per ognuno di noi, istituzioni comprese.

(Nella foto: il Lanario ripreso nel Parco Nazionale della Sila il 13 maggio 2015 - ph G.CONGI)

Gianluca Congi ©

 

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