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La Processionaria del Pino in Sila, la vera storia sul flagello silenzioso dei boschi! PDF Stampa E-mail
Scritto da Gianluca Congi   
Mercoledì 04 Maggio 2016 19:53

Nido invernale di Processionaria del Pino - foto di Gianluca Congi © Speciale sulla Processionaria del Pino. Nel lontano autunno del 1992, documentai e studiai, per la prima volta, la presenza dell’insetto alle pendici della Sila, da dove poi, si sarebbe diffuso, per un vastissimo comprensorio, ben oltre i confini dell’Altipiano, alla conquista del resto della Calabria.Tutto quello che non avete mai saputo e che volevate sapere, sul lepidottero della Processionaria del Pino.

 

Larve di Processionaria del Pino che s'impupano nel terreno - foto di Gianluca Congi © La Processionaria del Pino, Thaumetopoea pytyocampa (Den. et Schiff.), conosciuta con più termini, nei dialetti regionali italiani, da “gatta pelosa” a “campa”, è sicuramente uno dei più pericolosi e voraci defogliatori delle conifere. Quest’insetto termofilo colpisce e frequenta i boschi di pino, in particolare le seguenti specie: Pino nero, Pino insigne, Pino d’Aleppo, Pino di Monterey, Pino silvestre, Pino marittimo, Pino mugo e più raramente il Pino domestico, il Pino strobo, il Larice e alcune specie di Cedro. La distribuzione geografica del lepidottero, occupa l’Europa Centro-meridionale e un po’ tutto il bacino del Mediterraneo, estendendosi dalla Turchia ai paesi del Nordafrica, passando per la Penisola iberica e interessando anche i Balcani. In Italia è presente un po’ dappertutto, dalla Valle d’Aosta fino alla Sicilia, ivi comprese le grandi isole mediterranee. Da più anni a questa parte, anche la Sardegna, un tempo ritenuta immune dal fenomeno, sta facendo i conti con il lepidottero. La Calabria, da cima a fondo è investita dalla Processionaria del Pino. Scorribande di larve, sono già penetrate fin dentro le città, vedi i casi emblematici di Reggio, Lamezia Terme e San Giovanni in Fiore. Tantissimi comuni rivieraschi, collinari e montani, devono fare i conti con quella che sta diventando sempre più, una vera e propria emergenza ambientale e sanitaria! Intanto, l’insetto in questione, da adulto è una farfalla notturna, dal corpo bruno-arancione con le ali anteriori grigiastre variegate di nero e le posteriori bianche. Il maschio è poco più piccolo della femmina, sono dei buoni volatori, sebbene la femmina in minor misura, ad ogni modo, entrambi, raggiungono anche diversi chilometri da luogo di sfarfallamento. Con un’apertura alare di pochi centimetri, in genere dai 30 mm (maschi) ai 40 mm (femmine), gli adulti, sfarfallano da giugno fino ad agosto, nelle ore serali o nel tardo pomeriggio. Dopo la fase di accoppiamento, seguirà la deposizione delle uova, la vita delle farfalle di processionaria, sarà di 1-2 giorni al massimo! Le uova deposte sui rametti di pino, anche fino a 300 unità, già orfane, schiuderanno dopo un periodo variabile, in genere tra i 30 e i 40 giorni, cominciando sin da subito, ad erodere il parenchima fogliare, con danni più modesti che rispetto a quelli provocati nella stagione primaverile. Le neonate larve, in seguito, costruiranno un primo nido estivo, tipo una ragnatela fitta, in prossimità dei rametti mangiucchiati. Con il sopraggiungere della stagione autunnale, le larve di terza e quarta età, che nel frattempo saranno cresciute a discapito degli alberi ospitanti, inizieranno a svernare nel nido invernale, quello ormai famoso a ognuno di noi, costituito da un intreccio fittissimo di fili sericei di colore bianco opaco – argenteo, dove passeranno tutta la stagione fredda, protette dalle intemperie e, anche dalle temperature più basse e riparate persino da neve e