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Il bosco delle fate e degli gnomi PDF Stampa E-mail
Scritto da Gianluca Congi   
Giovedì 14 Gennaio 2010 06:11

 

Questo mio scritto è dedicato agli alberi, creature sacre, nonchè all'amore che nutro per essi.

 

Quando l’anima si fonde con la natura. Anno 2006

Quella che sto per raccontarvi sembrerà, già leggendo il titolo, una favola, quindi una storia inventata … In realtà è una favola, si ... ma una favola vera. Un paradosso, ma non proprio. Vi assicuro che di vero c’è tanto! Basta penetrare il significato vero del racconto ... altrimenti qualcuno mi scambierà senz’altro per un matto!

      
  
Il bosco delle Fate e degli Gnomi. C’era una volta un bambino di 5-6 anni, che da sempre aveva manifestato uno spirito avventuroso e un grande amore per gli animali e la natura ...

Naturalmente avrete capito che quel bambino ero proprio io. Superata la soglia delle scuole elementari mi ero spinto già parecchio lontano da casa, sempre da solo e quasi sempre a bordo di una “mountain bike” o a piedi nelle zone più impervie.


 
Ricordo bene un pomeriggio d’autunno di tanti anni fa, quando partii da solo, come al mio solito, verso mete sconosciute. Avevo 10 anni ed ero da poco approdato in prima media.

Durante l’estate appena trascorsa, ricordo, avevo fatto passi da gigante; ero arrivato perfino al Bivio di Castelsilano dalla strada vecchia, e al Ponte del Fiume Lese lungo la ex statale per Savelli!

Quel giorno avevo deciso, evidentemente, di spingermi un po’ più oltre, in qualcosa di così misterioso che neppure nei sogni più lontani immaginavo.

Giunto a “Palla Palla”, mi incamminai per la strada che dalla chiesa “Ecce Homo” porta verso il Germano. Salendo dalle Cave di Saltante, già altre volte ero arrivato alla mia proprietà, poco sotto “Macchia di Truono”. Ma questa volta d’istinto decisi di proseguire lungo quella strada, avvolta dai pini, che avevo percorso con mio padre quando andavamo a funghi o a raccogliere qualche legno secco.

Mai mi ero spinto fino a quel punto così isolato: le 3-4 auto incontrate da “Macchia di Truono” a scendere erano ormai solo un lontano ricordo.

Giunto in un luogo che non voglio svelarvi, svoltai un po’ titubante in quella stradella. Ero molto diffidente non conoscendo la strada, inoltre in autunno fa buio presto e non sapevo cos’altro mi aspettava, essendo già reduce da 7 chilometri di salita! La passione per quei boschi e la voglia irrefrenabile di avventurarmi mi spinse ad osare.

Entrai così in quel bosco più nascosto ed isolato, a tratti buio a causa della fitta vegetazione, ed ebbi modo di notare degli alberi di una specie che già avevo visto, lungo una strada che spesso avevo percorso nell’estate, non lontano da “Palla Palla”. Ero incerto ... ma avevo anche voglia di proseguire, di capire oltretutto di quali alberi si trattasse. Insomma decisi di inoltrandomi ulteriormente.

Arrivai nei pressi di un vecchio rudere e c’era un crocevia: non sapevo più che strada prendere, ero indeciso se seguire una direzione o un’altra. Mi incamminai allora per una strada, ancora in salita (come se non mi bastasse quella già fatta) e per fortuna si trattò di un breve tragitto: infatti subito dopo iniziava un tratto di pianura e poi una leggera discesa.

Nel frattempo mi concentravo bene sulla strada che facevo, poiché al ritorno avrei dovuto rifare lo stesso percorso; ricordo che in un tratto “sgommai” con la bici sulla terra per lasciare un segno sul terreno!

Finalmente, dopo avere a lungo camminato per fitti boschi di varia natura e bellezza, ecco che feci un incontro inatteso, anzi una serie di incontri inattesi. Ai miei occhi di ignaro ragazzino si presentarono in successione una serie di alberi monumentali, completamente diversi da tutti gli altri, che mi parvero davvero misteriosi, tanto erano grossi e particolari. Si susseguivano con i loro rami come se fossero braccia tese. Erano robusti, non molto alti, con la corteccia rugosa, piena di muschio e licheni. Erano spogli e sorgevano su piccole montagnole di terreno roccioso. Erano così misteriosi e affascinanti che ebbi subito una piacevole sensazione: era come se stessi vivendo in una favola al cospetto di fate e di gnomi. Le prime ovviamente erano i grandi alberi, circondati da un magico alone di mistero, mentre gli gnomi erano tutti gli alberelli circostanti. Mi sentivo sopraffatto da così tanta bellezza ed austerità e camminavo lentamente sempre seguendo quella stradella, dove l’ unico rumore era costituito dai miei passi.

