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Il meridionale Saettone occhirossi, da noi chiamato comunemente “serpe”. PDF Stampa E-mail
Scritto da Gianluca Congi   
Venerdì 03 Gennaio 2014 18:11

Saettone occhirossi adulto - ph Gianluca Congi © Il Saettone occhirossi (Zamenis linneus) è un serpente appartenente alla famiglia dei colubridi, fino a poco tempo fa, questo rettile, era considerato come una sottospecie del Saettone o Colubro d’Esculapio (Elaphe longissima (Laurenti, 1768), ma poi, ricerche genetiche, hanno svelato che effettivamente si differenziava da quella che era considerata la specie madre. 


alt Questa specie a se stante, risulta presente solo nel meridione d’Italia e nella Sicilia, secondo alcuni studi, il limite settentrionale di distribuzione sarebbero le province di Caserta e Foggia. Le mie ricerche condotte sulla Sila calabrese, per anni, hanno sempre evidenziato, almeno esteriormente, la differenza con Elaphe longissima, se non altro per la bella iride rossa e per la colorazione del dorso molto più chiara, osservando alcuni individui con le tipiche strie longidutinali scure, poco appariscenti specie negli adulti, equidistanti tra loro e aventi quasi identico spessore, nel Saettone questa caratteristica è molto differente in quanto le strie dorsali centrali sono più marcate rispetto alle laterali e non sono mai equidistanti. Sempre per gli adulti, hanno una colorazione della parte superiore, rappresentata da un giallo-bruno con riflessi olivacei o rossicci, squame brillanti con macchiette giallognole o biancastre nei margini. Nei subadulti, ma anche in qualche adulto si nota una banda scura sul collo e sul capo a forma di “V” rovesciata o di “U” e/o strie sempre scure (una per lato) che uniscono l’occhio alla commensura della bocca, tal volta sono poco evidenti o leggermente marcate. Nei giovani queste strie sono molto marcate e si differenziano soprattutto per la serie di macchie scure in disposizione longitudinale (quattro serie) e verso la fine del tronco o sulla coda, rappresentate da linee e non più da macchie. Le parti inferiori di questo serpente sono in genere giallastre, possono mostrare punteggiature grigie-olivastre specie nella regione del ventre. Come dicevamo in precedenza, l’iride dell’occhio si presenta spesso di colore rosso, da qui la denominazione della specie in Saettone occhirossi. Quest’ofide è agilissimo e se in pericolo può scomparire come una saetta (sarebbe questa l’origine principale del nome Saettone, pur se per molti popoli antichi era il serpente venerato come a rappresentazione del dio della salute, l’Asclepio, oggi raffigurato nel caduceo e probabilmente nel bastone dell’Asclepio). Particolarmente vivace può diventare mordace specie se disturbato e messo alle strette, il suo morso oltre che assolutamente non velenoso può provocare al massimo delle lacerazioni sull’epidermide, derivate soprattutto dal tentativo maldestro di strappare con violenza il serpente dalla parte morsicata. Si arrampica persino sui muri, alcuni anni fa, personalmente l’ho notato arrampicarsi su di un albero di Fico nella zona di Cravia. L’habitat preferito può essere una radura con folta vegetazione arbustiva, la macchia mediterranea, greti di corsi d’acqua a regime torrentizio, vigneti adiacenti alla boscaglia, zone assolate con presenza di anfratti, rocce, muretti a secco e ruderi. Si trova dal livello del mare fino in montagna, in Sila l’ho rinvenuto fino ai Pisani, in agro di San Giovanni in Fiore, a circa 1200 mt. di quota e nel mese di Luglio. Altre segnalazioni documentate dal sottoscritto, sono per la zona di Marinella d’Arvo, Pardice, Fiume Lese e in località Difesa della Serra a due passi dall’abitato di San Giovanni. Ho registrato avvistamenti documentati nei comuni di Castelsilano, Savelli, Cerenzia e Caccuri e alcuni anni addietro un grosso esemplare a confine con il comune di Cotronei, nell’alto crotonese. Può raggiungere e superare i due metri sebbene in media un adulto si attesta intorno ai 100-120 cm. Un esemplare rinvenuto morto sulla Sp 260 tra San Giovanni e Savelli, misurava 144 cm, un bell’adulto, purtroppo schiacciato dal transito dei mezzi, chissà se in modo accidentale o volontario, ricordando a tutti che trattasi anche questa di specie protetta per cui è vietata l’uccisione intenzionale, la cattura e la detenzione. Si nutre in particolare di topi, arvicole, talpe, ratti e finanche di piccoli scoiattoli o ghiri uccisi sempre per costrizione tramite ripetute e potenti strette. Può cacciare anche lucertole, uccelli, nidiacei e loro uova. Anche questo serpente è stato additato come “serpe lattara”, ghiotto del latte delle mammelle delle mucche o di altri animali al pascolo, diceria frutto delle solite credenze popolari sui serpenti, naturalmente prive di fondamento e spiegazione scientifica. Pur se presente dalle nostre parti, risulta sicuramente meno diffuso di altre specie. L’uomo padrone, dovrebbe seriamente riflettere sull’utilità di questi preziosi quanto splendidi e innocui animali da sempre considerati erroneamente come esseri viscidi e pericolosi da scacciare con ogni mezzo, rammentando che ogni creatura è stata donata alla Terra perché indispensabile alla sopravvivenza di ogni abitante, uomo compreso. Nella prima foto, un adulto e nella seconda un giovane, si noti la differenza nella colorazione delle parti superiori, mentre l'iride rossa dell'occhio è presente in entrambi individui, caratteristica questa, della specie in oggetto. Foto di Gianluca Congi © - realizzate rispettivamente nei comuni di San Giovanni in Fiore e Bocchigliero (Cosenza)

 

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