ghiaccio. I nidi invernali, in genere, vengono predisposti sul cimale o sulle parti della pianta più soleggiate e ben esposte alla luce, questo al fine di accumulare più calore al suo interno. Non di rado, anche in Sila e durante l’inverno, sono state osservate le larve, persino a gennaio e febbraio, queste, erano fuoriuscite per nutrirsi, approfittando di giornate particolarmente miti, ovviamente questa circostanza, negli ultimi anni è stata registrata sempre più frequentemente, in dettaglio nelle stazioni intorno ai 1000 metri di quota! All’inizio della primavera o quando questa è già in corso, secondo le altitudini e latitudini delle zone colpite, le larve, raggiunto l’ultimo stadio, si riuniranno, e in fila indiana, una dopo l’altra, proprio come in processione (da qui il caratteristico nome di Processionaria del Pino), dagli alberi, raggiungeranno il terreno, per impuparsi, non prima di aver voracemente consumato gli aghi della pianta ospite, spesso, secondo la gravità dell’attacco, provocandone la defogliazione completa. Una volta penetrate nel suolo, a una profondità variabile tra i 5 e i 20 centimetri, le larve cominceranno a filare un bozzolo di seta bruna, all’interno del quale, si trasformeranno in crisalidi. Le crisalidi, in genere, rimangono in diapausa per circa 3 mesi, dopodiché si trasformano in adulto e quindi in una farfalla in grado di generare altra vita e poi, come detto, morire immediatamente dopo. Come altre falene, possono emettere, se disturbate un liquido irritante. In alcuni casi però, le crisalidi, potranno restare nel terreno anche per anni, prima di fuoriuscire e iniziare gli sfarfallamenti. Due D.M. (Decreto Ministeriale), rispettivamente del 17.04.1998 e del 30.10.2007, stabiliscono, che la lotta alla Processionaria del Pino è obbligatoria nel territorio dello stato italiano. Il Servizio Fitosanitario delle regioni è l’organo competente, specie per i boschi, questo può avvalersi del C.F.S, dei corpi forestali regionali, sei servizi forestali della regione e dei soggetti ritenuti idonei per le finalità connesse alla lotta attiva verso l’insetto. Negli ambienti urbani e periurbani, il Sindaco e le autorità sanitarie territoriali, giocano un ruolo molto importante in virtù della tutela della salute e degli interessi della popolazione. La Regione Calabria ha dettato recentemente, anche delle disposizioni per questa lotta guidata, ma il problema principale resta la vastità del territorio investito dall’infestazione, per cui, sarà molto difficile eradicarlo, specie nel breve-medio periodo, tenuto conto pure, degli evidenti cambiamenti climatici in atto, che favoriscono certamente la diffusione dell’insetto, addirittura in zone dove mai si pensava che potesse arrivare! I proprietari dei boschi o degli alberi infestati, sono i primi responsabili, non soltanto per il tornaconto economico ma anche nella lotta attiva verso l’insetto defogliatore. Le disposizioni normative vigenti, prevedono sanzioni salate, sia per chi non comunica la presenza del lepidottero sia per i soggetti inadempienti alla rimozione dell’infestazione. Sull’Altopiano della Sila, individuai uno dei primissimi focolai dell’infestazione sul Pino laricio calabrese. Nel lontano autunno del 1992, tra i comuni di San Giovanni in Fiore (CS) e Caccuri (KR), in una zona intorno ai 900 metri di quota, ebbi modo di scrutare, alcuni nidi invernali, assolutamente non presenti nella stagione precedente. Da una ricerca storica, pare, che vi era stata notizia di un’infestazione contenuta, negli anni ’50, mentre alcuni nidi isolati e rientranti nella normalità dell’equilibrio della vita del bosco, erano stati avvistati negli anni ’80, sempre in agro di San Giovanni in Fiore, ma in tutt’altro