Lì sembrava che il tempo si fosse fermato da quando la mano di Dio aveva creato quel paradiso naturale: era un susseguirsi di “fate giganti” ossia di alberi, monumentali e pieni di mistero.

Continuando in un silenzio incantato arrivai finalmente al capolinea: alla mia destra c’era la fata più anziana! Era lei, la regina delle fate, un albero di straordinaria bellezza e di dimensioni considerevoli, che per abbracciarlo non sarebbero bastate 5-6 persone!

Non c’erano dubbi: mi ero imbattuto in un bosco incantato, il bosco delle fate e degli gnomi. Quelle creature singolari ed enormi si differenziavano decisamente dagli altri alberelli, pini larici troppo esili. Per non parlare del “patriarca”, quello situato al termine di quel falso piano! Era una Quercia, di circa 400 anni, abbarbicata ad un bassorilievo sotto la strada: una Quercia di un’età non inferiore sicuramente ai 300-400 anni! Anche gli altri alberi giganti erano querce, misteriosamente scampate ai tagli e ai danneggiamenti che l’uomo, solitamente, ha fatto e continua a fare.

Erano lì, da epoche lontanissime, probabilmente dal ‘700.

Quanta neve, acqua, vento e sole avevano dovuto vedere, quanti uomini e donne, cinghiali e caprioli, linci e lupi? Quante storie avevano sentito raccontare? Erano testimoni di un passato lontano ed erano lì, ad abbracciare il cielo con i rami e la terra con le radici possenti ... E in questa favola c’ero anch’io, capitato per caso in un luogo magico, incantato e pieno di mistero, di bellezza e di fascino.

Quel pomeriggio mi sembrò il tempo di una vita! Ritornai a casa la sera, più tardi del solito, facendo preoccupare mia madre, ma vi assicuro che fu un’esperienza che mi segnò profondamente.

Nella mia anima già intimamente legata alla natura crebbe un amore sempre più grande per essa anche se ci volle la primavera successiva per ritornare in quel posto; a causa della stagione invernale, troppo fredda, e degli impegni scolastici, passarono dei mesi.

Ma il mio pensiero era sempre, costantemente lì: ormai ero innamorato di quel bosco ma soprattutto di quelle fate, come trafitto da un “colpo di fulmine”!

Ancora oggi, ogni volta che rivado in quei luoghi mi sento rinascere! È incredibile ma certe cose non si possono capire, se non si vivono direttamente. Certo non può comprenderle chi incendia un bosco, chi taglia gli alberi per gusto, quelli che inquinano o uccidono gli animali!

Stamattina sono stato di nuovo nel bosco incantato, e ho sentito il soffio del vento e le carezze delle fronde di questi maestosi giganti, travestiti da fate. Nel grande, maestoso silenzio di nuovo il tempo si era fermato e dopo 17 anni ho avuto di nuovo la sensazione di rivivere quel sogno di ragazzino, di rivivere in quella favola, ancora una volta. Ogni volta che mi trovo lì penso che anche gli alberi hanno un’anima e che quando si sta vicini a loro bisogna essere rispettosi e osservare un religioso silenzio. Si vede che gli anni trascorsi non hanno mutato il mio amore per quelle creature.

In questo e in altri luoghi, così pieni di mistero, dove regna la bellezza, chissà, forse un giorno porterò qualcuno, in modo che possa sentire quello che sento io. Credetemi, non trovo altre parole per manifestarvi quanto importante sia stato per me coltivare questo amore per la natura, così straordinaria e così vicina a casa nostra!

Attraverso questo racconto vi ho accompagnati nel passato, nella Sila della mia infanzia. Ed oggi, nel presente, da adulto, voglio esprimervi in forma chiara e concreta il mio desiderio di preservare per il futuro tutte queste meraviglie della nostra cara Sila. In che modo? Continuando a impegnarmi con tutta la passione, l’amore e l’esperienza accumulata sulle tematiche ambientali, e confidando nel fatto che noi, tutti insieme, possiamo impegnarci per garantire a queste straordinarie creature di continuare a vivere, se non in eterno, almeno per tutto il tempo possibile.

Gianluca Congi

 

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