comprensorio. La situazione da me registrata nel 1992, segnalata alle autorità competenti, fu talmente imprevedibile, che in pochissimi anni, si trasformò in un vero e proprio problema per migliaia di ettari di bosco coperti a Pinus nigra laricio. In soli cinque anni (1992-1997), risultavano interessate ben 13 località del territorio di San Giovanni, più diverse altre, ricadenti nei comuni di Caccuri, Cerenzia, Castelsilano, Savelli e Cotronei nella provincia di Crotone. Nessuno, temeva e conosceva il fenomeno come invece oggi è rappresentato. Chi l’avrebbe mai immaginato, che dopo quasi 25 anni, la processionaria, potesse diventare una serissima minaccia per boschi, animali e umani? Per almeno 10 anni, dal 1993 al 2003, ho seguito attentamente e cronologicamente, l’evoluzione della Processionaria del Pino sulla Sila orientale. Ogni anno, nello stesso periodo, effettuavo per conto della Delegazione Regionale Calabria della L.I.P.U. (Lega Italiana Protezione Uccelli), un monitoraggio sistematico, cercando di stabilire un numero medio di nidi a pianta e una percentuale di attacco ad ettaro, in tutte le località investite, con riscontro anno in anno, di nuovi siti, sempre più in alto, come limite di quota altimetrica. Quest’attenta ricognizione, di cui in gran parte, conservo ancora oggi i documenti manoscritti, fu molto utile, in quanto, venne successivamente passata, ad alcuni funzionari dell’allora A.R.S.S.A. (Agenzia Regionale Sviluppo e Servizi in Agricoltura), con cui collaborai per diversi anni, al fine di individuare tutte le zone colpite e seguirne, nel dettaglio, le esplosioni demografiche, la diffusione e la variazione del fenomeno anche in relazione alle condizioni meteorologiche. In alcune località e stagioni, specie sul finire degli anni ’90, furono documentati violenti attacchi con defogliazione di decine e decine di ettari di pinete naturali e artificiali di Pino laricio calabrese. Nei primi anni 2000, l’A.R.S.S.A, realizzò uno dei primissimi progetti di monitoraggio e lotta biotecnologica, tramite trappole a feromone, proprio nel comune di San Giovanni in Fiore. Con queste trappole, posizionate nei primi giorni di luglio, furono catturati complessivamente oltre 15.000 adulti in sfarfallamento, l’attività fu condotta fino al primo di ottobre. L’attività, prevedeva, oltre alla sostituzione della sostanza di attrazione (appunto i ferormoni, che sono sostanze chimiche rilasciate dalla femmina per attirare il maschio durante il periodo dell'accoppiamento), anche la regolare ispezione in almeno 5 diverse epoche, nel corso dell’intero periodo di trappolaggio. Questa forma di sorveglianza e cattura massiva, se ripetuta per alcuni anni, può portare a un’efficace valutazione dell’andamento della dinamica delle popolazioni del lepidottero, in modo tale, da poter intervenire tempestivamente e d’anticipo, ad esempio, nei periodi che precederanno un’esplosione demografica. Il lavoro di un giovanissimo ambientalista, spesso rompi scatole, unito a quello di alcuni volenterosi e dinamici funzionari regionali, forse, non era stato del tutto vano, tenuto conto, che resta ancora, una pietra miliare nello studio dello sviluppo della Processionaria, su tutto il territorio calabrese e italiano. Il mio allarme del 1992, rimasto inascoltato per molti anni, forse a causa della mia giovanissima età di quel periodo (13 anni da poco compiuti), aveva finalmente trovato dei validi interlocutori. Questa è forse la migliore occasione, dopo tutto questo tempo, per ringraziare quelle persone che dimostrarono attaccamento sia professione sia alla causa della concreta tutela del patrimonio forestale e ambientale non solo della regione Calabria. Devo necessariamente menzionare, anche il primo sindaco, che s’interessò al problema della Processionaria sulla Sila, l’avv. Pietro Durante, primo cittadino di Castelsilano (Kr), con lui, si susseguirono diversi incontri, al fine di sensibilizzare le autorità competenti, a prendere coscienza e a intervenire al più presto per debellare il fenomeno che stava espandendosi a macchia d’olio. Pochi giorni fa, ho trovato nuovamente il lepidottero a quote davvero impensabili! Il killer silenzioso dei boschi è presente persino sul Montenero, la cui cima sfiora i 2.000 metri, e alle cui falde, intorno i 1600-1700 metri, sono presenti alcuni preoccupanti nidi invernali. La classica processione delle larve, quest’anno, l’ho osservata finanche nei fitti boschi di Spina, sui 1600 metri, già nella prima decade di aprile. Da alcuni anni, nella zona di Carlomagno, tra i 1500 e i 1600 metri, ha fatto la comparsa. Il Parco Nazionale della Sila, con le sue immense e straordinarie foreste, purtroppo non è immune, dalla presenza della Processionaria. La Sila, lo ricordo ancora una volta, conserva oggi il più importante popolamento di Pino nero laricio calabrese, con oltre 40.000 ettari, tra boschi naturali e artificiali; la pianta in questione è presente pure in Aspromonte e sull’Etna, ma con superfici molto più ridotte che rispetto alla vastità delle foreste, occupate sull’Altopiano silano. Sempre sulla Sila e nella Pre-Sila crotonese, cosentina e catanzarese, negli anni, ho documentato l’attacco anche su altre essenze arboree, dal Pino insigne, al Pino marittimo, al Pino domestico e molto raramente su alcune specie di Cedro dell’Himalaya e Cedro del Libano, tutte piante, impiantate artificialmente dall’uomo, sia per alberature stradali sia in rimboschimenti attuati negli ultimi 50 anni. Molte pinete a Pino laricio, sorgono in territori dove, per diversi aspetti, dovrebbero essere presenti altre essenze forestali, soprattutto Castagno e querce. Agli errori del passato, pur se il pino fu impiegato come specie pioniera al fine di migliorare i terreni, spesso poveri e poco ospitali alla rigogliosa vegetazione arborea, in seguito, non sono seguite le opportune azioni silvo-culturali, tese, alla graduale sostituzione del pino, con altre specie che oggi, in molti casi, occupano nel sottobosco, il rinnovamento che avrà presto il sopravvento. Giova ricordare, che, in molti territori sotto i 1000 metri di quota, oltre al quadro appena esposto, insistono ugualmente numerosi boschi naturali di Pino laricio, che in seguito a distruttivi incendi, in più casi, hanno visto però la naturale sostituzione, con castagneto o querceto, evidentemente perché specie adesso più adatte a occupare quelle aree. La Thaumetopoea pityocampa, attacca maggiormente pini di giovane e di media età, specialmente quando vegetano su terreni poveri, asciutti ed esposti a sud o sud ovest, specie se in filari o ai margini delle aree boschive. Quest’insetto, nel bacino del Mediterraneo, è considerato come uno dei principali fattori limitanti, per lo sviluppo e il mantenimento delle pinete. La lotta attiva alla Processionaria del Pino, si attua in più modi, c’è una forma di lotta meccanica, che consiste nell’asportare i nidi invernali, tramite svettatoi o cestelli meccanici e dotati d’indumenti adeguati, i nidi raccolti in cumuli, vanno poi distrutti tramite abbruciamento. Esistono anche metodi, che utilizzano fucili che sparano pallottole caricate a pallini, da attuare sempre nei periodi invernali, anche con piccoli calibri. In quest’ultimo caso, però potrebbe coesistere un eventuale inquinamento da piombo e tale sistema potrebbe essere fatto solo per piccole porzioni e in luoghi lontani da strade e abitati, stesso discorso o quasi, per le cartucce insetticide. La lotta chimica, ha invece grossi inconvenienti, tra i quali quello non indifferente della compromissione della biocenosi del bosco, con annessi e connessi effetti sulla fauna, la flora ma anche sull’uomo stesso. Prodotti larvicidi aventi una bassa tossicità, pure alle dosi minime, sono stati impiegati per limitate porzioni di bosco, ma con irrogazione da terra, giacché per via aerea non è semplice dal punto di vista tecnico, logistico e delle procedure autorizzative. Il metodo più opportuno, rientrante nella lotta biologica, usato anche su larga scala specialmente tra settembre e ottobre sulle larve di 2° e 3° età, è lo spargimento aereo o tramite atomizzatore, di un alleato naturale, il Bacillus Thuringiensis var. Kurstaki, un batterio sporigeno abitante del terreno. Il batterio in questione, quando è ingerito dai bruchi, li uccide, poiché agisce sull’apparato digerente, è innocuo per l’uomo, api, insetti utili e per la fauna selvatica. Altri sistemi, come l’endoterapia o le trappole meccaniche, naturalmente, per la vastità dell’invasione, non sono mai state prese in considerazione. Nel bosco, sono presenti diversi agenti di contenimento e di lotta naturale, questi purtroppo non riescono ad agire con apprezzabili risultati, specie quando c’è un evidente squilibrio nell’ecosistema o quanto uno o più fattori dominanti, non consentono alla natura, di auto-difendersi senza che l’uomo (che ha fatto già notevoli danni all’intero pianeta Terra) debba intervenire! In base allo stadio di sviluppo dell’insetto, troviamo, ad esempio, alcuni nemici del lepidottero presenti in natura, è il caso dell’imenottero Ooencyrtus pityocampae, che parassitizza le uova della processionaria. Sulle larve, agisce ad esempio, un Dittero Tachinide, quale il phryxe caudata, ma anche alcuni uccelli insettivori, come quelli appartenenti al genere Parus, tra cui segnaliamo la Cinciallegra, la Cinciarella, la Cincia bigia e la Cincia mora, molto diffusi nei nostri boschi, senza dimenticare il mitico Cuculo, uccello migratore ghiotto di larve di processionaria. Allo stato di crisalide, un altro uccello migratore è un valido collaboratore, si tratta dell’Upupa, peccato che sia sempre più rara nelle nostre campagne! Tra vari altri insetti nemici naturali della Processionaria del Pino, troviamo il gruppo della Formica rufa, che comprende F. lugubris, F. rufa, F. aquilonia, F. polyctena, tutte voraci di larve di Processionaria del Pino, già impiegate in progetti sperimentali di controllo naturale dei lepidotteri defogliatori forestali. Questi aspetti, dovrebbero farci riflettere sul necessario rispetto di ogni creatura, anche di quella che a noi fa più specie o che erroneamente, ci appare, come insignificante! Ho assistito personalmente, a interi alberi, bonificati dalle cinciarelle e dalle cinciallegre, che bucando letteralmente i nidi invernali, al fine di cibarsi delle larve in essi contenuti, hanno poi provocato la morte dell’intera comunità di processionarie, grazie soprattutto al fatto, che era venuta meno la protezione dal freddo e dalle intemperie. Questo fenomeno, più volte osservato in altrettante zone della Sila, è stato seguito attentamente dal sottoscritto, durante i monitoraggi sul lepidottero, tra il dicembre del 1997 e il gennaio del 1998, nella località Cerchiara di San Giovanni in Fiore (Cs). I danni che la processionaria provoca, sono diversi e vari. Intanto, sono commisurati al grado d’infestazione, all’età delle piante e allo stato vegetativo. Intensi attacchi possono portare, come già avvenuto in più comprensori, specie negli anni passati ma anche recentemente (vedi caso di Longobucco, Savelli, San Giovanni in Fiore, Cotronei e altri), alla defogliazione completa delle piante, ridotte a uno scheletro legnoso senza gli aghi. Questi potenti attacchi, sferrati da un numero considerevole di larve, riducono notevolmente l’accrescimento in altezza della pianta oltre che l’incremento legnoso, con evidente perdita economica e paesaggistica di un luogo. Se la gravità dell’attacco, si dovesse protrarre per diversi anni, si potrà assistere a un grave stress fisiologico, con indebolimento sistematico delle piante colpite, che saranno, così facilmente predisposte all’attacco di malattie fungine lignicole (Carie) o di altri insetti dannosi, specie quelli xilofagi. La Processionaria del Pino, per via diretta, non provoca la morte della pianta, tuttavia, nelle condizioni poc’anzi descritte, è verosimile un maggiore pericolo, soprattutto per le porzioni di bosco colpite in modo violento e ripetuto negli anni. Per l’uomo e per gli animali (capre, cavalli, cani, gatti ma anche selvatici), il pericolo della Processionaria del Pino è allo stadio larvale. Soprattutto dal terzo stadio in seguito, la larva è ricoperta da peli urticanti, liberatrici di istamina, questi si rompono facilmente e si diffondono agevolmente nell’ambiente circostante. In primavera, specialmente quando le larve escono dai nidi invernali, anche grazie al vento, i peli che li ricoprono possono “galleggiare” nell’aria e depositarsi ovunque. Le setole, o i loro frammenti urticanti, a contatto con l'occhio, possono sviluppare congiuntiviti e progredire, in casi rari, anche a cecità. Quando penetrano nelle vie respiratorie e digestive, possono generare infiammazioni, broncospasmo e reazioni allergiche, talvolta anche severe se non trattate immediatamente. I soggetti allergici, dovrebbero prestare una grande attenzione al fenomeno, giacché lo shock anafilattico, specialmente nelle persone più sensibili è sempre in agguato. L’evento più ricorrente, provocato dalla Processionaria del Pino, fortunatamente è un eritema papuloso e pruriginoso sulle mani, sul collo, sulle gambe o comunque sulle parti esterne del corpo, venute a contatto con i peli urticanti, di solito, scompare dopo alcuni giorni. Rivolgersi sempre al medico o al più vicino pronto soccorso, in caso di reazioni preoccupanti. Ricordo, soprattutto nella prima fase del fenomeno, sempre in Sila, che alcuni studenti dell’allora Istituto Agrario, rimasero seriamente investiti da avversi sintomi allergici, derivati proprio dal contatto con i peli, contenenti sostanze proteiche liberatrici d’istamina. Sono a conoscenza altresì, di alcuni gravi episodi, con ricorso alle cure ospedaliere, registrati nei paesi dell’Alto crotonese e della Sila cosentina. Molti anni fa, in Sila Grande, accadde un decesso, cui più d’uno lo assoggettò a una grave reazione provocata da peli urticanti di lepidotteri, allora, il fenomeno ancora non era conosciuto e diffuso, certamente, senza conferme e riscontri scientifici non può essere validato, rammentando comunque, come la Processionaria del Pino, possa provocare anche ostili reazioni allergiche, fino a cagionare, come già detto, nei casi più severi, gravissimi shock anafilattici! Uno spassionato consiglio, evitate di portare specie in primavera, i cani, le capre o i cavalli, nei territori invasi da processionaria! I peli urticanti della larva di processionaria, entrando in contatto con la lingua degli animali, causano una distruzione del tessuto cellulare: il danno può essere talmente grave da provocare processi di necrosi con la conseguente perdita di porzioni della lingua stessa, fate perciò molta attenzione. Nello scorso mese di dicembre, una positiva notizia è giunta direttamente da Bruxelles. La presidente della Commissione per le petizioni Cecilia Wikström, ha comunicato che la petizione sul contrasto al fenomeno della processionaria del pino, presentata dal giovane Francesco Foglia, è stata dichiarata ricevibile dal Parlamento Europeo, in quanto il suo oggetto rientra nell’ambito delle attività dell’Unione Europea. La commissione per le petizioni, ha quindi chiesto alla Commissione Europea di svolgere uno studio preliminare sui vari aspetti del problema, in base alle informazioni fornite. La commissione ha, inoltre, ravvisato l’opportunità di sottoporre le questioni sollevate nella petizione, anche alla commissione per l’ambiente, la sanità pubblica e la sicurezza alimentare del Parlamento Europeo. Vedremo se a breve, l’UE, riuscirà, specie verso i paesi della zona mediterranea, Italia in primis, visto che qui da noi è un endemico fitofago, a imporre azioni mirate contro il flagello delle foreste! In alcuni centri calabresi e non, i privati ma anche i comuni, hanno attuato sistematici tagli di alberi colpiti da nidi di processionaria, in questi casi, ricordiamolo, come il taglio alla base degli alberi, specie nelle zone abitate, deve essere sempre l’ultima soluzione da attuare, anche se spesso è la più facile ma allo stesso tempo, la più sbagliata, tenuto conto che per porzioni limitate o per pochi alberi, vi sono tanti rimedi, quali ad esempio, la lotta meccanica nel periodo autunnale-invernale. L’ignoranza, purtroppo, regna sovrana, perché in diversi casi che mi sono stati segnalati, gli interventi in oggetto, sono stati realizzati addirittura in epoche, dove le larve erano già fuori dai nidi, per cui tempo e denari persi oltre che nessun valido intervento concretizzato! Inviterei, pertanto, soprattutto i sindaci e gli assessori all’ambiente, di farsi promotori unitamente alle autorità sanitarie territoriali, alle associazioni ambientaliste - animaliste, ai veterinari pubblici-privati, ai dottori agronomi-forestali e, ai tutori del patrimonio ambientale e forestale, in primis il Corpo Forestale e la Polizia Provinciale, di tavoli tecnici di coordinamento in ogni comune, al fine di valutare, ognuno per la propria competenza e conoscenza del fenomeno, azioni mirate, serie e che siano il più indolore possibile per gli ignari alberi, spesso troncati senza una logica! Una valida azione d’informazione per la popolazione e per i rischi che questa corre, andrebbe fatta e ripetuta ogni anno, anche nelle scuole. Un albero per crescere impiega decenni, per essere abbattuto ci vogliono pochi secondi, la Processionaria del Pino, non sia una scusa per far fuori gli alberi scomodi a qualche cittadino o peggio amministratore. Nelle nostre città e nei nostri paesi, già non abbiamo verde a sufficienza, se annientiamo anche quel poco che c’è rimasto, con la scusa della Processionaria, ci macchieremo di danni ben più gravi di quelli prodotti dall’insetto in questione. Intanto, tra cambiamenti climatici e impatto antropico, la natura soffre di squilibri e ciclici eventi. La conclusione? Una delle dieci piaghe d'Egitto, le punizioni che, secondo la Bibbia, Dio inflisse agli Egizi affinché Mosè potesse liberare gli Israeliti dal Paese della schiavitù, fu proprio l’invasione delle locuste. Oggi, l’incursione delle processionarie del pino, sembra un’altra piaga biblica, favorita sicuramente dal nostro gravissimo impatto antropico sull’unico ambiente che abbiamo per vivere, del resto conoscete un’altra Terra dove andare ad abitare? Testo, foto e ricerche di Gianluca Congi ©

- Tratto da MeteoWeb.eu, dov'è presente il testo integrale e la gallery completa con le foto sulla Processionaria del Pino.

- Tratto da PortaleSila.it, dov'è presente il testo in forma ridimensionata e riadattata, con un'altra inedita gallery relativa al fenomeno della Processionaria del Pino sulla Sila.


 

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